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domenica 3 maggio 2026

Dazi di Trump al 25% sulle auto Ue: l’Europa si prepara alla replica mentre l’industria tedesca chiede prudenza

L’improvvisa minaccia di Donald Trump di innalzare al 25% i dazi su auto e camion provenienti dall’Unione europea, annunciata via Truth Social per la prossima settimana, ha rotto la tregua commerciale faticosamente siglata nel luglio 2025 a Turnberry. Da Washington l’accusa è chiara: Bruxelles non avrebbe rispettato gli impegni assunti in quell’intesa, in particolare per quanto riguarda l’apertura del mercato europeo ai prodotti agricoli americani. La reazione di Bruxelles è stata misurata ma ferma: un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’Ue resta impegnata in una relazione transatlantica prevedibile, ma che terrà aperte tutte le opzioni per difendere i propri interessi se gli Stati Uniti dovessero procedere con le nuove tariffe. Una posizione che lascia intendere la possibilità di contromisure mirate, senza però chiudere la porta al dialogo.

A Berlino il colpo è stato percepito come particolarmente duro. L’industria automobilistica tedesca, già alle prese con la crisi della transizione energetica e l’aumento dei costi, ha subito invocato una «de-escalation» e l’apertura rapida di negoziati. Il presidente dell’associazione di categoria VDA ha parlato di costi enormi per un settore già fragile, mentre gli analisti tedeschi sottolineano che la Germania – primo esportatore di veicoli verso gli Stati Uniti – sarebbe la più esposta. La Neue Zürcher Zeitung ricorda che l’accordo di Turnberry aveva già congelato i dazi al 15%, ma Trump ha sempre considerato quella tregua un’arma da rinegoziare. Il Tages-Anzeiger osserva che con il presidente americano ogni pace è solo una pausa tra due battaglie.

L’Italia si trova in una posizione particolarmente delicata. Da un lato, la filiera automotive nazionale – già in difficoltà per il calo produttivo e la crisi energetica – subirebbe un duro colpo: secondo le stime, un dazio al 25% comprometterebbe l’export verso un mercato che assorbe una quota significativa delle vetture italiane di fascia alta. Dall’altro, il governo Meloni deve gestire il rapporto con Washington, da sempre caldeggiato personalmente dalla premier, senza rompere il fronte comune europeo. Una scelta che gli osservatori di Roma descrivono come un test politico fondamentale: seguire Bruxelles nella linea della fermezza o cercare una mediazione bilaterale che potrebbe isolare l’Italia in sede Ue.

Da Mosca, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, ha definito la mossa di Trump un «colpo mortale» per il settore industriale europeo, già fiaccato dalla crisi energetica. Un’analisi che, pur strumentale, coglie un dato reale: la combinazione tra rincari dell’energia e dazi americani rischia di accelerare la deindustrializzazione del continente. Gli economisti intervistati da Le Figaro parlano di un «gioco di poker» in cui Trump cerca di massimizzare la pressione per ottenere concessioni su altri fronti – dalle quote di acciaio alla regolamentazione digitale – mentre a Bruxelles si valuta l’ipotesi di ritorsioni su prodotti simbolici come il whiskey del Kentucky o le motociclette Harley-Davidson.

Guardando avanti, resta però un nodo di fondo. La strategia negoziale di Trump, basata su annunci improvvisi e richieste mutevoli, rende difficile qualsiasi pianificazione a medio termine. Per l’Europa si apre una fase in cui la difesa dell’autonomia commerciale dovrà conciliarsi con la necessità di mantenere aperto un canale di dialogo con Washington, pena il rischio di una vera e propria guerra tariffaria che danneggerebbe entrambe le sponde dell’Atlantico. Il tempo stringe: la prossima settimana il 25% potrebbe diventare realtà, e con esso la fine – almeno temporanea – di ogni illusione di stabilità nelle relazioni transatlantiche.

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domenica 3 maggio 2026

Dazi di Trump al 25% sulle auto Ue: l’Europa si prepara alla replica mentre l’industria tedesca chiede prudenza

L’improvvisa minaccia di Donald Trump di innalzare al 25% i dazi su auto e camion provenienti dall’Unione europea, annunciata via Truth Social per la prossima settimana, ha rotto la tregua commerciale faticosamente siglata nel luglio 2025 a Turnberry. Da Washington l’accusa è chiara: Bruxelles non avrebbe rispettato gli impegni assunti in quell’intesa, in particolare per quanto riguarda l’apertura del mercato europeo ai prodotti agricoli americani. La reazione di Bruxelles è stata misurata ma ferma: un portavoce della Commissione ha dichiarato che l’Ue resta impegnata in una relazione transatlantica prevedibile, ma che terrà aperte tutte le opzioni per difendere i propri interessi se gli Stati Uniti dovessero procedere con le nuove tariffe. Una posizione che lascia intendere la possibilità di contromisure mirate, senza però chiudere la porta al dialogo.

A Berlino il colpo è stato percepito come particolarmente duro. L’industria automobilistica tedesca, già alle prese con la crisi della transizione energetica e l’aumento dei costi, ha subito invocato una «de-escalation» e l’apertura rapida di negoziati. Il presidente dell’associazione di categoria VDA ha parlato di costi enormi per un settore già fragile, mentre gli analisti tedeschi sottolineano che la Germania – primo esportatore di veicoli verso gli Stati Uniti – sarebbe la più esposta. La Neue Zürcher Zeitung ricorda che l’accordo di Turnberry aveva già congelato i dazi al 15%, ma Trump ha sempre considerato quella tregua un’arma da rinegoziare. Il Tages-Anzeiger osserva che con il presidente americano ogni pace è solo una pausa tra due battaglie.

L’Italia si trova in una posizione particolarmente delicata. Da un lato, la filiera automotive nazionale – già in difficoltà per il calo produttivo e la crisi energetica – subirebbe un duro colpo: secondo le stime, un dazio al 25% comprometterebbe l’export verso un mercato che assorbe una quota significativa delle vetture italiane di fascia alta. Dall’altro, il governo Meloni deve gestire il rapporto con Washington, da sempre caldeggiato personalmente dalla premier, senza rompere il fronte comune europeo. Una scelta che gli osservatori di Roma descrivono come un test politico fondamentale: seguire Bruxelles nella linea della fermezza o cercare una mediazione bilaterale che potrebbe isolare l’Italia in sede Ue.

Da Mosca, il capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, ha definito la mossa di Trump un «colpo mortale» per il settore industriale europeo, già fiaccato dalla crisi energetica. Un’analisi che, pur strumentale, coglie un dato reale: la combinazione tra rincari dell’energia e dazi americani rischia di accelerare la deindustrializzazione del continente. Gli economisti intervistati da Le Figaro parlano di un «gioco di poker» in cui Trump cerca di massimizzare la pressione per ottenere concessioni su altri fronti – dalle quote di acciaio alla regolamentazione digitale – mentre a Bruxelles si valuta l’ipotesi di ritorsioni su prodotti simbolici come il whiskey del Kentucky o le motociclette Harley-Davidson.

Guardando avanti, resta però un nodo di fondo. La strategia negoziale di Trump, basata su annunci improvvisi e richieste mutevoli, rende difficile qualsiasi pianificazione a medio termine. Per l’Europa si apre una fase in cui la difesa dell’autonomia commerciale dovrà conciliarsi con la necessità di mantenere aperto un canale di dialogo con Washington, pena il rischio di una vera e propria guerra tariffaria che danneggerebbe entrambe le sponde dell’Atlantico. Il tempo stringe: la prossima settimana il 25% potrebbe diventare realtà, e con esso la fine – almeno temporanea – di ogni illusione di stabilità nelle relazioni transatlantiche.

Divergenza delle fonti

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