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Economia e Mercativenerdì 5 giugno 2026

Dazi Usa sul lavoro forzato: leva sull’India, intesa con Ue e Giappone

Washington propone tariffe fino al 12,5% contro 60 economie per il mancato contrasto al lavoro forzato, ma rassicura Bruxelles e Tokyo sugli accordi esistenti e punta a un’intesa commerciale con Nuova Delhi.

L’annuncio da parte dell’Ufficio del rappresentante per il commercio statunitense di voler imporre dazi aggiuntivi fino al 12,5% su beni provenienti da una sessantina di paesi, in base alla Sezione 301 del Trade Act, ha innescato reazioni contrastanti sui mercati globali. La motivazione ufficiale riguarda il mancato divieto e contrasto all’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato, ma la tempistica e la geografia dei provvedimenti suggeriscono un uso strategico della leva tariffaria in fase di negoziazione. Mentre per economie come la Nigeria si profila un aggravio puro e semplice, per partner come l’Unione Europea e il Giappone gli Stati Uniti hanno già fatto sapere che gli accordi commerciali in vigore saranno rispettati, ridimensionando l’impatto concreto delle nuove misure.

A margine di un vertice ministeriale Ocse a Parigi, il rappresentante commerciale Jamieson Greer ha chiarito che Washington terrà conto dell’intesa di Turnberry con Bruxelles, che fissa al 15% il tetto massimo dei dazi americani sulla maggior parte dei prodotti europei, e di analoga intesa bilaterale con Tokyo. “Siamo convinti che un accordo vada rispettato”, avrebbe dichiarato Greer, spegnendo parzialmente le polemiche sollevate dall’indagine sul lavoro forzato, che la Commissione europea aveva giudicato infondata. Sul fronte giapponese, l’eventuale nuova tariffa verrebbe ridotta per allinearsi al cap del 15%, evitando un effetto cumulativo punitivo.

L’attenzione degli osservatori si concentra però sull’India, con cui i colloqui per un accordo commerciale bilaterale sono entrati nella fase decisiva. Una delegazione guidata dal capo negoziatore Brendan Lynch ha trascorso la settimana a Delhi, mentre il presidente Donald Trump, nello Studio Ovale, ha moltiplicato i segnali di ottimismo. “Concluderemo un accordo perché il vostro primo ministro mi piace molto. È un buon amico”, ha detto Trump, aggiungendo che gli Stati Uniti stanno “guadagnando molto” dal rapporto con Nuova Delhi, dopo anni in cui l’India avrebbe approfittato di dazi elevati e asimmetrici. L’accordo transitorio di febbraio ha già portato a una riduzione dei dazi americani sulle esportazioni indiane al 18%, ma la proposta di un ulteriore prelievo del 12,5% per il lavoro forzato è vista dagli analisti indiani come un’arma negoziale per strappare più ampie concessioni su mercati finora protetti.

La duplice strategia – bastone dei dazi unilaterali e carota del rispetto dei patti – riflette l’approccio transazionale dell’amministrazione Trump. Per gli alleati storici, la tutela è già scritta negli accordi esistenti, che fungono da scudo; per le economie emergenti e per la stessa India, il rischio di nuove barriere diventa uno strumento di pressione per accelerare l’apertura reciproca. In questo quadro, le prossime settimane diranno se la diplomazia personale tra Trump e Modi riuscirà a trasformare la minaccia in un’intesa stabile, oppure se le tensioni sul lavoro forzato innescheranno un nuovo capitolo della guerra commerciale globale.

Divergenza — chi la racconta come
60%Alta
3 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.70
CriticoFavorevole
CINAFRIND
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa cinese−0.40critical
Stampa africana subsahariana−0.70critical
Stampa indiana e sudasiatica+0.70aligned
Stampa cinese−0.40

La nuova minaccia tariffaria statunitense è vista come una leva per costringere l'India a un accordo commerciale più ampio, più che una reale preoccupazione per il lavoro forzato. Gli analisti suggeriscono che Washington usa il dazio del 12,5 per cento come merce di scambio per ottenere concessioni commerciali da Nuova Delhi.

ScetticismoPragmatismo
Stampa africana subsahariana−0.70

Gli Stati Uniti hanno inserito la Nigeria in una lista di 60 economie che non vietano l'import di beni prodotti con lavoro forzato, attivando un dazio aggiuntivo del 12,5 per cento. Con i dazi già esistenti, le esportazioni nigeriane verso gli USA ora raggiungono il 27,5 per cento, una mossa considerata in Africa punitiva e dannosa per l'economia.

AllarmeIndignazione
Stampa indiana e sudasiatica+0.70

Il presidente Trump ha definito il premier Modi un buon amico e ha dichiarato che un accordo commerciale è vicino. Ha riconosciuto che in passato l'India aveva approfittato, ma ora gli Stati Uniti guadagnano molto con l'India. L'ottimismo segna una svolta nelle relazioni commerciali.

TrionfoPragmatismo
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venerdì 5 giugno 2026

Dazi Usa sul lavoro forzato: leva sull’India, intesa con Ue e Giappone

Washington propone tariffe fino al 12,5% contro 60 economie per il mancato contrasto al lavoro forzato, ma rassicura Bruxelles e Tokyo sugli accordi esistenti e punta a un’intesa commerciale con Nuova Delhi.

L’annuncio da parte dell’Ufficio del rappresentante per il commercio statunitense di voler imporre dazi aggiuntivi fino al 12,5% su beni provenienti da una sessantina di paesi, in base alla Sezione 301 del Trade Act, ha innescato reazioni contrastanti sui mercati globali. La motivazione ufficiale riguarda il mancato divieto e contrasto all’importazione di merci prodotte con il lavoro forzato, ma la tempistica e la geografia dei provvedimenti suggeriscono un uso strategico della leva tariffaria in fase di negoziazione. Mentre per economie come la Nigeria si profila un aggravio puro e semplice, per partner come l’Unione Europea e il Giappone gli Stati Uniti hanno già fatto sapere che gli accordi commerciali in vigore saranno rispettati, ridimensionando l’impatto concreto delle nuove misure.

A margine di un vertice ministeriale Ocse a Parigi, il rappresentante commerciale Jamieson Greer ha chiarito che Washington terrà conto dell’intesa di Turnberry con Bruxelles, che fissa al 15% il tetto massimo dei dazi americani sulla maggior parte dei prodotti europei, e di analoga intesa bilaterale con Tokyo. “Siamo convinti che un accordo vada rispettato”, avrebbe dichiarato Greer, spegnendo parzialmente le polemiche sollevate dall’indagine sul lavoro forzato, che la Commissione europea aveva giudicato infondata. Sul fronte giapponese, l’eventuale nuova tariffa verrebbe ridotta per allinearsi al cap del 15%, evitando un effetto cumulativo punitivo.

L’attenzione degli osservatori si concentra però sull’India, con cui i colloqui per un accordo commerciale bilaterale sono entrati nella fase decisiva. Una delegazione guidata dal capo negoziatore Brendan Lynch ha trascorso la settimana a Delhi, mentre il presidente Donald Trump, nello Studio Ovale, ha moltiplicato i segnali di ottimismo. “Concluderemo un accordo perché il vostro primo ministro mi piace molto. È un buon amico”, ha detto Trump, aggiungendo che gli Stati Uniti stanno “guadagnando molto” dal rapporto con Nuova Delhi, dopo anni in cui l’India avrebbe approfittato di dazi elevati e asimmetrici. L’accordo transitorio di febbraio ha già portato a una riduzione dei dazi americani sulle esportazioni indiane al 18%, ma la proposta di un ulteriore prelievo del 12,5% per il lavoro forzato è vista dagli analisti indiani come un’arma negoziale per strappare più ampie concessioni su mercati finora protetti.

La duplice strategia – bastone dei dazi unilaterali e carota del rispetto dei patti – riflette l’approccio transazionale dell’amministrazione Trump. Per gli alleati storici, la tutela è già scritta negli accordi esistenti, che fungono da scudo; per le economie emergenti e per la stessa India, il rischio di nuove barriere diventa uno strumento di pressione per accelerare l’apertura reciproca. In questo quadro, le prossime settimane diranno se la diplomazia personale tra Trump e Modi riuscirà a trasformare la minaccia in un’intesa stabile, oppure se le tensioni sul lavoro forzato innescheranno un nuovo capitolo della guerra commerciale globale.

Divergenza — chi la racconta come
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CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa cinese−0.40critical
Stampa africana subsahariana−0.70critical
Stampa indiana e sudasiatica+0.70aligned
Stampa cinese−0.40

La nuova minaccia tariffaria statunitense è vista come una leva per costringere l'India a un accordo commerciale più ampio, più che una reale preoccupazione per il lavoro forzato. Gli analisti suggeriscono che Washington usa il dazio del 12,5 per cento come merce di scambio per ottenere concessioni commerciali da Nuova Delhi.

ScetticismoPragmatismo
Stampa africana subsahariana−0.70

Gli Stati Uniti hanno inserito la Nigeria in una lista di 60 economie che non vietano l'import di beni prodotti con lavoro forzato, attivando un dazio aggiuntivo del 12,5 per cento. Con i dazi già esistenti, le esportazioni nigeriane verso gli USA ora raggiungono il 27,5 per cento, una mossa considerata in Africa punitiva e dannosa per l'economia.

AllarmeIndignazione
Stampa indiana e sudasiatica+0.70

Il presidente Trump ha definito il premier Modi un buon amico e ha dichiarato che un accordo commerciale è vicino. Ha riconosciuto che in passato l'India aveva approfittato, ma ora gli Stati Uniti guadagnano molto con l'India. L'ottimismo segna una svolta nelle relazioni commerciali.

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