
DeepSeek V4, la sfida cinese all’IA occidentale passa per l’autarchia tecnologica
La corsa globale all’intelligenza artificiale ha registrato un’accelerazione inattesa proprio mentre la Silicon Valley stringeva la cinghia. DeepSeek, la start-up di Hangzhou che un anno fa stupì il mondo con un modello di ragionamento low-cost in grado di eguagliare i rivali americani, ha rilasciato in versione preliminare DeepSeek-V4, un sistema aperto che secondo l’azienda surclassa tutti i concorrenti open-source e regge il confronto con i migliori modelli chiusi di OpenAI e Google DeepMind. L’annuncio, caduto nelle stesse ore in cui Meta comunicava il taglio del dieci per cento del personale, ha il sapore di un cambio di paradigma: mentre le big tech occidentali cercano produttività riducendo gli organici, la Cina accelera sull’innovazione, puntando su efficienza hardware e collaborazioni domestiche.
La novità architetturale più rilevante non risiede soltanto nei numeri – 1.600 miliardi di parametri per la versione Pro, 284 miliardi per la Flash, entrambe con una finestra di contesto di un milione di token – ma nel ecosistema che la sostiene. DeepSeek-V4 è stato ottimizzato per i chip Ascend di Huawei, segnando un distacco dalla passata dipendenza dalle GPU Nvidia. L’azienda di Shenzhen ha messo a disposizione l’intera linea di supernodi Ascend e il software CANN, equivalente domestico della piattaforma CUDA, a conferma che la collaborazione hardware-software tra due campioni nazionali sta trasformando le sanzioni americane sui semiconduttori in un potente incentivo all’autosufficienza. Secondo gli analisti di Pechino, si tratta di un punto di svolta per l’industria cinese, che ora dispone di un modello di frontiera capace di girare su infrastruttura interamente nazionale, sebbene permangano colli di bottiglia nella fornitura di supernodi Ascend 950PR che si risolveranno solo nella seconda metà dell’anno.
Dal punto di vista delle prestazioni, DeepSeek-V4 Pro eccelle nei benchmark di conoscenza del mondo e nelle capacità agentiche, superando tutti i modelli open-source e tallonando da vicino le proposte closed-source: solo Gemini-Pro-3.1 di Google mantiene un vantaggio nella comprensione enciclopedica. La versione Pro è già utilizzata internamente come modello base per la programmazione, e i primi feedback la descrivono come superiore a Claude Sonnet 4.5 nell’esperienza d’uso e qualitativamente vicina a Claude Opus 4.6 in modalità non riflessiva. Eppure la vera arma di DeepSeek resta l’economicità: con un costo di 3,48 dollari per milione di token in uscita, la Pro costa oltre sette volte meno del corrispettivo modello di Anthropic.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il rilascio in open-source di un modello tanto performante rappresenta un’opportunità a doppio taglio. Da un lato, analisti di Bruxelles osservano che la disponibilità di modelli aperti e a basso costo può democratizzare l’accesso all’IA generativa, consentendo a università, pubbliche amministrazioni e piccole imprese italiane di sviluppare applicazioni senza vincolarsi a fornitori statunitensi. Dall’altro, la provenienza del modello solleva interrogativi sulla conformità all’AI Act europeo e sulla gestione dei dati, in un contesto geopolitico in cui la fiducia tecnologica segue le linee di frattura tra blocchi. La strategia di DeepSeek, che combina apertura scientifica e filiera nazionale, potrebbe accelerare una frammentazione dell’ecosistema globale, spingendo l’Unione a rafforzare i propri investimenti in capacità sovrane, come il recente piano per le fabbriche di IA. La partita, insomma, non si gioca più solo sulla qualità degli algoritmi, ma sulla capacità di costruire catene di approvvigionamento resilienti e regole condivise. E in questa partita DeepSeek ha appena alzato la posta.
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