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sabato 25 aprile 2026

DeepSeek V4 non incrina il primato americano, ma accelera l’autosufficienza cinese

L’attesa era febbrile, ma l’anteprima di DeepSeek V4, il nuovo modello ammiraglio dell’intelligenza artificiale cinese, non ha scalfito il primato tecnologico degli Stati Uniti. Il verdetto, distillato nei circoli di Washington e della Silicon Valley con un sospiro di sollievo, è netto: il sistema, pur rappresentando un netto miglioramento rispetto al predecessore V3.2, non compete con i modelli di frontiera americani e non riduce il divario accumulato nell’ultimo anno. A pesare sono le prestazioni grezze, ma anche una disponibilità ancora zoppicante: la stessa azienda ha ammesso problemi di throughput che verranno risolti soltanto nella seconda metà dell’anno, quando i supernodi Ascend 950PR di Huawei saranno distribuiti su larga scala.

Eppure ridurre il lancio a una delusione sarebbe miope. V4 si presenta in due versioni – una Pro più performante e una Flash economica ed efficiente – e vanta una finestra di contesto di un milione di parole, conquistando la vetta nelle classifiche di conoscenza del mondo e ragionamento. Secondo gli analisti tecnologici cinesi, si tratta di un’evoluzione “impressionante” se misurata sul metro delle difficoltà imposte dai divieti statunitensi all’export di semiconduttori avanzati. Il ranking di Artificial Analysis colloca V4 Pro al secondo posto tra i modelli open-source a livello globale, dietro soltanto a Kimi K2.6 dell’azienda pechinese Moonshot AI. È la fotografia di un ecosistema che, costretto all’autarchia, sta imparando a correre con hardware e software propri: l’intera famiglia V4 è stata addestrata e ottimizzata sui chip Ascend di Huawei e sulla piattaforma CANN, la risposta cinese al dominante CUDA di Nvidia.

Agli occhi di Bruxelles, questa dinamica merita un’attenzione che va oltre la curiosità tecnica. La collaborazione forzata tra DeepSeek e Huawei dimostra che le sanzioni possono accelerare la costruzione di stack alternativi, ridefinendo le gerarchie globali. Per l’Italia e l’Europa, il messaggio è duplice. Da un lato, il costo ridotto dei modelli open-source cinesi potrebbe democratizzare l’accesso all’IA generativa, offrendo a startup e pubbliche amministrazioni strumenti abbordabili. Dall’altro, l’abbraccio sempre più stretto tra Pechino e i suoi campioni tecnologici solleva interrogativi sulla dipendenza da infrastrutture non trasparenti. Mentre gli Stati Uniti insistono sul controllo della frontiera computazionale, la strategia cinese si gioca sulla resilienza e sulla diffusione massiccia di modelli capaci di funzionare su hardware domestico.

Lo sguardo va ora alla seconda metà del 2025. Se le promesse sugli Ascend 950PR verranno mantenute, il V4 potrebbe ricevere quella spinta hardware che oggi gli manca per avvicinarsi davvero ai modelli di punta americani. Non è escluso che DeepSeek replichi il colpo a sorpresa dell’R1 di gennaio 2024, quando un’azienda semi-sconosciuta fece tremare la Silicon Valley con un modello costruito apparentemente con pochi milioni di dollari. In quella prospettiva, il V4 andrebbe riletto non come un traguardo mancato, ma come un ponte posato sulle turbolenze geopolitiche: un esperimento di sovranità digitale che l’Europa non può permettersi di osservare con distacco.

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DeepSeek V4 non incrina il primato americano, ma accelera l’autosufficienza cinese

L’attesa era febbrile, ma l’anteprima di DeepSeek V4, il nuovo modello ammiraglio dell’intelligenza artificiale cinese, non ha scalfito il primato tecnologico degli Stati Uniti. Il verdetto, distillato nei circoli di Washington e della Silicon Valley con un sospiro di sollievo, è netto: il sistema, pur rappresentando un netto miglioramento rispetto al predecessore V3.2, non compete con i modelli di frontiera americani e non riduce il divario accumulato nell’ultimo anno. A pesare sono le prestazioni grezze, ma anche una disponibilità ancora zoppicante: la stessa azienda ha ammesso problemi di throughput che verranno risolti soltanto nella seconda metà dell’anno, quando i supernodi Ascend 950PR di Huawei saranno distribuiti su larga scala.

Eppure ridurre il lancio a una delusione sarebbe miope. V4 si presenta in due versioni – una Pro più performante e una Flash economica ed efficiente – e vanta una finestra di contesto di un milione di parole, conquistando la vetta nelle classifiche di conoscenza del mondo e ragionamento. Secondo gli analisti tecnologici cinesi, si tratta di un’evoluzione “impressionante” se misurata sul metro delle difficoltà imposte dai divieti statunitensi all’export di semiconduttori avanzati. Il ranking di Artificial Analysis colloca V4 Pro al secondo posto tra i modelli open-source a livello globale, dietro soltanto a Kimi K2.6 dell’azienda pechinese Moonshot AI. È la fotografia di un ecosistema che, costretto all’autarchia, sta imparando a correre con hardware e software propri: l’intera famiglia V4 è stata addestrata e ottimizzata sui chip Ascend di Huawei e sulla piattaforma CANN, la risposta cinese al dominante CUDA di Nvidia.

Agli occhi di Bruxelles, questa dinamica merita un’attenzione che va oltre la curiosità tecnica. La collaborazione forzata tra DeepSeek e Huawei dimostra che le sanzioni possono accelerare la costruzione di stack alternativi, ridefinendo le gerarchie globali. Per l’Italia e l’Europa, il messaggio è duplice. Da un lato, il costo ridotto dei modelli open-source cinesi potrebbe democratizzare l’accesso all’IA generativa, offrendo a startup e pubbliche amministrazioni strumenti abbordabili. Dall’altro, l’abbraccio sempre più stretto tra Pechino e i suoi campioni tecnologici solleva interrogativi sulla dipendenza da infrastrutture non trasparenti. Mentre gli Stati Uniti insistono sul controllo della frontiera computazionale, la strategia cinese si gioca sulla resilienza e sulla diffusione massiccia di modelli capaci di funzionare su hardware domestico.

Lo sguardo va ora alla seconda metà del 2025. Se le promesse sugli Ascend 950PR verranno mantenute, il V4 potrebbe ricevere quella spinta hardware che oggi gli manca per avvicinarsi davvero ai modelli di punta americani. Non è escluso che DeepSeek replichi il colpo a sorpresa dell’R1 di gennaio 2024, quando un’azienda semi-sconosciuta fece tremare la Silicon Valley con un modello costruito apparentemente con pochi milioni di dollari. In quella prospettiva, il V4 andrebbe riletto non come un traguardo mancato, ma come un ponte posato sulle turbolenze geopolitiche: un esperimento di sovranità digitale che l’Europa non può permettersi di osservare con distacco.

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