
Dopo cinque anni sigillata, la presunta lettera d’addio di Epstein: «Non hanno trovato nulla»
Un giudice di New York ha desecretato la presunta lettera di suicidio del finanziere pedofilo. Trovata dal compagno di cella, solleva nuovi dubbi sulla sua morte.
Il fascicolo giudiziario di Jeffrey Epstein si è arricchito di un nuovo, controverso tassello. Un giudice federale di White Plains, New York, ha ordinato la divulgazione di un biglietto manoscritto attribuito al finanziere deceduto in carcere nell’agosto del 2019, mentre attendeva il processo per traffico di minori. Il documento, rimasto sigillato per quasi cinque anni in una cassaforte del tribunale, è stato reso pubblico su richiesta del New York Times, che ne aveva rivelato l’esistenza nei giorni scorsi. «Mi hanno indagato per mesi – NON HANNO TROVATO NIENTE!!!», si legge nella nota, scritta a mano su un foglio di block notes giallo. Il tono è sprezzante: «È un piacere poter scegliere il momento di dire addio», prosegue, per chiudere con un «Niente divertimento – NON NE VALE LA PENA!!». Il testo non è firmato né datato, e la sua autenticità non è stata confermata dalle autorità americane, che finora non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito.
A portare alla luce il biglietto è stato Nicholas Tartaglione, ex poliziotto condannato per quattro omicidi che condivideva la cella con Epstein al Metropolitan Correctional Center di Manhattan. Secondo il suo racconto, ripreso da più fonti giudiziarie, il messaggio sarebbe stato nascosto tra le pagine di un graphic novel e scoperto dopo il primo tentativo di suicidio del finanziere, avvenuto a fine luglio 2019. Tartaglione ha consegnato la nota ai propri legali, che l’hanno poi allegata agli atti del suo processo d’appello per omicidio, tenendola così al riparo dalla vista pubblica per anni. Le autorità penitenziarie federali, dal canto loro, non hanno mai incluso il documento nei fascicoli ufficiali dell’inchiesta sulla morte di Epstein.
La pubblicazione della lettera apre nuovi interrogativi in un caso che ha già alimentato innumerevoli teorie complottiste, sia negli Stati Uniti che in Europa. Gli analisti di Bruxelles osservano come la trasparenza giudiziaria americana abbia un impatto anche sul Vecchio Continente, dove il network di Epstein vantava ramificazioni di alto profilo, dalla famiglia reale britannica a personalità politiche e scientifiche. In Italia, l’eco dello scandalo ha portato a interrogazioni parlamentari e a un rinnovato interesse per i meccanismi di protezione delle vittime di abusi. La lettera, se autentica, potrebbe rafforzare la narrazione secondo cui Epstein si considerava un bersaglio di un’accusa ingiusta, una tesi che tuttavia contrasta con le decine di testimonianze raccolte dalle vittime e con le condanne già comminate alla sua complice Ghislaine Maxwell.
Ora che il velo è stato sollevato, resta da capire se il documento sarà sottoposto a perizie calligrafiche indipendenti e se altre prove ancora segrete emergeranno dai faldoni del caso Tartaglione. L’ottica di Pechino, che segue con attenzione le vicende giudiziarie americane per criticarne le disuguaglianze, potrebbe strumentalizzare la vicenda per delegittimare il sistema penale statunitense. Nel frattempo, la domanda che molti si pongono è se questa rivelazione contribuirà a placare o ad alimentare le voci secondo cui Epstein non si sarebbe tolto la vita. Un interrogativo che, a quasi sette anni dalla sua morte, continua a pesare sulla fiducia dell’opinione pubblica nella completezza delle indagini.
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