
Dopo il caso Pirlo e l’addio di Maldini, Mancini è il nuovo ct con Ranieri dt
Il presidente Malagò ufficializza il ritorno di Mancini, affiancato da Ranieri, dopo le dimissioni del duo Maldini-Leonardo per lo stop all’ex centrocampista legato a un bookmaker russo.
Roberto Mancini è il nuovo commissario tecnico della Nazionale italiana, e Claudio Ranieri ne sarà il direttore tecnico. Lo ha annunciato martedì il presidente della FIGC Giovanni Malagò al termine del consiglio federale, chiudendo una settimana di tensioni culminata con le dimissioni di Paolo Maldini e dell’advisor Leonardo.
La crisi era deflagrata dopo il veto imposto da Malagò alla candidatura di Andrea Pirlo, sponsorizzata dal neo-direttore tecnico Maldini. Pirlo, ex campione del mondo, si era visto precludere la panchina a causa del suo ruolo di testimonial per Fonbet, un bookmaker russo, giudicato incompatibile con l’incarico. Maldini e Leonardo, nominati appena sedici giorni prima, hanno rassegnato le dimissioni lamentando di non essere stati messi in condizione di operare. La polemica ha investito anche il mondo politico: il ministro dello Sport Andrea Abodi ha parlato di «brutta figura», criticando la gestione della vicenda e la mancanza di tempestività. Malagò ha rivendicato la scelta: «Il tempo stringeva, ho ritenuto che la persona giusta fosse Mancini per tutta una serie di considerazioni. Mi assumo la responsabilità».
Per il sessantunenne tecnico di Jesi si tratta di un ritorno: aveva già guidato l’Italia dal 2018 all’agosto 2023. Nella sua prima esperienza aveva riportato l’entusiasmo dopo il fallimento della qualificazione al Mondiale russo, costruendo un gruppo capace di vincere il campionato d’Europa nel 2021 a Wembley e di inanellare una striscia-record di 37 partite senza sconfitte. Quell’idillio si spezzò con la clamorosa eliminazione nei playoff per il Qatar 2022 contro la Macedonia del Nord e, un anno dopo, con le dimissioni improvvise per accettare la ricca offerta della panchina dell’Arabia Saudita. Secondo indiscrezioni, Maldini avrebbe preferito Thiago Motta e minacciato dimissioni anche qualora la scelta fosse caduta su Antonio Conte, altro candidato in corsa.
Mancini eredita una Nazionale in piena crisi d’identità, assente dalle fasi finali del Mondiale da tre edizioni consecutive e incapace di superare un turno a eliminazione diretta nella massima competizione dal 2006. Il suo predecessore Gennaro Gattuso aveva chiuso il rapporto in aprile, dopo l’ennesima mancata qualificazione. Ora il nuovo corso azzurro guarda ai primi impegni della Nations League: il 25 settembre l’Italia ospiterà il Belgio, per poi volare in Turchia tre giorni dopo. L’obiettivo dichiarato è riportare gli azzurri al Mondiale del 2030, ma il percorso di ricostruzione parte da settembre, sotto i riflettori accesi di una piazza che esige riscatto.
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | +0.60 | aligned |
La stampa europea continentale, in particolare quella italiana, racconta la scelta di Roberto Mancini come un ritorno pragmatico dopo il caos provocato dal caso Pirlo e dalle dimissioni di Maldini e Leonardo. L'enfasi è sulla rapidità della decisione di Malagò e sulla volontà di affidarsi a un tecnico già noto per risollevare la Nazionale, con accenni alla crisi ma senza toni trionfalistici. La narrazione è interna, densa di retroscena e nomi, e presenta la scelta come la più ragionevole per uscire dall'emergenza.
La stampa atlantica presenta la nomina di Mancini come l'ennesimo tentativo di tamponare una crisi profonda, dopo il fallimento di qualificazione a tre Mondiali consecutivi e il caos della defezione di Pirlo. Il tono è critico e distaccato, con enfasi sull'instabilità e sul fatto che si tratti di una soluzione di ripiego. La storia è inquadrata come un episodio di malgoverno calcistico italiano, più che come un rilancio.
La stampa latinoamericana celebra il ritorno di Roberto Mancini come il ritorno del salvatore della patria, colui che ha vinto l'Europeo e che può riportare l'Italia ai Mondiali. La crisi è ridimensionata, raccontata come un incidente di percorso, e l'attenzione è sulla fiducia nel tecnico campione. Il tono è positivo e carico di aspettative.
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