
Dubai e Abu Dhabi inaspriscono la lotta alla guida spericolata: un monito per l'Europa?
La sicurezza stradale negli Emirati Arabi Uniti torna al centro dell’attenzione con una serie di interventi decisi da parte delle forze dell’ordine di Dubai e Abu Dhabi. La polizia di Dubai ha sequestrato decine di motociclette i cui conducenti sono stati sorpresi mentre eseguivano acrobazie pericolose – dalla guida su una sola ruota al passeggio in piedi sulla sella, fino a improvvisi zigzag tra le auto in corsa. Un comportamento che, come ha sottolineato il direttore del Dipartimento generale del traffico, Brigadiere Jumaa Salem bin Suwaidan, mette a repentaglio non solo la vita dei trasgressori ma anche quella degli altri utenti della strada. Le immagini diffuse dalla polizia mostrano incidenti violenti, quasi a voler scolpire nella memoria collettiva le conseguenze di una guida irresponsabile. Parallelamente, ad Abu Dhabi è scattata una campagna contro la sosta e il sorpasso sulla corsia d’emergenza, pratica diffusissima ma sanzionata con mille dirham di multa e sei punti sulla patente. Le autorità locali ricordano che fermarsi sulla banchina, specie su strade ad alta velocità, riduce i tempi di reazione e moltiplica il rischio di tamponamenti letali.
L’offensiva emiratina non è un episodio isolato, ma si inserisce in una strategia di tolleranza zero che da anni caratterizza la penisola arabica. Eppure, per un osservatore europeo, le misure di Dubai e Abu Dhabi suonano come un campanello d’allarme. In Italia, ad esempio, le cronache raccontano ogni estate di incidenti mortali causati da “pazzi del manubrio” che sfidano il codice della strada sulle statali o sulle tangenziali delle grandi città. Le sanzioni, per quanto severe sulla carta, spesso si scontrano con una cultura della trasgressione radicata e con controlli meno capillari di quelli emiratini. Secondo alcuni analisti di Bruxelles, il modello del Golfo potrebbe offrire spunti per rafforzare la prevenzione senza ricorrere a misure invasive: l’uso sistematico di telecamere e pattuglie, la pubblicazione di video shock come deterrente, la rapidità nell’identificazione e nel sequestro dei veicoli.
Guardando avanti, la scelta di Dubai e Abu Dhabi di inasprire le pene proprio mentre la regione si prepara a un nuovo afflusso di turisti e lavoratori stranieri – tra cui molti italiani – suggerisce una volontà di comunicare un messaggio chiaro: la sicurezza non è negoziabile. Gli esperti di mobilità prevedono che tali misure si estenderanno presto ad altri emirati, e che l’Unione Europea potrebbe guardare con interesse a queste pratiche per aggiornare le proprie campagne di sensibilizzazione. In fondo, la strada non conosce confini: un comportamento spericolato a Dubai è altrettanto letale che a Roma o a Milano. La differenza la fa, forse, la determinazione con cui si decide di contrastarlo.
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