
EASA rinnova l’allerta: sorvolare Iran, Iraq e Libano resta un rischio
Nonostante l’intesa quadro tra Washington e Teheran, l’Agenzia europea per la sicurezza aerea proroga al 1° luglio il divieto di transito sugli spazi aerei di Iran, Iraq e Libano, e raccomanda cautela su altri otto Paesi del Golfo.
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha esteso fino al 1° luglio l’avviso di conflitto che impone agli operatori di evitare completamente gli spazi aerei di Iran, Iraq e Libano, e di mantenere una «estrema cautela» nei sorvoli di Bahrein, Kuwait, Israele, Giordania, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. La decisione, comunicata mercoledì, arriva nonostante il quadro d’intesa raggiunto tra Washington e Teheran, segnalando come la riduzione complessiva del livello di rischio nella regione non sia ritenuta sufficiente a garantire la sicurezza dei voli civili.
Secondo l’analisi dell’Agenzia, permangono condizioni di instabilità capaci di generare minacce improvvise. Nel caso dell’Iran, EASA sottolinea che l’aeronautica e le unità di difesa aerea della Repubblica Islamica restano in stato di massima allerta, aumentando il pericolo di un errore di identificazione dei velivoli commerciali. Per l’Iraq, il bollettino aggiornato segnala il persistere di attacchi ricorrenti da parte delle forze iraniane e di gruppi armati non statali, in particolare milizie affiliate a Teheran. Quanto al Libano, la tregua tra Israele e Hezbollah è definita «fragile», con la possibilità concreta di attività militari improvvise che potrebbero coinvolgere lo spazio aereo nazionale. L’area dello Stretto di Hormuz e le zone limitrofe sono indicate come teatro di possibili violazioni a breve termine del cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran.
L’avviso, emesso per la prima volta il 28 febbraio 2026 in seguito agli attacchi americani e israeliani su obiettivi in territorio iraniano e alle successive rappresaglie di Teheran, è stato aggiornato più volte senza che le raccomandazioni operative venissero modificate. Restano in vigore anche le allerte separate che impongono di evitare gli spazi aerei di Siria e Yemen. Per gli analisti della sicurezza con base a Bruxelles, la persistenza dell’allerta riflette una valutazione secondo cui il quadro diplomatico non ha ancora prodotto effetti strutturali sul terreno: la postura delle forze armate iraniane e la rete di attori non statali nella regione mantengono un potenziale di escalation che sconsiglia ogni allentamento delle misure precauzionali.
Per i vettori europei, e in particolare per le compagnie italiane che operano rotte verso l’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Oceania, l’impossibilità di utilizzare i corridoi aerei iraniani e iracheni comporta deviazioni significative, con un aumento dei tempi di volo e dei costi operativi. La raccomandazione di cautela estesa a otto Paesi del Golfo, pur non costituendo un divieto, impone un monitoraggio costante e una valutazione del rischio in tempo reale. Il dossier resta aperto: il prossimo aggiornamento è atteso entro la scadenza del 1° luglio, ma fonti dell’Agenzia non escludono una nuova proroga qualora le condizioni di sicurezza non mostrino miglioramenti verificabili.
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L'Amministrazione americana e i suoi alleati mantengono una linea di cauta diffidenza, imponendo verifiche continue e sottolineando la natura provvisoria dell'intesa.
La plausibilità è costruita attraverso la moltiplicazione di avvertimenti e condizioni, trasformando l'accordo in un processo reversibile piuttosto che in un risultato.
Vengono omesse le dichiarazioni ottimistiche di Teheran e di Pechino che celebrano l'accordo come un successo diplomatico, nonché i dettagli sulle concessioni ottenute dall'Iran.
L'Iran si presenta come la parte vincente che ha ottenuto concessioni senza cedere sulle linee rosse, mentre la comunità internazionale, con la Cina in testa, riconosce la legittimità della sua posizione.
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Il silenzio selettivo funge da meccanismo di delegittimazione implicita: non dare risalto all'accordo equivale a negargli rilevanza strategica.
Viene omesso qualsiasi commento positivo o negativo sull'accordo, così come le reazioni dei governi del Golfo, lasciando spazio a notizie di cronaca locale e sportiva.
I governi arabi e i media indipendenti della regione adottano un atteggiamento prudente, evidenziando i rischi concreti e separando i dossier regionali da quello iraniano.
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