
Super El Niño 2026: il Pacifico si riscalda, allerta globale per clima e raccolti
L’intensificarsi del riscaldamento del Pacifico preannuncia un evento climatico di portata storica, con conseguenze su Americhe e Asia.
Il risveglio del Pacifico equatoriale è ormai inequivocabile. Il Centro di Predizioni Climatiche ha confermato che la temperatura dell’oceano continua a salire, avvicinando il mondo a un nuovo episodio di El Niño, con ogni probabilità tra giugno e luglio del 2026. Le proiezioni parlano di un evento potenzialmente paragonabile ai cicli catastrofici del 1997 e del 2015, capaci di alterare i regimi delle piogge, innescare siccità e scatenare cicloni più violenti. Per gli analisti di diverse latitudini, la finestra dei prossimi mesi sarà decisiva per capire se si tratterà di un semplice El Niño o di un “Super El Niño” capace di sconvolgere gli equilibri meteorologici globali.
In America Latina i segnali sono già tangibili. Dal Messico giungono previsioni di un’estate segnata da piogge anomale al nord, da una canicola particolarmente intensa e da fronti freddi più umidi e precoci, mentre il sudest potrebbe scivolare in una prolungata siccità. In Brasile, il fenomeno sta già modificando le scelte in campo: agricoltori del Paraná, come racconta un produttore locale, anticipano la semina di un mese e adottano sementi resistenti all’umidità, consapevoli che il secondo semestre porterà precipitazioni abbondanti. L’effetto sulla produzione agroalimentare, ammoniscono gli osservatori, non tarderà a riflettersi sui prezzi globali delle materie prime.
Anche il continente asiatico si prepara allo choc. Il Dipartimento Meteorologico Indiano ha diffuso le prime previsioni a lungo raggio per il monsone del 2026, prevedendo piogge inferiori alla media da agosto in poi. Un colpo durissimo per l’agricoltura indiana, che dipende dalle piogge stagionali per il riso, la canna da zucchero e il cotone. Secondo gli analisti di Nuova Delhi, alcune regioni del nord-ovest rischiano la siccità, mentre altre, come il nord-est, potrebbero subire alluvioni improvvise. L’ombra degli eventi del 1997 e del 2015, che causarono carestie e danni per miliardi, pesa sui governi locali, già alle prese con riserve idriche in affanno.
L’intreccio tra questi due fronti climatici – il Pacifico orientale e il subcontinente indiano – avrà ripercussioni dirette anche sull’Europa e sull’Italia. La dipendenza dalle importazioni di soia, mais e caffè dal Brasile e di riso e spezie dall’India rende il Vecchio Continente vulnerabile a eventuali shock di offerta. Gli economisti agricoli di Bruxelles monitorano con attenzione l’evoluzione del fenomeno: se El Niño dovesse confermarsi nella sua versione estrema, i prezzi alimentari potrebbero subire una nuova impennata, aggravando le tensioni inflazionistiche già in atto. Di fronte a uno scenario così incerto, l’unica strategia ragionevole resta quella di potenziare la resilienza dei sistemi produttivi, adattando semine, assicurazioni e scorte alle mutevoli condizioni di un pianeta sempre più caldo.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
Il Pacifico si sta riscaldando e un Super El Niño è previsto per metà 2026, portando piogge storiche, siccità severe e cicloni più intensi in tutta l'America Latina. Gli scienziati hanno lanciato l'allerta massima poiché i modelli mostrano un aumento costante delle temperature oceaniche, con il picco previsto in autunno e inverno. In Brasile, gli agricoltori stanno già adattando le loro strategie di semina, sapendo che il clima erratico sconvolgerà i raccolti e i prezzi alimentari.
Il monsone indiano del 2026 è minacciato da un Super El Niño storico, con l'IMD che prevede precipitazioni inferiori alla norma da agosto in poi. Ciò potrebbe portare a gravi siccità in alcuni stati e inondazioni in altri, sconvolgendo l'agricoltura e le risorse idriche. Il rapido riscaldamento del Pacifico è già monitorato attentamente mentre il paese si prepara a condizioni meteorologiche estreme.
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