
Emirati, giovani e donne: gli Emirati puntano sull’inclusione per diversificare l’economia
L’ultima iniziativa, siglata a Dubai tra la Community Development Authority e Louis Vuitton, introduce un elemento inedito nella strategia di diversificazione economica degli Emirati: non solo formazione e imprenditoria, ma un’apertura mirata verso l’artigianato di lusso e le persone con determinazione, le cosiddette People of Determination. L’accordo, in linea con l’Agenda Sociale 33 di Dubai, promette di creare percorsi professionali in settori creativi per talenti emiratini, trasformando la moda e la vendita al dettaglio in veicoli di inclusione sociale. La mossa si inserisce in un quadro più ampio che coinvolge tutto il Paese, dove l’empowerment economico non è più solo una parola d’ordine, ma un programma concreto scandito da firme e protocolli.
Ad Abu Dhabi, il Khalifa Fund ha lanciato il “Funding on the Spot” in occasione del primo Abu Dhabi Global Entrepreneurship Festival, permettendo a imprenditori tra i 21 e i 60 anni di ottenere valutazioni e finanziamenti immediati durante la manifestazione. L’obiettivo dichiarato – accelerare l’accesso al credito per i cittadini emiratini – si lega alla volontà di ridurre la dipendenza dagli idrocarburi, come ricordano gli analisti di Bruxelles, che vedono negli Emirati un modello di transizione rapida verso economie basate sulla conoscenza e sull’innovazione. Parallelamente, l’Abu Dhabi Chamber ha stretto un’intesa con la Federal Youth Authority per sostenere i giovani imprenditori, con l’ambizione di trasformare le idee in imprese sostenibili.
Il direttore generale Ali Mohammed Al Marzouqi ha parlato di “investimento nei talenti giovanili come pilastro di un’economia diversificata”, un’affermazione che riecheggia nelle parole dei funzionari della Sharjah Chamber, intenti a rafforzare la partnership con l’India. In un incontro con l’ambasciatore indiano Deepak Mittal, il presidente Abdallah Sultan Al Owais ha esplorato nuove opportunità per incrementare i flussi commerciali bilaterali, puntando su Sharjah come hub logistico per le imprese del subcontinente. L’ottica di Nuova Delhi, secondo gli osservatori locali, è quella di un partner stabile in un Medio Oriente in trasformazione, dove gli Emirati fungono da ponte tra Asia, Africa ed Europa.
Non manca l’attenzione al ruolo femminile: il Dubai Chamber of Commerce, in collaborazione con il Dubai Business Women Council, ha riunito ottantasei imprenditrici per un dialogo aperto sull’economia, con l’obiettivo di rafforzare la fiducia e il contributo delle donne allo sviluppo. L’ex presidente della DBWC, Raja Al Gurg, ha sottolineato che “il ruolo attivo delle donne è parte integrante della crescita economica di Dubai”, un messaggio che risuona anche nell’ottica di Pechino, dove l’emancipazione femminile è vista come leva di competitività. Se si guarda al futuro, il mosaico emiratino appare coerente: ogni iniziativa – dal lusso inclusivo al microcredito immediato, dai giovani alle donne, dai rapporti con l’India al supporto imprenditoriale – tesse una rete che punta a rendere l’economia locale non solo più resiliente, ma anche più equa.
Per l’Italia e l’Europa, il messaggio è chiaro: gli Emirati stanno costruendo un ecosistema dove talento e inclusione diventano capitale sociale, e dove chi arriva tardi rischia di perdere un treno già in corsa verso la sostenibilità economica.
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