
Emirati primi al mondo nell'adozione dell'AI: sorpasso su Taiwan e Europa
Con il 70,1% della popolazione attiva che utilizza l'intelligenza artificiale, gli Emirati Arabi Uniti guidano la classifica globale. L'Italia resta indietro, mentre l'Asia avanza.
La diffusione dell'intelligenza artificiale nel mondo sta accelerando, ma non ovunque allo stesso ritmo. Il nuovo rapporto trimestrale del Microsoft AI Economy Institute, diffuso nei giorni scorsi, pone gli Emirati Arabi Uniti al vertice assoluto della classifica: il 70,1 per cento della popolazione in età lavorativa ha integrato strumenti di AI generativa nelle proprie attività quotidiane. Un dato che non solo colloca il Paese del Golfo ben al di sopra della media globale, ma lo rende la prima economia a superare la soglia simbolica del 70 per cento. Secondo gli analisti di Dubai, il risultato è il frutto di una strategia decennale che ha coinvolto governo, imprese e sistema formativo, sostenuta da investimenti massicci in infrastrutture: a conferma, l'ambasciatore emiratino a Washington, Yousef Al Otaiba, ha annunciato in questi giorni che è già in costruzione il più grande campus dedicato all'intelligenza artificiale del mondo, da 5 gigawatt, e che il primo carico di chip avanzati è già arrivato nel Paese.
A osservare la mappa della diffusione dell'AI, emerge un quadro fortemente asimmetrico. Se gli Emirati trainano, buona parte del mondo resta ancora al di sotto della soglia del 10 per cento. Eppure, anche tra i Paesi avanzati le differenze sono marcate. Taiwan, per esempio, ha raggiunto il ventesimo posto mondiale con un tasso del 31,8 per cento, superando per la prima volta Stati Uniti (21esimi con il 31,3 per cento), Danimarca (31,2) e Germania (31,1). Nell'ottica di Taipei, il balzo in avanti — tre punti e mezzo in più rispetto al semestre precedente — è il segnale di un ecosistema tecnologico sempre più reattivo, sostenuto da una solida base manifatturiera e da una crescente integrazione dell'AI nei processi produttivi. La Corea del Sud, sedicesima con il 37,1 per cento, consolida la propria tradizione di avanguardia digitale.
Per l'Europa, i dati rappresentano un campanello d'allarme. Mentre Germania e Danimarca arrancano poco sopra il 31 per cento, e l'Italia neppure compare nella top 20, il Vecchio Continente rischia di perdere terreno non solo rispetto agli Emirati ma anche rispetto a economie asiatiche di medie dimensioni. Gli analisti di Bruxelles sottolineano che la frammentazione normativa e la mancanza di investimenti coordinati in infrastrutture di calcolo stanno frenando l'adozione. Intanto, gli Emirati guardano avanti: il loro tasso di diffusione è cresciuto progressivamente dal 59,4 al 64 fino al 70,1 per cento, e l'obiettivo dichiarato è diventare un modello globale. La sfida per l'Italia e per l'Europa sarà duplice: recuperare il ritardo nell'adozione quotidiana dell'AI e, al contempo, evitare che la governance della tecnologia venga dettata altrove.
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