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sabato 9 maggio 2026

Instagram perde la crittografia: Meta potrà leggere i messaggi privati degli utenti

Meta disabilita la crittografia end-to-end su Instagram dall'8 maggio. Un passo indietro sulla privacy che apre interrogativi per utenti e autorità.

A partire dall’8 maggio, Instagram ha disattivato la crittografia end-to-end per i messaggi diretti, consentendo a Meta di accedere a testi, immagini, video e note vocali scambiati tra gli utenti. La decisione segna un'inversione di rotta rispetto agli impegni assunti nel 2019 dall’allora amministratore delegato Mark Zuckerberg, che prometteva di estendere questa protezione predefinita a tutta la messaggistica del gruppo. La motivazione ufficiale, addotta dalla società, è lo scarso utilizzo della funzione: un argomento che i difensori della privacy digitale giudicano pretestuoso, alla luce del ruolo centrale che la crittografia ricopre nella sicurezza delle comunicazioni online.

La reazione non si è fatta attendere. In America Latina, dove Instagram conta decine di milioni di utenti, associazioni per i diritti digitali hanno parlato di un «regresso epocale»: senza crittografia, i messaggi diventano vulnerabili non solo agli occhi dell’azienda, ma anche a eventuali intercettazioni da parte di governi o attacchi informatici. Nella regione, già segnata da episodi di sorveglianza di massa, la nuova politica di Meta potrebbe alimentare ulteriori tensioni tra la necessità di tutelare la libertà di espressione e le richieste di controllo da parte delle autorità.

Dall’altra parte del Mediterraneo, osservatori mediorientali sottolineano il rischio concreto per attivisti e giornalisti: in Paesi con regimi autoritari, la possibilità che un’azienda statunitense condivida dati con le forze di sicurezza locali – o che i dati vengano esfiltrati da hacker – rende ogni conversazione una potenziale prova. Anche in Russia, dove la piattaforma è stata bandita perché Meta è considerata organizzazione estremista, l’annuncio ha riacceso il dibattito: i pochi utenti che ancora accedono tramite VPN si trovano ora esposti a un doppio rischio, quello del controllo statale e quello della perdita di protezione tecnica.

Per l’Europa e per l’Italia, la scelta di Meta arriva in un momento delicato. Bruxelles sta discutendo il regolamento ePrivacy e la normativa sulla moderazione dei contenuti: da un lato, le autorità chiedono strumenti per contrastare la diffusione di materiale illegale, dall’altro i garanti della privacy ricordano che indebolire la crittografia significa minare la fiducia nel sistema. Il Garante italiano, che da tempo vigila sulle pratiche delle big tech, potrebbe aprire un’istruttoria, valutando se la modifica violi il principio di minimizzazione dei dati sancito dal GDPR.

Guardando avanti, la fine della crittografia su Instagram potrebbe rappresentare un precedente pericoloso. Mentre WhatsApp, sempre di Meta, mantiene ancora la protezione, la mossa suggerisce una strategia graduale di erosione delle garanzie digitali. Gli analisti di Bruxelles avvertono: se l’argomento dello scarso utilizzo dovesse diventare la scusa per eliminare la crittografia anche su altri servizi, la privacy degli utenti globali – già fragile – rischierebbe un ulteriore, irreversibile arretramento.

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Instagram perde la crittografia: Meta potrà leggere i messaggi privati degli utenti

Meta disabilita la crittografia end-to-end su Instagram dall'8 maggio. Un passo indietro sulla privacy che apre interrogativi per utenti e autorità.

A partire dall’8 maggio, Instagram ha disattivato la crittografia end-to-end per i messaggi diretti, consentendo a Meta di accedere a testi, immagini, video e note vocali scambiati tra gli utenti. La decisione segna un'inversione di rotta rispetto agli impegni assunti nel 2019 dall’allora amministratore delegato Mark Zuckerberg, che prometteva di estendere questa protezione predefinita a tutta la messaggistica del gruppo. La motivazione ufficiale, addotta dalla società, è lo scarso utilizzo della funzione: un argomento che i difensori della privacy digitale giudicano pretestuoso, alla luce del ruolo centrale che la crittografia ricopre nella sicurezza delle comunicazioni online.

La reazione non si è fatta attendere. In America Latina, dove Instagram conta decine di milioni di utenti, associazioni per i diritti digitali hanno parlato di un «regresso epocale»: senza crittografia, i messaggi diventano vulnerabili non solo agli occhi dell’azienda, ma anche a eventuali intercettazioni da parte di governi o attacchi informatici. Nella regione, già segnata da episodi di sorveglianza di massa, la nuova politica di Meta potrebbe alimentare ulteriori tensioni tra la necessità di tutelare la libertà di espressione e le richieste di controllo da parte delle autorità.

Dall’altra parte del Mediterraneo, osservatori mediorientali sottolineano il rischio concreto per attivisti e giornalisti: in Paesi con regimi autoritari, la possibilità che un’azienda statunitense condivida dati con le forze di sicurezza locali – o che i dati vengano esfiltrati da hacker – rende ogni conversazione una potenziale prova. Anche in Russia, dove la piattaforma è stata bandita perché Meta è considerata organizzazione estremista, l’annuncio ha riacceso il dibattito: i pochi utenti che ancora accedono tramite VPN si trovano ora esposti a un doppio rischio, quello del controllo statale e quello della perdita di protezione tecnica.

Per l’Europa e per l’Italia, la scelta di Meta arriva in un momento delicato. Bruxelles sta discutendo il regolamento ePrivacy e la normativa sulla moderazione dei contenuti: da un lato, le autorità chiedono strumenti per contrastare la diffusione di materiale illegale, dall’altro i garanti della privacy ricordano che indebolire la crittografia significa minare la fiducia nel sistema. Il Garante italiano, che da tempo vigila sulle pratiche delle big tech, potrebbe aprire un’istruttoria, valutando se la modifica violi il principio di minimizzazione dei dati sancito dal GDPR.

Guardando avanti, la fine della crittografia su Instagram potrebbe rappresentare un precedente pericoloso. Mentre WhatsApp, sempre di Meta, mantiene ancora la protezione, la mossa suggerisce una strategia graduale di erosione delle garanzie digitali. Gli analisti di Bruxelles avvertono: se l’argomento dello scarso utilizzo dovesse diventare la scusa per eliminare la crittografia anche su altri servizi, la privacy degli utenti globali – già fragile – rischierebbe un ulteriore, irreversibile arretramento.

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