
Errore umano e tecnologia assente alla base del disastro del LaGuardia. Un secondo incidente aereo scuote i cieli.
Il rapporto preliminare del National Transportation Safety Board statunitense getta una luce impietosa sulla collisione che a marzo, all’aeroporto LaGuardia di New York, ha ucciso entrambi i piloti di un volo Air Canada Express e ferito decine di persone. Non una singola causa, ma un concatenarsi di fallimenti umani e carenze tecniche: il controllore del traffico aereo, sovraccaricato dalla gestione simultanea di voli e veicoli di superficie, aveva autorizzato un camion dei pompieri ad attraversare la pista mentre il CRJ-900 era in fase di atterraggio. L’operatore del mezzo, a sua volta, racconta di aver udito alla radio l’ordine «stop, stop, stop», senza capire che quel messaggio fosse rivolto a lui.
A peggiorare la situazione, il veicolo antincendio era sprovvisto di transponder, il dispositivo che consente ai radar di tracciare la posizione e che in molti aeroporti europei è ormai obbligatorio per tutti i mezzi di servizio. Le luci rosse di avviso, progettate per segnalare l’occupazione della pista, erano ancora accese fino a pochi secondi prima dello schianto, ma non avevano impedito la tragica sequenza di eventi. Da Ottawa, i vertici di Jazz Aviation, la compagnia canadese che operava il volo per conto di Air Canada, hanno espresso piena collaborazione con le autorità e annunciato una revisione delle proprie procedure di comunicazione con i servizi di emergenza aeroportuali.
Tuttavia, secondo analisti di Bruxelles, la vicenda solleva interrogativi ben più ampi: in un contesto di traffico aereo in costante crescita, la sicurezza delle piste rimane un punto critico, e la tecnologia disponibile – dai sistemi automatici di allerta ai radar di superficie – non viene ancora applicata in modo uniforme a livello globale. L’episodio arriva mentre un’altra emergenza sanitaria in volo ha acceso i riflettori sulla preparazione delle cabine di pilotaggio e degli equipaggi. Lo stesso venerdì in cui l’Ntsb pubblicava il rapporto, un passeggero di 51 anni a bordo del volo Cathay Pacific CX216 da Manchester verso Hong Kong è collassato improvvisamente.
Nonostante il tempestivo intervento di un medico presente tra i viaggiatori e la corsa dei paramedici subito dopo l’atterraggio, ogni tentativo di rianimazione è risultato vano. La polizia di Hong Kong ha aperto un’inchiesta, ma le prime informazioni non lasciano ipotizzare cause violente o legate al volo stesso. Se la collisione del LaGuardia mette in luce gli anelli deboli della coordinazione tra controllo terra e mezzi di soccorso, la morte improvvisa su un velivolo di linea richiama l’attenzione sulla necessità di protocolli ancora più stringenti per la gestione delle emergenze mediche a bordo.
Guardando avanti, il dibattito si sposta sulle misure che le autorità regolatorie – dalla Federal Aviation Administration all’Agenzia europea per la sicurezza aerea – dovranno adottare per evitare che un intreccio di distrazioni umane e lacune tecnologiche possa ripetersi. L’introduzione obbligatoria dei transponder sui veicoli di servizio, la separazione chiara dei canali radio tra voli e mezzi a terra, e una formazione più specifica per i controllori sono solo alcuni dei punti che l’Ntsb, nel suo rapporto finale previsto tra alcuni mesi, potrebbe trasformare in raccomandazioni vincolanti.
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