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Economia e Mercatigiovedì 11 giugno 2026

Export agroalimentare: il caffè brasiliano arranca, la carne vola ai massimi

Maggio 2026 restituisce un quadro contraddittorio per l'export sudamericano: volumi record per carne e granaglie, ma prezzi in picchiata per gli arabica, mentre l'Indonesia punta sulla logistica ferroviaria.

Le esportazioni agroalimentari brasiliane dipingono a maggio un ritratto bifronte, dove ai volumi record di carne bovina e all’ottimismo per il raccolto cerealicolo fanno da contraltare la debolezza dei ricavi del caffè e le inquietudini meteorologiche. Secondo i dati del Cecafé diffusi a Brasilia, a maggio sono state imbarcate 3,089 milioni di sacche di caffè, il 3,6 per cento in più su base annua, spinte dall’ingresso della nuova raccolta. Eppure il prezzo medio per sacca è crollato del 19,3 per cento a 350 dollari, erodendo i profitti: l’incasso in valuta è sceso del 16 per cento. La contraddizione è amplificata dal balzo dei futures dell’arabica a New York, che l’11 giugno hanno chiuso a 2,50 dollari per libbra, spinti dai timori che piogge persistenti nelle regioni produttrici brasiliane rallentino il lavoro nei campi.

Ben altra musica per la filiera delle proteine animali. Le spedizioni di carne bovina hanno toccato nei primi cinque mesi dell’anno un massimo storico di 1,36 milioni di tonnellate, con un balzo del 14,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, e un fatturato che in valuta locale ha superato i 40 miliardi di reais – oltre il 20 per cento in più. Il traino viene da un dollaro forte e dai prezzi internazionali elevati, come rilevano gli analisti del Cepea. E il quadro si completa con le stime della Conab, che per la stagione 2025/26 prevede una produzione record di cereali pari a 358,6 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,8 per cento grazie all’ampliamento delle superfici e a condizioni climatiche favorevoli per soia e mais. A gestire questi flussi record concorrono infrastrutture portuali sotto pressione: a Paranaguá la movimentazione di maggio è cresciuta del 14,3 per cento rispetto a un anno prima, trainata dalle esportazioni, aumentate di quasi il 29 per cento.

Fuori dal Brasile, l’America Latina conferma il dinamismo agricolo: la Colombia ha registrato nel primo quadrimestre un incremento del 21,2 per cento in volume delle esportazioni agroindustriali, sospinte da banane, olio di palma e zucchero. Secondo i dati ufficiali di Bogotá, il comparto ha raggiunto un valore superiore ai 5 miliardi di dollari, consolidandosi come pilastro del commercio estero del paese.

Al di là dei numeri settoriali, l’attualità logistica offre uno spunto di riflessione per le economie emergenti. In Indonesia, l’operatore ferroviario KAI Logistik ha movimentato a maggio 1,66 milioni di tonnellate di merci, il 10 per cento in più rispetto ad aprile, con un traffico container che nei primi cinque mesi ha permesso di risparmiare quasi 60 mila viaggi di camion. La transizione modale dalla gomma al ferro non solo riduce congestione ed emissioni, ma protegge il manto stradale e potenzia l’efficienza delle catene di approvvigionamento – tema cruciale per un arcipelago in piena espansione manifatturiera.

Per l’Europa e l’Italia, questi movimenti disegnano uno scenario di approvvigionamento contrastato. Se la pressione al ribasso sui prezzi del caffè potrebbe portare a un certo sollievo per i consumatori della penisola – tradizionalmente grandi importatori di arabica brasiliano – la volatilità indotta dal clima e le tensioni sui noli marittimi restano fattori di rischio. Le proteine animali, invece, appaiono ben fornite ma espongono i mercati europei a una concorrenza che può comprimere i margini degli allevatori comunitari. Il quadro conferma la centralità delle commodity latinoamericane e asiatiche nel piatto e nel portafoglio degli italiani, e la necessità di uno sguardo attento a dinamiche climatiche, logistiche e speculative che attraversano gli oceani.

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giovedì 11 giugno 2026

Export agroalimentare: il caffè brasiliano arranca, la carne vola ai massimi

Maggio 2026 restituisce un quadro contraddittorio per l'export sudamericano: volumi record per carne e granaglie, ma prezzi in picchiata per gli arabica, mentre l'Indonesia punta sulla logistica ferroviaria.

Le esportazioni agroalimentari brasiliane dipingono a maggio un ritratto bifronte, dove ai volumi record di carne bovina e all’ottimismo per il raccolto cerealicolo fanno da contraltare la debolezza dei ricavi del caffè e le inquietudini meteorologiche. Secondo i dati del Cecafé diffusi a Brasilia, a maggio sono state imbarcate 3,089 milioni di sacche di caffè, il 3,6 per cento in più su base annua, spinte dall’ingresso della nuova raccolta. Eppure il prezzo medio per sacca è crollato del 19,3 per cento a 350 dollari, erodendo i profitti: l’incasso in valuta è sceso del 16 per cento. La contraddizione è amplificata dal balzo dei futures dell’arabica a New York, che l’11 giugno hanno chiuso a 2,50 dollari per libbra, spinti dai timori che piogge persistenti nelle regioni produttrici brasiliane rallentino il lavoro nei campi.

Ben altra musica per la filiera delle proteine animali. Le spedizioni di carne bovina hanno toccato nei primi cinque mesi dell’anno un massimo storico di 1,36 milioni di tonnellate, con un balzo del 14,4 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, e un fatturato che in valuta locale ha superato i 40 miliardi di reais – oltre il 20 per cento in più. Il traino viene da un dollaro forte e dai prezzi internazionali elevati, come rilevano gli analisti del Cepea. E il quadro si completa con le stime della Conab, che per la stagione 2025/26 prevede una produzione record di cereali pari a 358,6 milioni di tonnellate, in crescita dell’1,8 per cento grazie all’ampliamento delle superfici e a condizioni climatiche favorevoli per soia e mais. A gestire questi flussi record concorrono infrastrutture portuali sotto pressione: a Paranaguá la movimentazione di maggio è cresciuta del 14,3 per cento rispetto a un anno prima, trainata dalle esportazioni, aumentate di quasi il 29 per cento.

Fuori dal Brasile, l’America Latina conferma il dinamismo agricolo: la Colombia ha registrato nel primo quadrimestre un incremento del 21,2 per cento in volume delle esportazioni agroindustriali, sospinte da banane, olio di palma e zucchero. Secondo i dati ufficiali di Bogotá, il comparto ha raggiunto un valore superiore ai 5 miliardi di dollari, consolidandosi come pilastro del commercio estero del paese.

Al di là dei numeri settoriali, l’attualità logistica offre uno spunto di riflessione per le economie emergenti. In Indonesia, l’operatore ferroviario KAI Logistik ha movimentato a maggio 1,66 milioni di tonnellate di merci, il 10 per cento in più rispetto ad aprile, con un traffico container che nei primi cinque mesi ha permesso di risparmiare quasi 60 mila viaggi di camion. La transizione modale dalla gomma al ferro non solo riduce congestione ed emissioni, ma protegge il manto stradale e potenzia l’efficienza delle catene di approvvigionamento – tema cruciale per un arcipelago in piena espansione manifatturiera.

Per l’Europa e l’Italia, questi movimenti disegnano uno scenario di approvvigionamento contrastato. Se la pressione al ribasso sui prezzi del caffè potrebbe portare a un certo sollievo per i consumatori della penisola – tradizionalmente grandi importatori di arabica brasiliano – la volatilità indotta dal clima e le tensioni sui noli marittimi restano fattori di rischio. Le proteine animali, invece, appaiono ben fornite ma espongono i mercati europei a una concorrenza che può comprimere i margini degli allevatori comunitari. Il quadro conferma la centralità delle commodity latinoamericane e asiatiche nel piatto e nel portafoglio degli italiani, e la necessità di uno sguardo attento a dinamiche climatiche, logistiche e speculative che attraversano gli oceani.

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