
FBI, la gita a Pearl Harbor e la sfuriata al Senato: l’enigma Kash Patel
Il direttore dell’FBI ha fatto un bagno tra i relitti della USS Arizona. Poi, al Senato, ha attaccato i dem.
L’immagine di Kash Patel che, nella tarda estate del 2025, si concede un «VIP snorkel» intorno allo scafo sommerso della USS Arizona, a Pearl Harbor, avrebbe potuto restare una nota di colore se non fosse stata seguita, pochi mesi dopo, da un’udienza davanti alla commissione Bilancio del Senato che ha rivelato qualcosa di più profondo sulla nuova amministrazione Trump. Il capo dell’FBI, secondo le email governative ottenute dall’Associated Press, non si è limitato alla tappa ufficiale agli uffici di Honolulu e agli incontri con le forze dell’ordine locali: il suo staff ha coordinato con i militari un’escursione subacquea su un sito che è insieme sacrario di guerra – oltre novecento marinai e marine giacciono intrappolati nel relitto dal 7 dicembre 1941 – e simbolo della memoria americana. Le agenzie federali, nei loro comunicati, avevano taciuto quella seconda parte del viaggio.
A Washington, l’eco dello scandalo si è intrecciata con la comparsa di Patel davanti ai senatori. Quando il democratico Chris Van Hollen ha chiesto conto delle voci su un comportamento erratico e un consumo eccessivo di alcol, il diretto non ha negato né spiegato: ha risposto con una raffica di invettive, accusando l’interlocutore di diffamazione. Secondo la ricostruzione della Frankfurter Allgemeine Zeitung, l’atteggiamento del capo dell’FBI è stato emblematico del modo in cui l’amministrazione Trump intende la trasparenza: non un dialogo, ma una resa dei conti. La domanda sul perché mai un alto funzionario dovesse fare snorkeling su una tomba di guerra è rimasta sospesa, senza replica.
Da un punto di vista europeo, e italiano in particolare, la vicenda solleva interrogativi che vanno oltre la cronaca americana. La gestione di un luogo di memoria come Pearl Harbor – paragonabile al nostro Sacrario di Redipuglia o al cimitero militare di El Alamein – richiede un codice di comportamento che nessuna autorità, neppure il capo dell’FBI, dovrebbe derogare. Le spiegazioni fornite dall’ufficio di Patel – la visita non era una vacanza, ma parte di un viaggio di lavoro – appaiono fragili di fronte alla leggerezza di un bagno tra i resti di centinaia di caduti. Analisti di Bruxelles osservano che l’episodio rischia di minare la credibilità istituzionale dell’FBI in un momento in cui le alleanze transatlantiche necessitano di stabilità e rispetto delle norme condivise.
Guardando avanti, il problema per l’amministrazione Trump non è solo la reazione dell’opinione pubblica interna. La combinazione di viaggi controversi e atteggiamenti aggressivi nelle sedi istituzionali – come dimostra la sfuriata in Senato – sta erodendo quella fiducia che i partner europei ripongono nelle agenzie federali americane. Se il vertice dell’FBI banalizza il sacrificio di Pearl Harbor e, pochi giorni dopo, tratta un senatore come un nemico, il messaggio per l’Europa è chiaro: la cooperazione in materia di sicurezza e intelligence potrebbe diventare sempre più accidentata. Per l’Italia, che ha basi militari Usa sul proprio territorio e condivide con Washington dossier delicati – dal contrasto al terrorismo alla stabilità nel Mediterraneo – la posta in gioco è alta. Il caso Patel, in fondo, non è che la punta di un iceberg di una più ampia ridefinizione dei rapporti tra potere, etica pubblica e alleanze.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.90 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
La stampa atlantica mette in luce l'ennesimo scandalo che coinvolge il direttore dell'FBI per aver mescolato doveri ufficiali con momenti di svago, come una snorkeling VIP nel memoriale di Pearl Harbor. Vengono sottolineate le implicazioni etiche e la mancanza di trasparenza, con toni critici ma senza un'accusa diretta di illegalità.
La stampa indiana condanna aspramente il gesto del direttore dell'FBI, paragonando il suo snorkeling nel cimitero marino di Pearl Harbor a una festa di addio al celibato in chiesa. L'episodio viene presentato come un insulto ai caduti e una grave mancanza di rispetto istituzionale, con un tono di indignazione morale.
La stampa europea continentale, in particolare tedesca, inquadra la vicenda nel contesto più ampio della mancanza di trasparenza dell'amministrazione Trump. Il direttore dell'FBI viene descritto come inaffidabile, capace di mentire in aula davanti al Senato, e il suo comportamento è visto come un sintomo di un'erosione sistematica delle istituzioni.
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