
FCAS, lo strappo franco-tedesco scuote Madrid: l’industria della difesa spagnola cerca un piano B
Le sei principali aziende iberiche del settore sollecitano il governo Sánchez a partecipare a nuovi negoziati dopo l’esclusione dalle decisioni di Parigi e Berlino, mentre l’onda d’urto raggiunge l’Italia.
L’allarme è risuonato forte da Madrid: le sei principali imprese spagnole della difesa – Indra, Airbus, ITP Aero, Sener, Oesía e GMV – hanno emesso un comunicato congiunto per esortare il governo di Pedro Sánchez a non perdere altro tempo e a cercare con urgenza alternative al programma per il nuovo caccia europeo FCAS. La decisione di Francia e Germania di accantonare unilateralmente il progetto, emersa in un vertice bilaterale in Montenegro a cui la Spagna non è stata neppure invitata, ha scatenato una crisi senza precedenti tra i partner fondatori. Indra, capofila industriale del programma, ha già attivato un piano di contingenza per tutelare oltre mille posti di lavoro, un segnale che la rottura è da molti considerata irreversibile.
L’FCAS avrebbe dovuto rappresentare il gioiello della cooperazione bellica europea, ma fin dall’inizio le tensioni sulla ripartizione dei compiti e della proprietà intellettuale hanno logorato la fiducia reciproca. Secondo fonti vicine ai negoziati, Parigi e Berlino avrebbero deciso di voltare pagina senza consultare Madrid, nonostante la Spagna fosse socia alla pari. Questo strappo ha riacceso mai sopiti sospetti su un asse franco-tedesco disposto a dettare l’agenda ignorando gli interessi degli altri Paesi. Nell’ottica spagnola, l’episodio segna un precedente allarmante per qualsiasi futura iniziativa industriale comune, e spinge inevitabilmente a guardare verso altre sponde, in primo luogo il Global Combat Air Programme (GCAP) che vede già al lavoro Italia, Regno Unito e Giappone sul caccia di sesta generazione Tempest. Roma, che negli anni ha saputo bilanciare la partecipazione a entrambi gli assi, osserva con attenzione: una defezione di Madrid rafforzerebbe il polo GCAP, ma frammenterebbe ulteriormente il panorama continentale.
Da Bruxelles, gli analisti mettono in guardia contro i rischi sistemici di questo scontro. La marginalizzazione della Spagna mina la credibilità della costruzione di una difesa europea realmente integrata e fa il gioco di quanti, a Washington come a Pechino, auspicano un’Europa divisa e tecnologicamente dipendente. Il fallimento dell’FCAS non è solo un problema industriale: è il sintomo di un’Unione ancora prigioniera dei risentimenti nazionali, incapace di dotarsi di sovranità strategica. L’Italia, che ha sempre cercato di fungere da cerniera tra i due lati delle Alpi, si trova oggi a dover valutare se il GCAP possa davvero diventare il polo unificante della difesa aerea europea, o se invece occorra rilanciare con urgenza un negoziato più inclusivo per salvare il progetto continentale.
I prossimi mesi saranno decisivi. Se Madrid non riuscirà a strappare garanzie sufficienti per la sua industria, il rischio è un divorzio definitivo che consegnerebbe all’Italia e al Regno Unito un possibile alleato di peso, ma che lascerebbe sul campo le ambizioni di autonomia tecnologica di Bruxelles. Le imprese spagnole sono state chiare: non c’è più tempo da perdere. La partita che si gioca tra le capitali europee non riguarda solo i caccia di domani, ma la stessa idea di un’Europa capace di difendersi con i propri mezzi. Senza un sussulto di responsabilità condivisa, lo spettro è quello di una frammentazione irreversibile, in cui ogni Stato tornerebbe a cercare da solo o con alleanze esterne le soluzioni per la propria sicurezza.
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