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Giustizia e Dirittolunedì 29 giugno 2026

Femminicidi e giustizia tardiva: condanne esemplari in Europa tra ergastoli e appelli

Dalla Germania alla Russia, passando per Svizzera e Svezia, le corti emettono sentenze severe per omicidi di donne, mentre si riaprono casi irrisolti da decenni.

Il 13 maggio il Tribunale penale di Basilea Campagna ha condannato all’ergastolo un uomo di 44 anni per l’omicidio della moglie, ex modella, a Binningen. La difesa ha annunciato ricorso contro la pena massima, che in Svizzera prevede la reclusione fino alla morte del condannato con una prima possibilità di libertà condizionale dopo quindici anni. Secondo gli analisti giuridici elvetici, il caso si inserisce in un indirizzo più severo della magistratura nei confronti dei femminicidi, in linea con la pressione esercitata dalle convenzioni internazionali ratificate da Berna.

In Germania, il Landgericht di Aschaffenburg ha comminato una condanna a vita per l’ex fidanzato di Maria Köhler, la diciannovenne uccisa nel 1984. L’imputato, oggi 67enne, era stato rintracciato in Turchia grazie alla riapertura del fascicolo da parte di investigatori specializzati in cold case e all’analisi del DNA sulla presunta arma del delitto. La procura ha escluso la tesi del raptus, sostenendo l’omicidio per motivi abbietti e a tradimento. La difesa ha chiesto l’assoluzione invocando la prescrizione per l’omicidio colposo, ma la corte ha ritenuto provato il dolo. La sentenza non è ancora passata in giudicato.

In Svezia, due distinti procedimenti hanno portato a condanne per violenza letale. Un uomo è stato condannato all’ergastolo e all’espulsione per aver accoltellato a morte l’ex compagna a Karlskrona, nonostante un divieto di avvicinamento. Secondo fonti giudiziarie svedesi, l’inasprimento delle pene per violazioni dei provvedimenti restrittivi riflette una strategia nazionale di contrasto alla violenza di genere. In un altro caso, un giovane è stato incarcerato per aver ferito mortalmente un parente anziano durante una manipolazione incauta di un’arma da fuoco in stato di ebbrezza: la condanna, sebbene per un reato colposo, evidenzia la rigidità scandinava sul possesso di armi.

In Russia, il tribunale regionale di Krasnodar ha inflitto 16 anni e mezzo di colonia penale a regime severo a Oleg Kovalenko, reo confesso dell’omicidio di Tatiana Magomedova, colpita con 26 coltellate. Secondo la procura, il movente era un rancore economico maturato oltre un decennio prima contro la famiglia della vittima. L’imputato ha dichiarato di non voler impugnare la sentenza. Per gli osservatori di Mosca, la pena, sebbene inferiore all’ergastolo, segnala una risposta repressiva a crimini con elevata efferatezza, in un quadro normativo che non prevede il reato specifico di femminicidio.

Il dossier resta aperto su più fronti: in Svizzera si attende il giudizio d’appello, in Germania la difesa potrebbe ricorrere in cassazione, mentre in Russia la condanna è definitiva. Per l’Italia, che ha introdotto il reato di femminicidio solo nel 2023, il quadro europeo offre un termine di paragone su come differenti ordinamenti affrontino la violenza di genere, tra pene perpetue, riapertura di casi archiviati e tensione tra garantismo e tutela delle vittime.

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lunedì 29 giugno 2026

Femminicidi e giustizia tardiva: condanne esemplari in Europa tra ergastoli e appelli

Dalla Germania alla Russia, passando per Svizzera e Svezia, le corti emettono sentenze severe per omicidi di donne, mentre si riaprono casi irrisolti da decenni.

Il 13 maggio il Tribunale penale di Basilea Campagna ha condannato all’ergastolo un uomo di 44 anni per l’omicidio della moglie, ex modella, a Binningen. La difesa ha annunciato ricorso contro la pena massima, che in Svizzera prevede la reclusione fino alla morte del condannato con una prima possibilità di libertà condizionale dopo quindici anni. Secondo gli analisti giuridici elvetici, il caso si inserisce in un indirizzo più severo della magistratura nei confronti dei femminicidi, in linea con la pressione esercitata dalle convenzioni internazionali ratificate da Berna.

In Germania, il Landgericht di Aschaffenburg ha comminato una condanna a vita per l’ex fidanzato di Maria Köhler, la diciannovenne uccisa nel 1984. L’imputato, oggi 67enne, era stato rintracciato in Turchia grazie alla riapertura del fascicolo da parte di investigatori specializzati in cold case e all’analisi del DNA sulla presunta arma del delitto. La procura ha escluso la tesi del raptus, sostenendo l’omicidio per motivi abbietti e a tradimento. La difesa ha chiesto l’assoluzione invocando la prescrizione per l’omicidio colposo, ma la corte ha ritenuto provato il dolo. La sentenza non è ancora passata in giudicato.

In Svezia, due distinti procedimenti hanno portato a condanne per violenza letale. Un uomo è stato condannato all’ergastolo e all’espulsione per aver accoltellato a morte l’ex compagna a Karlskrona, nonostante un divieto di avvicinamento. Secondo fonti giudiziarie svedesi, l’inasprimento delle pene per violazioni dei provvedimenti restrittivi riflette una strategia nazionale di contrasto alla violenza di genere. In un altro caso, un giovane è stato incarcerato per aver ferito mortalmente un parente anziano durante una manipolazione incauta di un’arma da fuoco in stato di ebbrezza: la condanna, sebbene per un reato colposo, evidenzia la rigidità scandinava sul possesso di armi.

In Russia, il tribunale regionale di Krasnodar ha inflitto 16 anni e mezzo di colonia penale a regime severo a Oleg Kovalenko, reo confesso dell’omicidio di Tatiana Magomedova, colpita con 26 coltellate. Secondo la procura, il movente era un rancore economico maturato oltre un decennio prima contro la famiglia della vittima. L’imputato ha dichiarato di non voler impugnare la sentenza. Per gli osservatori di Mosca, la pena, sebbene inferiore all’ergastolo, segnala una risposta repressiva a crimini con elevata efferatezza, in un quadro normativo che non prevede il reato specifico di femminicidio.

Il dossier resta aperto su più fronti: in Svizzera si attende il giudizio d’appello, in Germania la difesa potrebbe ricorrere in cassazione, mentre in Russia la condanna è definitiva. Per l’Italia, che ha introdotto il reato di femminicidio solo nel 2023, il quadro europeo offre un termine di paragone su come differenti ordinamenti affrontino la violenza di genere, tra pene perpetue, riapertura di casi archiviati e tensione tra garantismo e tutela delle vittime.

Divergenza — chi la racconta come
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