
Francia schiera la portaerei e chiude la porta al negoziato: l'Europa sfida Teheran sullo Stretto di Ormuz
Parigi invia il Charles de Gaulle e blocca ogni discussione sulle sanzioni finché lo Stretto resterà chiuso. L'Italia partecipa con una fregata.
La Francia ha compiuto una mossa che cambia gli equilibri nel Golfo Persico: il dispiegamento della portaerei a propulsione nucleare Charles de Gaulle verso lo Stretto di Ormuz non è soltanto un atto di forza militare, ma un'affermazione politica netta. Quarantaduemila tonnellate di acciaio, scortate da un sommergibile e da fregate italiane, spagnole e olandesi, navigano in queste ore verso una delle vie d'acqua più strategiche del pianeta. Secondo l'ottica di Parigi, si tratta di «un segnale diplomatico forte», come lo ha definito la viceministra della Difesa Alice Rufo, ma anche di una risposta concreta all'attacco missilistico subito da un mercantile francese pochi giorni prima. La missione, coordinata con il Regno Unito e altri quaranta paesi, intende garantire la libera circolazione delle navi mercantili in un tratto di mare che ogni giorno vede transitare oltre un quinto del petrolio mondiale.
Nel frattempo, la posizione del governo francese si è fatta ancora più intransigente sul fronte diplomatico. Il ministro degli Esteri Jean-Noël Barrot ha escluso in modo categorico ogni possibilità di revoca delle sanzioni internazionali contro l'Iran finché lo Stretto di Ormuz resterà bloccato. «Non è tollerabile che uno stretto, patrimonio comune dell'umanità, venga utilizzato come strumento di ricatto», ha dichiarato Barrot in un'intervista radiofonica, rilanciata da diverse agenzie. La richiesta di Teheran, che chiedeva agli Stati Uniti un alleggerimento delle sanzioni in cambio di concessioni sul programma nucleare, è stata respinta al mittente. Nella prospettiva iraniana, invece, l'isolamento economico è il vero nodo: il regime guidato dagli ayatollah cerca da mesi un'intesa con Washington, tanto che lo stesso Donald Trump aveva accennato a un possibile accordo. Ma per l'Europa, e in particolare per Parigi, il principio della libertà di navigazione non è negoziabile.
Sul fronte interno all'Unione, la scelta francese trova un'ampia convergenza. A giudizio degli analisti di Bruxelles, la partecipazione italiana alla scorta navale rappresenta un segnale di coesione europea in un momento di forti tensioni globali. L'Italia, che dipende in larga misura dalle rotte energetiche che attraversano il Canale di Suez e lo Stretto di Ormuz, non può permettersi incertezze sulla sicurezza dei traffici marittimi. Eppure, la posta in gioco va oltre la difesa commerciale: la fermezza di Barrot rischia di irrigidire ulteriormente il dialogo con Teheran, chiudendo di fatto la finestra diplomatica che si era aperta con le avances di Trump. La missione del Charles de Gaulle è dunque un'operazione a doppio taglio: da un lato protegge gli interessi immediati dell'Occidente, dall'altro potrebbe allontanare una soluzione politica duratura. Per l'Europa, chiamata a bilanciare deterrenza e diplomazia, la vera sfida sarà evitare che lo Stretto di Ormuz diventi il teatro di una crisi senza via d'uscita.
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