
Frode negli hospice, la stretta di Washington scuote la California e interroga l'Europa
La task force anti-frode dell’amministrazione Trump, guidata dal vicepresidente Vance, ha sospeso in poche settimane 447 hospice e 23 agenzie di assistenza domiciliare nella sola contea di Los Angeles, per un presunto danno erariale di oltre 600 milioni di dollari. Un’operazione a tenaglia che, dall’ottica di Washington, colpisce non solo i criminali ma anche l’inerzia delle autorità locali democratiche, accusate di aver a lungo trascurato allarmi già noti. Proprio in California, infatti, promesse di riforma del settore hospice erano state annunciate cinque anni fa dopo un’inchiesta del Los Angeles Times, ma i risultati sono stati giudicati largamente insufficienti, permettendo a un sistema fraudolento di prosperare ai danni dei contribuenti e dei pazienti più vulnerabili.
In questo clima di tensione tra poteri statali e federali, un controverso disegno di legge californiano – il “Privacy for immigration support services providers” – rischia di innescare un ulteriore conflitto. Secondo i suoi critici, la norma, ribattezzata dai detrattori “Stop Nick Shirley Act”, criminalizzerebbe il giornalismo d’inchiesta e quello civico imponendo pesanti sanzioni a chi diffonda immagini o dati di operatori dei servizi per immigrati. Se i democratici locali la difendono come scudo necessario contro violenze politiche, dall’altra sponda si levano voci che vi scorgono un tentativo di opacizzare l’uso di fondi pubblici e di proteggere organizzazioni dallo scrutinio civico, in un momento in cui la caccia ai frodatori è priorità assoluta a livello nazionale.
La strategia federale, del resto, non si limita alle retate. Riceve sostegno trasversale da una dozzina di tesorieri di Stato una proposta di regola del Dipartimento del Lavoro che mira a imporre maggiore trasparenza sui cosiddetti “intermediari” della sanità, i Pharmacy Benefit Managers, accusati di gonfiare i costi con commissioni occulte. È un fronte ampio quello della lotta agli sprechi, che unisce istanze di efficienza a pulsioni politiche, in una campagna che ha nel mirino gli Stati a guida democratica e i loro presunti buchi neri della spesa.
Dall’altra parte dell’oceano, gli analisti di Bruxelles osservano con attenzione questa battaglia. Per l’Europa, e per un’Italia con un sistema sanitario pubblico sotto stress, le questioni sollevate – trasparenza sui costi sanitari, efficacia dei controlli sulla spesa, equilibrio tra privacy e diritto di cronaca – non sono affatto astratte. Il rischio che modelli fraudolenti o opachi attecchisca anche nel Vecchio Continente è concreto, così come lo è la tentazione di rispondere a crisi di fiducia con norme che limitino l’accesso all’informazione. La posta in gioco, oltre agli enormi capitali pubblici, è la qualità stessa della democrazia liberale, chiamata a vigilare sui propri conti senza rinunciare ai propri principi.
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