
Grano conteso tra Kiev e Israele, l’Unione Europea evoca sanzioni
La crisi diplomatica tra Ucraina e Israele per le navi che trasportano cereali dai territori occupati ha varcato una soglia inedita: Bruxelles ha dichiarato di essere pronta a colpire con sanzioni individui e società israeliane qualora venga accertato il loro coinvolgimento nell’importazione di grano «rubato» dalla Russia. È il punto di massima tensione di una vicenda cominciata in sordina con l’arrivo nel porto di Haifa del cargo Panoramits, ma che in poche ore ha mobilitato ministeri degli Esteri, presidenze e ora l’intera architettura sanzionatoria europea. Per l’Italia, snodo mediterraneo della sicurezza alimentare e della proiezione commerciale verso il Levante, l’eventualità di sanzioni a un partner israeliano aprirebbe un fronte delicatissimo, tanto sul piano giuridico quanto su quello degli approvvigionamenti di cereali in un mercato già segnato dalla guerra sul Mar Nero.
L’allarme è stato lanciato da Kiev con un crescendo di messaggi pubblici e note diplomatiche. Dopo aver convocato l’ambasciatore israeliano, il ministro degli Esteri ucraino Andrij Sybiha ha denunciato che quella attesa a Haifa era già la seconda nave carica di cereali sottratti dalla Russia nelle regioni occupate, e ha ricordato come nei mesi precedenti almeno altre quattro imbarcazioni avessero già scaricato senza che le autorità israeliane intervenissero. Poche ore dopo è intervenuto il presidente Volodymyr Zelensky, che su X ha parlato di «ricettazione» contraria alle stesse leggi dello Stato ebraico, annunciando sanzioni contro i trafficanti e contro chiunque tragga profitto da «un commercio che non può essere legittimo». Una fonte diplomatica ucraina ha infine avvertito che, in assenza di un rifiuto del carico, Kiev si riserva di attivare «l’intero spettro delle misure diplomatiche e giurisdizionali internazionali».
Da Tel Aviv la reazione è stata ferma ma misurata. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha replicato direttamente al collega ucraino, respingendo quella che ha definito una «diplomazia dei social network» e puntualizzando che accuse senza prove non costituiscono una base per mettere a repentaglio i rapporti bilaterali. Secondo fonti israeliane, né le richieste di chiarimenti avanzate da Kiev a metà aprile, né la successiva nota di protesta sarebbero state accompagnate da elementi giuridici sufficienti ad avviare un’indagine o a bloccare l’attracco di navi che trasportano merci acquistate da operatori privati. La posizione israeliana, letta da analisti vicini al governo, riflette il difficile equilibrio tra la solidarietà con l’Ucraina e la necessità di non interrompere i canali con Mosca in un quadrante mediorientale dove la Russia è interlocutore imprescindibile.
A rompere gli indugi è stata Bruxelles. Un portavoce dell’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, Anwar Al-Anuni, ha dichiarato che l’Ue condanna qualsiasi azione che contribuisca a finanziare lo sforzo bellico russo e a eludere le sanzioni, aggiungendo che i responsabili potranno essere inseriti nelle liste nere europee. Dietro le quinte, secondo analisti della Commissione, si sta valutando come applicare il regime sanzionatorio a soggetti israeliani senza incrinare la partnership strategica con Gerusalemme. Per i Ventisette si tratta di un test di coerenza: finora le misure restrittive avevano colpito intermediari russi o di paesi terzi, ma ora il sospetto che imprese dello Stato ebraico possano fungere da anello di una filiera illecita del grano obbliga a un salto di qualità politico.
L’ottica di Mosca, affidata alle parole del portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, è prevedibilmente opposta: non esiste alcun grano «rubato», si tratta di derrate prodotte in territori che la Federazione considera propri e vendute a compratori privati israeliani nel quadro di transazioni perfettamente legali. Pechino, osservatore interessato alla tenuta dei corridoi cerealicoli, finora non si è espressa, ma gli analisti cinesi leggono la vicenda come l’ennesima crepa in un mercato globale delle materie prime già frammentato dalla guerra, con il rischio che la contesa finisca per accelerare la ricerca di canali alternativi a quelli dominati dagli occidentali.
In prospettiva, l’escalation apre scenari imprevedibili. Se l’Ue dovesse effettivamente sanzionare soggetti israeliani, per la prima volta un partner storico e democratico si troverebbe nella stessa categoria dei complici dell’apparato bellico russo, con ripercussioni sull’intero rapporto transatlantico. Per l’Ucraina, l’inasprimento verso Israele è un azzardo che potrebbe costare la neutralità attiva di Gerusalemme, proprio mentre Kiev cerca di moltiplicare i sostegni internazionali oltre il perimetro occidentale. E per l’Italia, che dai porti di Haifa e Ashdod vede transitare merci destinate anche al mercato europeo, la vicenda del grano conteso mostra quanto sia urgente dotarsi di strumenti di tracciabilità e certificazione capaci di smascherare i flussi che alimentano la macchina della guerra, senza al contempo strangolare le rotte commerciali su cui si regge la sicurezza alimentare del Mediterraneo.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsI giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane
8 lingue · 21 testate
Da TechnologyGli Emirati Arabi Uniti adottano Aani e Jaywan per i pagamenti federali
1 lingua · 8 testate