
Grano ucraino rubato e diretto a Haifa: l'Ucraina chiede il sequestro, cresce la tensione diplomatica con Israele
L’Ucraina ha chiesto formalmente a Israele di sequestrare la nave Panormitis, in rotta verso Haifa con un carico di grano che, secondo Kyiv, proviene dai territori occupati dalla Russia e sarebbe stato trafugato illegalmente dalle campagne ucraine. La richiesta, avanzata dal procuratore generale ucraino Ruslan Kravchenko via Telegram, segna un’escalation in un contenzioso che da settimane oppone i due Paesi e che ora si intreccia con gli equilibri del commercio agricolo nel Mediterraneo orientale. Secondo gli investigatori ucraini, il grano sarebbe stato trasbordato da un’altra nave prima di raggiungere il porto israeliano, un modus operandi già denunciato nei mesi scorsi da diverse capitali europee.
Da Gerusalemme la risposta è stata gelida. Il ministero degli Esteri israeliano ha accusato Kyiv di ricorrere a una «diplomazia da Twitter», sostenendo che i post sui social non costituiscono prove sufficienti per giustificare un sequestro. Ma la posizione di Israele appare sempre più ambigua. Secondo fonti diplomatiche citate dalla stampa israeliana, la vice direttrice generale per l’Europa Simona Halperin ha incontrato nei giorni scorsi l’ambasciatore russo Anatoly Viktorov, rifiutando invece un colloquio con il rappresentante dell’Unione europea Michael Mann, che da oltre una settimana cercava un confronto sulla vicenda. Una scelta che, nell’ottica di Bruxelles, assume un significato politico preciso: mentre l’Ue cerca di stringere le maglie delle sanzioni contro Mosca e di bloccare il commercio di beni sottratti all’Ucraina, Israele sembra preferire un canale diretto con il Cremlino.
La nota di protesta consegnata dall’ambasciata ucraina a Tel Aviv non lascia spazio a equivoci: elenca, data per data, le segnalazioni già inviate a Israele riguardo a navi cariche di grano ucraino scaricato nei suoi porti, e denuncia che l’unico riscontro ricevuto – il 20 aprile – si limitava a un avvertimento informale su un diverso carico. Per Kyiv, il silenzio israeliano «crea di fatto le condizioni per legittimare il grano rubato». Sul fronte interno israeliano, il caso complica i rapporti con il blocco europeo, da cui dipende parte del sostegno diplomatico in sede Onu e bilaterale.
Guardando avanti, la partita si gioca su più tavoli. Da una parte, l’Ucraina tenta di trasformare ogni episodio in un precedente legale, spingendo per il sequestro come atto di contrasto al saccheggio russo. Dall’altra, Israele – stretto tra la necessità di non alienarsi Mosca, con cui coordina le operazioni in Siria, e le pressioni di Kyiv e dell’Ue – rischia di diventare il terminale mediterraneo di un traffico che l’Europa ha giurato di voler impedire. Per l’Italia, che importa grano ucraino e segue con attenzione i flussi dal Mar Nero, il caso Panormitis è un test: dimostra quanto sia poroso il sistema di controllo sulle merci provenienti dai territori occupati, e quanto sia difficile tenere insieme sanzioni, sicurezza alimentare e realpolitik in un’area dove i confini tra guerra e commercio sono ormai evanescenti.
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