
Iraq e Turchia prorogano di un anno l'accordo sull'oleodotto di Kirkuk-Ceyhan
L'intesa prevede un flusso minimo di 750mila barili al giorno, mentre i due paesi lavorano a un accordo quadro più ampio nei settori energetici.
L'Iraq e la Turchia hanno firmato un accordo di un anno per estendere l'operatività dell'oleodotto che trasporta greggio iracheno da Kirkuk al porto turco di Ceyhan, ha annunciato sabato il ministro dell'Energia turco Alparslan Bayraktar. La proroga sostituisce un'intesa pluridecennale scaduta la settimana scorsa e consente di mantenere in funzione l'unico oleodotto di esportazione attualmente operativo per Baghdad.
L'oleodotto, con una capacità massima di 1,5 milioni di barili al giorno, era rimasto in gran parte inutilizzato dal 2023 a causa di controversie legali e commerciali con la regione curda semiautonoma, salvo limitate riprese l'anno scorso. Secondo Bayraktar, l'accordo prevede un volume di transito minimo di 750mila barili al giorno, ben al di sopra degli attuali circa 170-200mila barili al giorno.
La firma arriva mentre Baghdad cerca di diversificare le rotte di esportazione del greggio per ridurre la dipendenza dalle vie marittime del Golfo, dopo le interruzioni nel Canale di Hormuz causate dal conflitto tra Stati Uniti e Iran iniziato a febbraio. Il primo ministro iracheno Ali al-Zaidi ha definito l'intesa «una tappa strategica importante» per garantire il flusso continuo delle esportazioni.
L'accordo è stato siglato ad Ankara tra la società statale turca BOTAS e le omologhe irachene SOMO e NOC. I due governi hanno avviato parallelamente negoziati per un accordo quadro più ampio che copra petrolio, elettricità e risorse idriche, con l'obiettivo di rafforzare la cooperazione economica bilaterale. La prossima scadenza da monitorare è la conclusione dei negoziati per l'intesa di lungo termine, mentre la Turchia punta a utilizzare pienamente la capacità dell'oleodotto e a estenderlo fino ai giacimenti del sud dell'Iraq.
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La Turchia e l'Iraq assicurano un'alternativa al Golfo, rafforzando la sicurezza energetica bypassando lo Stretto di Hormuz.
Il blocco presenta l'accordo come una risposta razionale ai rischi geopolitici, usando il contesto della chiusura di Hormuz per legittimare il pipeline come diversificazione necessaria.
Il blocco iraniano menziona la scadenza del contratto del gas tra Iran e Turchia; atlantica omette ciò, concentrandosi solo su Hormuz.
L'Iran osserva con cautela l'avvicinamento tra Turchia e Iraq, sottolineando la scadenza del proprio accordo gasiero come monito.
Collegando l'accordo sul pipeline alla fine imminente del contratto di esportazione di gas dell'Iran con la Turchia, il blocco inquadra il nuovo accordo come un potenziale spostamento delle alleanze energetiche regionali, suggerendo che gli interessi iraniani potrebbero essere messi da parte.
Il blocco atlantica enfatizza le chiusure di Hormuz come motore principale; il blocco iraniano omette quel contesto, concentrandosi invece sui tempi bilaterali e sull'accordo gasiero iraniano.
I paesi del Golfo diversificano le rotte di esportazione, e l'accordo Turchia-Iraq è un tassello di questa strategia più ampia.
Il blocco universalizza l'accordo sul pipeline come parte di una tendenza regionale, usando i dati sul traffico di Hormuz per normalizzare la mossa come risposta logica a una vulnerabilità condivisa, riducendone così la specificità bilaterale.
Il focus del blocco iraniano sull'accordo gasiero iraniano è omesso; invece, il rischio di Hormuz è centrale.
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