
Guatemala, Arévalo frena sulle incursioni USA: «Nessun accordo, solo cooperazione»
Il presidente guatemalteco smentisce le indiscrezioni di un via libera a operazioni militari congiunte, ma conferma la richiesta di assistenza contro i cartelli. La tensione con Washington cresce, mentre l'Ecuador aveva già ceduto.
La Casa Bianca spinge per un'offensiva senza precedenti contro i narcotrafficanti in America Latina, ma trova una resistenza inattesa a Città del Guatemala. Dopo che il New York Times aveva rivelato un presunto accordo per raid aerei congiunti, il presidente Bernardo Arévalo ha smentito categoricamente: «Non c'è alcuna intesa», ha dichiarato giovedì in conferenza stampa. La sua amministrazione, ha precisato, ha soltanto inoltrato una richiesta di cooperazione nel quadro degli accordi già esistenti, senza autorizzare la presenza di truppe statunitensi sul suolo nazionale.
La vicenda si inserisce nella strategia sempre più assertiva dell'amministrazione Trump, che ha elevato i cartelli al rango di «narco-terroristi» e cerca basi operative nella regione. All'inizio di marzo, l'Ecuador era diventato il primo paese ad accettare la collaborazione militare, aprendo la strada a un possibile interventismo che inquieta molti governi latinoamericani. Secondo analisti della regione, l'equilibrio tra cooperazione antidroga e difesa della sovranità nazionale si fa ogni giorno più precario, con Washington che esercita pressioni incrociate, combinando aiuti e minacce diplomatiche.
Dal canto suo, il Guatemala non chiude la porta: Arévalo ha riconosciuto il bisogno di attrezzature, addestramento e know-how statunitense per pianificare operazioni a livello strategico, ma ha tracciato una linea rossa su qualsiasi coinvolgimento diretto di forze armate americane. Qualsiasi dispiegamento, ha ricordato, richiederebbe l'approvazione del Congresso guatemalteco – un passaggio politico tutt'altro che scontato. È una posizione che, nell'ottica di commentatori asiatici, riflette il dilemma di molti paesi in via di sviluppo: accettare l'aiuto senza cedere all'egemonia.
L'episodio guatemalteco assume un significato che supera i confini centroamericani. Da Bruxelles, dove si osserva con crescente attenzione l'evoluzione delle politiche di sicurezza emisferiche, si sottolinea come l'approccio militare – per quanto invocato da alcune cancellerie – rischi di riproporre vecchie logiche di intervento, proprio mentre l'Europa cerca modelli più complessi, basati sul rafforzamento delle istituzioni locali. Per l'Italia, che partecipa a missioni di addestramento in vari quadranti, la lezione è duplice: la lotta al narcotraffico è globale, ma le soluzioni imposte dall'esterno generano resistenze che possono rivelarsi controproducenti.
Resta da vedere se la Casa Bianca accetterà il compromesso proposto da Città del Guatemala o se inasprirà la pressione, magari condizionando gli aiuti economici. Intanto, il precedente ecuadoriano mostra che le divisioni nel fronte latinoamericano sono profonde, e che l'Amministrazione Trump saprà sfruttarle. Il risiko dei cartelli e delle sovranità, in un 2026 già carico di tensioni commerciali e geopolitiche, è appena cominciato.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
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| Stampa latinoamericana | −0.50 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
Il presidente guatemalteco ha negato qualsiasi intesa per operazioni militari congiunte con gli Stati Uniti, chiarendo di aver solo chiesto una cooperazione rafforzata contro il narcotraffico. La smentita è arrivata dopo la pubblicazione di un retroscena giornalistico su un presunto accordo durante una telefonata con il segretario alla Difesa americano. L'episodio mostra il difficile equilibrio tra l'accettare il sostegno di Washington e il mantenimento della piena sovranità nazionale.
Gli Stati Uniti stanno facendo pressione sull'America Latina perché accetti operazioni antidroga congiunte. Dopo che l'Ecuador aveva ceduto, un rapporto giornalistico ha sostenuto che anche il Guatemala avrebbe aderito, ma il governo guatemalteco ha negato fermamente di aver autorizzato la presenza di truppe straniere. La vicenda mette in luce l'ingerenza di Washington e la resistenza della regione a compromettere la propria sovranità.
L'ultimo sviluppo delle relazioni tra Stati Uniti e America Latina vede il Guatemala negare un accordo per operazioni statunitensi sul proprio territorio, pur ammettendo una richiesta di cooperazione. L'incidente riflette la tensione tra la collaborazione bilaterale nella lotta al narcotraffico e la preservazione della sovranità nazionale.
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