
I BTS rifiutano i Grammy: «La musica non si divide per regione»
Il gruppo K-pop non presenterà i brani alla 69ª edizione, opponendosi alla nuova categoria “Best Asian Pop Music Performance” e affermando che l'arte non andrebbe etichettata in base a lingua o provenienza.
Il 29 luglio, una raffica silenziosa di notifiche ha attraversato i fusi orari del pianeta. Sui profili Instagram di RM, Jin, Suga, J-Hope, Jimin, V e Jungkook comparivano all'improvviso poche righe in coreano, identiche, postate in sincrono. «Abbiamo deciso di non presentare la nostra musica ai Grammy di quest'anno», recitava il messaggio. «Speriamo che la musica possa essere ascoltata e amata per quello che è, senza essere divisa per regione o lingua». Un gesto secco, nessuna campagna roboante: sette storie digitali capaci di scuotere l'industria musicale.
La scelta arriva a poche settimane dall'introduzione, da parte della Recording Academy, della categoria “Best Asian Pop Music Performance”. Presentata come un omaggio alla crescente influenza del pop asiatico, la novità è stata subito criticata come una forma di segregazione, un modo per confinare gli artisti asiatici in un recinto che li esclude dalle competizioni principali. I BTS, proprio mentre vivono una delle loro stagioni più trionfali – l'album Arirang ha debuttato in vetta alla Billboard 200 con 641.000 unità e il singolo Swim è entrato direttamente al primo posto della Hot 100 – hanno scelto di tirarsi fuori, rinunciando a un trionfo quasi scontato nella nuova categoria.
L'ARMY, il fandom globale, ha reagito con un misto di orgoglio e liberazione. Da anni i fan consideravano il rapporto con i Grammy un cortocircuito irrisolto: nomination senza vittorie nonostante numeri da record, e un'esibizione nel 2022 rimasta nella memoria. Quella sera, dopo infortuni e contagi da Covid, il gruppo provò una sola volta prima di salire sul palco, con Jin che eseguiva la coreografia con un dito fasciato. L'applauso fu unanime, ma la statuetta andò altrove. Nelle discussioni social, oggi, la mancata partecipazione non è vissuta come una sconfitta, ma come l'affermazione di un principio: la musica non deve inseguire legittimazioni geografiche per essere grande.
In un mondo musicale che moltiplica le etichette, i BTS hanno risposto con un'assenza deliberata. Una rinuncia che non crea un vuoto, ma pone una domanda ancora aperta: quanto può essere universale un'arte se continua a essere misurata con il metro della lingua o della regione d'origine?
| Stampa iraniana e affini | +0.70 | aligned |
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| Stampa del Golfo arabo | +0.80 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | +0.30 | aligned |
I media iraniani presentano il rifiuto dei BTS come un fermo 'no' alla discriminazione razziale dei Grammy. La nuova categoria è vista come un tentativo di segregare gli artisti asiatici, e la decisione del gruppo è lodata come una difesa dei valori universali della musica.
I media del Golfo celebrano la decisione dei BTS come una vittoria, sottolineando che i Grammy hanno perso credibilità creando una 'categoria ghetto'. I fan sono orgogliosi e vedono il gesto come una riaffermazione dello status globale del gruppo.
I media atlantici riportano la decisione dei BTS con distacco analitico, inquadrandola come una mossa calcolata nel contesto delle precedenti esclusioni e della nuova categoria. Non enfatizzano la protesta, ma la considerano uno sviluppo logico.
I media europei continentali presentano il rifiuto dei BTS come una protesta ragionevole contro una categoria che rischia di ghettizzare la musica asiatica. Usano un linguaggio di universalismo e equità, legittimando la protesta senza condanne esplicite.
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