
La guerra commerciale di Trump allontana turisti e studenti stranieri dagli Stati Uniti
Dati da cellulari mostrano un crollo del 42% dei canadesi negli Usa. In calo del 20% gli studenti internazionali. L’Asia e l’Europa potrebbero beneficiarne.
La politica aggressiva di Trump sta producendo conseguenze tangibili ben oltre i dazi. Un’analisi condotta dall’Università di Toronto su dati di telefonia mobile rivela che le visite dei canadesi nelle città statunitensi sono crollate in media del 42% nell’ultimo anno, un tracollo ben superiore al 25% stimato dalle statistiche ufficiali di frontiera. Il fenomeno non risparmia i grandi centri commerciali come New York, Los Angeles o Houston, colpiti da una contrazione che ha dell’inatteso. Curiosamente, tre località fanno eccezione: Gainesville, Cleveland e Portland hanno registrato un aumento dei visitatori canadesi tra il 21 e il 35%. I ricercatori, ancora incerti sulle cause, ipotizzano che si tratti di mete riparo, lontane dalle tensioni politiche e più accessibili per chi vuole evitare il confronto diretto con l’America trumpiana.
La rottura dei legami transfrontalieri non si limita al turismo. Secondo un rapporto della NAFSA, associazione internazionale dell’educazione, le università americane hanno visto calare del 20% le immatricolazioni di studenti stranieri nella primavera del 2026. Il dato è ancora più pesante a livello di laurea magistrale, con un meno 24%. L’84% degli atenei intervistati indica come causa principale le restrizioni imposte dall’amministrazione Trump: visti più difficili da ottenere, ritardi burocratici e, in alcuni casi, veri e propri arresti di studenti nei campus da parte dell’immigrazione. Il risultato è una fuga di cervelli dagli Stati Uniti che, in prospettiva, potrebbe ridisegnare la geografia del sapere globale.
Dal punto di vista asiatico, la contrazione americana rappresenta un’opportunità. Università in Cina, Singapore e Corea del Sud stanno già potenziando i programmi in lingua inglese per attrarre i talenti respinti da Washington. Pechino, in particolare, vede in questo spostamento un modo per rafforzare la propria influenza culturale e scientifica. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, la situazione è più ambivalente. Da un lato, i nostri atenei potrebbero intercettare parte del flusso di studenti che un tempo sceglievano gli Stati Uniti, specialmente nei settori della moda e del design. Dall’altro, il clima di incertezza commerciale globale rischia di frenare gli investimenti in ricerca e sviluppo. In uno scenario in cui i rapporti di forza si ridefiniscono, la scelta di un ateneo europeo potrebbe diventare non più un ripiego, ma una strategia consapevole per chi cerca stabilità.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa russa e CSI | −0.50 | critical |
La guerra commerciale di Trump ha causato un crollo del 42% del turismo canadese negli Stati Uniti, secondo dati basati su telefoni cellulari. Il calo è molto più netto di quanto suggerito dalle statistiche ufficiali di frontiera e colpisce destinazioni come Las Vegas e Orlando. L'analisi si concentra sull'impatto economico diretto, senza enfasi emotiva.
Le politiche restrittive di Trump stanno allontanando non solo i turisti canadesi, con un calo del 42% delle visite, ma anche gli studenti internazionali, le cui iscrizioni sono diminuite del 20%. I ricercatori sottolineano che tre città americane hanno registrato un aumento inspiegabile, ma il quadro generale è di un isolamento autoinflitto. La narrazione critica l'amministrazione per aver danneggiato l'immagine e l'economia del paese.
Il calo del 20% degli studenti stranieri negli Stati Uniti è attribuito direttamente alle politiche restrittive di Trump, con l'84% degli istituti che indica la politica governativa come causa. La notizia viene presentata con una certa soddisfazione, sottolineando come l'America stia perdendo attrattiva a causa delle sue stesse scelte. Il tono è di distacco critico, quasi compiaciuto, verso le difficoltà autoinflitte dagli Stati Uniti.
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