
Il camion del CSD di Berlino riparte per Amburgo: “Ora più che mai”
Dopo l’attentato al Tiergarten, la comunità queer tedesca risponde con una presenza rafforzata al corteo di Amburgo e un dibattito televisivo che divide la critica.
Quando i microfoni si spengono e parte la sigla di coda, Sarah Tacke ride. Gesticola, trattiene i suoi ospiti in uno scambio che le telecamere non riprendono più. È il sollievo di chi ha appena concluso la prima puntata di un talk show nato all’ombra di un trauma: l’attentato al Christopher Street Day di Berlino, dove un furgone si è scagliato sulla folla del Tiergarten uccidendo una donna polacca di 65 anni e ferendone altre 31, alcune in modo gravissimo.
Quella risata fuori onda è l’altra faccia di una comunità che ha scelto di non piegarsi. A poche ore dalla discussione in studio, il camion del CSD berlinese – lo stesso che avrebbe dovuto sfilare nella capitale tedesca – è partito per Amburgo. «Jetzt erst recht», ora più che mai, hanno scritto gli organizzatori su Instagram, annunciando la partecipazione al corteo del sabato con il carro numero 36, nel quarto blocco. Un gesto che non cancella l’accaduto, ma rivendica il diritto alla visibilità, mentre per domenica è stata convocata una veglia nel Tiergarten, alle 18, per ricordare le vittime.
Il talk show della giornalista e giurista Sarah Tacke, che per cinque settimane estive occupa lo spazio di Maybrit Illner, ha provato a trasformare lo shock in un dibattito sull’islamismo. Intorno al tavolo, il ministro dell’Interno della Renania Settentrionale-Vestfalia Herbert Reul, l’attivista Düzen Tekkal e lo psicologo Ahmad Mansour. Secondo alcune testate tedesche, la discussione è apparsa a tratti unilaterale, priva di voci che potessero spiegare le logiche della giustizia o difendere le pratiche esistenti. Eppure, come ha osservato un critico, lo scambio è stato sorprendentemente costruttivo. Reul ha attaccato con durezza la «giustizia coccolona» di Berlino, rea di aver concesso la libertà vigilata all’attentatore, e ha invitato tutti a non cedere: «Sarebbe l’errore più grande non andare al CSD di Amburgo. Non devono essere quei tipi a decidere come viviamo, ma noi».
L’eco dell’attentato ha varcato i confini tedeschi. A Helsingborg, in Svezia, dove la settimana del Pride prenderà il via il 2 agosto con una parata che attende tra le quattromila e le cinquemila persone, il project leader Albin Ganović ha ammesso che l’attacco ha scosso l’intero movimento Lgbtq+. Ma la risposta è la stessa: «Grideremo più forte, balleremo di più, ameremo di più – e faremo festa più a lungo nella notte». Nessuna minaccia specifica, ha precisato la polizia locale, ma la determinazione a non farsi intimidire unisce le piazze d’Europa.
Sabato pomeriggio, tra le strade di Amburgo, quel camion berlinese sarà un pezzo di Tiergarten in movimento. Non un carro allegorico qualunque, ma la prova che la paura può essere attraversata, un blocco per volta, fino a quando l’ultima nota della festa non si spegne nella notte del porto.
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
La comunità e i critici dello Stato parlano, schierandosi dalla parte di chi chiede responsabilità e misure di sicurezza più severe.
Evidenziando il fallimento dei programmi di deradicalizzazione e la clemenza del sistema giudiziario, il blocco rende plausibile la sua posizione attraverso una narrazione di negligenza sistemica.
Il fatto che l'attaccante sia stato rilasciato dal carcere poche settimane prima dell'attacco non viene enfatizzato, né la tempistica specifica della sua precedente detenzione.
Un osservatore esterno parla, schierandosi dalla parte di chi accusa le autorità tedesche di negligenza e chiede responsabilità.
Concentrandosi sulla conoscenza preventiva delle autorità e sul rilascio dell'attaccante, il blocco rende plausibile la sua posizione attraverso una narrazione di fallimento prevenibile.
La risposta provocatoria della comunità e il più ampio dibattito politico sull'islamismo e la sicurezza vengono omessi, così come il contesto della resilienza dell'evento Pride.
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