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domenica 3 maggio 2026

Il cancelliere tedesco Merz, un anno dopo: crisi di governo e popolarità ai minimi

A un anno esatto dalla sua elezione, Friedrich Merz si trova a fare i conti con una realtà ben diversa dalle promesse di rinnovamento che avevano accompagnato la sua ascesa. Il cancelliere tedesco, eletto al secondo scrutinio del Bundestag il 6 maggio 2025 – un inedito nella storia della Repubblica Federale – guida oggi una coalizione nero-rossa logorata dai conflitti interni, con indici di gradimento in caduta libera e un’opposizione radicale che avanza. A Berlino, il clima è di sconforto, reso palpabile dalle stesse parole di Merz, che in una recente intervista ha confessato di non sapere se riuscirà a portare a termine il mandato, pur dichiarandosi determinato a provarci. Un tono dimesso che, secondo gli osservatori tedeschi, rivela l’impotenza di un esecutivo incapace di trasformare in riforme la maggioranza parlamentare di cui dispone.

L’impasse non è solo politica, ma anche sociale ed economica. La fotografia del paese emerge da due scene emblematiche: da un lato, la discussione surreale, riportata dalla stampa svizzera, sulla proposta di abolire il Primo Maggio per aumentare la produttività – bocciata con indignazione dal ministro delle Finanze socialdemocratico Lars Klingbeil –, dall’altro lo spettacolo di Alexanderplatz, cuore di Berlino, dove senzatetto e tossicodipendenti vivono sotto gli occhi indifferenti di una polizia passiva. L’immagine della vetrina tedesca si incrina, e la percezione europea ne risente: a Bruxelles si teme che la paralisi di Berlino blocchi le decisioni su fondo di investimento comune e difesa, mentre a Madrid si sottolinea come il cancelliere abbia già perso il confronto con la destra populista di AfD, che nei sondaggi sfiora ormai il 25 per cento.

Guardando avanti, lo scenario più probabile, sostengono gli analisti politici di Zurigo e Francoforte, è una lenta agonia della coalizione, con il rischio concreto di elezioni anticipate nella prima metà del 2026. Il nodo resta la compatibilità tra l’agenda conservatrice di Merz e le rivendicazioni sociali della Spd, mentre la sfiducia dei mercati – aggravata dal ricorso al debito per il bilancio 2030 – rende ogni compromesso più amaro. Per l’Italia, alle prese con la propria instabilità di governo, il caso tedesco è un campanello d’allarme: un’Europa senza un baricentro solido a Berlino rischia di deragliare proprio mentre il mondo attende da essa una risposta coesa sulle sfide commerciali e climatiche.

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domenica 3 maggio 2026

Il cancelliere tedesco Merz, un anno dopo: crisi di governo e popolarità ai minimi

A un anno esatto dalla sua elezione, Friedrich Merz si trova a fare i conti con una realtà ben diversa dalle promesse di rinnovamento che avevano accompagnato la sua ascesa. Il cancelliere tedesco, eletto al secondo scrutinio del Bundestag il 6 maggio 2025 – un inedito nella storia della Repubblica Federale – guida oggi una coalizione nero-rossa logorata dai conflitti interni, con indici di gradimento in caduta libera e un’opposizione radicale che avanza. A Berlino, il clima è di sconforto, reso palpabile dalle stesse parole di Merz, che in una recente intervista ha confessato di non sapere se riuscirà a portare a termine il mandato, pur dichiarandosi determinato a provarci. Un tono dimesso che, secondo gli osservatori tedeschi, rivela l’impotenza di un esecutivo incapace di trasformare in riforme la maggioranza parlamentare di cui dispone.

L’impasse non è solo politica, ma anche sociale ed economica. La fotografia del paese emerge da due scene emblematiche: da un lato, la discussione surreale, riportata dalla stampa svizzera, sulla proposta di abolire il Primo Maggio per aumentare la produttività – bocciata con indignazione dal ministro delle Finanze socialdemocratico Lars Klingbeil –, dall’altro lo spettacolo di Alexanderplatz, cuore di Berlino, dove senzatetto e tossicodipendenti vivono sotto gli occhi indifferenti di una polizia passiva. L’immagine della vetrina tedesca si incrina, e la percezione europea ne risente: a Bruxelles si teme che la paralisi di Berlino blocchi le decisioni su fondo di investimento comune e difesa, mentre a Madrid si sottolinea come il cancelliere abbia già perso il confronto con la destra populista di AfD, che nei sondaggi sfiora ormai il 25 per cento.

Guardando avanti, lo scenario più probabile, sostengono gli analisti politici di Zurigo e Francoforte, è una lenta agonia della coalizione, con il rischio concreto di elezioni anticipate nella prima metà del 2026. Il nodo resta la compatibilità tra l’agenda conservatrice di Merz e le rivendicazioni sociali della Spd, mentre la sfiducia dei mercati – aggravata dal ricorso al debito per il bilancio 2030 – rende ogni compromesso più amaro. Per l’Italia, alle prese con la propria instabilità di governo, il caso tedesco è un campanello d’allarme: un’Europa senza un baricentro solido a Berlino rischia di deragliare proprio mentre il mondo attende da essa una risposta coesa sulle sfide commerciali e climatiche.

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