
Il Cartello di Sinaloa si lacera: ucciso il capo della sicurezza, nuovo fronte di guerra tra Chapitos e Mayos
La guerra intestina al Cartello di Sinaloa ha raggiunto un nuovo, cruento capitolo. Nelle prime ore di mercoledì, il corpo senza vita di Jesús Omar Ibarra Félix, meglio noto come “El Chuta” e capo della sicurezza dell’organizzazione, è stato rinvenuto con diversi colpi d’arma da fuoco nella comunità di Charay, nel municipio di El Fuerte. Il ritrovamento, avvenuto accanto alle lettere di benvenuto della località lungo la statale Los Mochis-Choix, è stato segnalato da automobilisti di passaggio. La morte di “El Chuta”, leader della cellula Fuerzas Especiales de Chuta (FECH), rappresenta un’escalation nella lotta tra le fazioni dei Chapitos e dei Mayos, che da mesi insanguinano lo Stato messicano.
Secondo gli analisti di Città del Messico, la violenza si è estesa ben oltre i tradizionali teatri di Culiacán e Mazatlán, coinvolgendo ora municipi come Escuinapa, Choix, El Fuerte e Badiraguato. Fino a poco tempo fa, le due fazioni avevano rispettato una tacita tregua per non danneggiare le aree di reclutamento e produzione di droga. Ma quel fragile equilibrio è stato infranto, aprendo un nuovo fronte bellico che rischia di propagare l’instabilità ad altre regioni del Paese. La strategia, spiegano gli esperti di sicurezza, mira a colpire le reti produttive e le basi di reclutamento avversarie, inasprendo un conflitto che non accenna a placarsi.
A conferma della turbolenza, nella vicina Durango si è registrato un altro episodio di tensione. Un imponente dispiegamento federale, con operazioni via terra e aria, ha preso d’assalto un ranch sulla strada Durango-Parral con l’obiettivo di catturare Leonel ‘G’, alias “El 40”, uno dei principali operatori del Cartello nello Stato. Nonostante la perquisizione abbia portato all’arresto di sei persone, tra cui il suo braccio destro, e al sequestro di armi, denaro e un fucile Barret, il boss è riuscito a fuggire con alcuni collaboratori. La sua latitanza dimostra la resilienza delle strutture criminali, capaci di eludere anche le operazioni più massicce.
Per l’Italia e l’Europa, la recrudescenza della violenza in Messico non è un fenomeno distante. La frammentazione del Cartello di Sinaloa, uno dei più potenti al mondo, potrebbe alterare i flussi di droga verso il Vecchio Continente, con possibili ripercussioni sulle rotte dello stupefacente e sulla criminalità organizzata europea. Bruxelles segue con attenzione l’evolversi degli eventi, consapevole che la destabilizzazione delle piazze messicane potrebbe tradursi in un aumento della concorrenza tra cartelli per il controllo dei mercati esteri. La morte di “El Chuta” e la fuga di “El 40” sono segnali di un conflitto che, lungi dall’esaurirsi, promette di ridefinire gli equilibri del narcotraffico globale.
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