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venerdì 24 aprile 2026

Il caso Fischer travolge anche il giornalista: la Svizzera del ghiaccio in bilico

La bomba esplosa nella quiete della Tissot Arena di Bienne, dove la nazionale svizzera di hockey si preparava al mondiale casalingo, ha prodotto un’onda d’urto che investe ora anche il giornalismo elvetico. Il falso certificato Covid di Patrick Fischer, ct della squadra, ha innescato una crisi che si allarga ben oltre lo sport: il volto che aveva denunciato la vicenda, il conduttore Pascal Schmitz, è stato sospeso dalla televisione pubblica SRF dopo che la «Weltwoche» ha riesumato suoi post offensivi e razzisti risalenti a quindici anni fa. L’azienda pubblica di Zurigo ha preferito allontanarlo dal video «fino a nuovo ordine», lasciando il programma «Schweiz aktuell» senza il suo moderatore di punta.

La scelta ha acceso un dibattito nella Confederazione, dove il confine tra responsabilità deontologica e caccia alle streghe appare sempre più labile. Da Berna, gli analisti osservano che il silenzio imposto a Schmitz rischia di soffocare un'inchiesta giusta con un metodo sbagliato, mentre a Ginevra si sottolinea come il clamore mediatico rischi di distrarre dal nodo centrale: l’uso fraudolento di certificati sanitari da parte di un allenatore nazionale. Intanto, nella Tissot Arena il «media day» si è trasformato in un interrogatorio, e Fischer, che dopo dieci anni di panchina si apprestava a celebrare il suo lascito, è ora costretto a difendere la sua credibilità di fronte a una federazione imbarazzata e a un pubblico disorientato.

La squadra, che doveva giocare due amichevoli contro l’Ungheria, cerca di ricompattarsi tra esercitazioni e silenzi. Nell’ottica di Bruxelles, la vicenda sottolinea la fragilità delle istituzioni di fronte a scandali che mescolano etica sportiva, verità giornalistica e responsabilità digitale. Per l’Italia, abituata a incroci simili tra calcio e giustizia, il caso svizzero offre una parabola esemplare: nessun sistema è immune dal cortocircuito tra informazione e potere.

Il mondiale di maggio si avvicina, e la nazionale rossocrociata dovrà dimostrare di saper pattinare non solo sul ghiaccio, ma anche sopra le proprie contraddizioni.

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Il caso Fischer travolge anche il giornalista: la Svizzera del ghiaccio in bilico

La bomba esplosa nella quiete della Tissot Arena di Bienne, dove la nazionale svizzera di hockey si preparava al mondiale casalingo, ha prodotto un’onda d’urto che investe ora anche il giornalismo elvetico. Il falso certificato Covid di Patrick Fischer, ct della squadra, ha innescato una crisi che si allarga ben oltre lo sport: il volto che aveva denunciato la vicenda, il conduttore Pascal Schmitz, è stato sospeso dalla televisione pubblica SRF dopo che la «Weltwoche» ha riesumato suoi post offensivi e razzisti risalenti a quindici anni fa. L’azienda pubblica di Zurigo ha preferito allontanarlo dal video «fino a nuovo ordine», lasciando il programma «Schweiz aktuell» senza il suo moderatore di punta.

La scelta ha acceso un dibattito nella Confederazione, dove il confine tra responsabilità deontologica e caccia alle streghe appare sempre più labile. Da Berna, gli analisti osservano che il silenzio imposto a Schmitz rischia di soffocare un'inchiesta giusta con un metodo sbagliato, mentre a Ginevra si sottolinea come il clamore mediatico rischi di distrarre dal nodo centrale: l’uso fraudolento di certificati sanitari da parte di un allenatore nazionale. Intanto, nella Tissot Arena il «media day» si è trasformato in un interrogatorio, e Fischer, che dopo dieci anni di panchina si apprestava a celebrare il suo lascito, è ora costretto a difendere la sua credibilità di fronte a una federazione imbarazzata e a un pubblico disorientato.

La squadra, che doveva giocare due amichevoli contro l’Ungheria, cerca di ricompattarsi tra esercitazioni e silenzi. Nell’ottica di Bruxelles, la vicenda sottolinea la fragilità delle istituzioni di fronte a scandali che mescolano etica sportiva, verità giornalistica e responsabilità digitale. Per l’Italia, abituata a incroci simili tra calcio e giustizia, il caso svizzero offre una parabola esemplare: nessun sistema è immune dal cortocircuito tra informazione e potere.

Il mondiale di maggio si avvicina, e la nazionale rossocrociata dovrà dimostrare di saper pattinare non solo sul ghiaccio, ma anche sopra le proprie contraddizioni.

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