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Media e Intrattenimentosabato 11 luglio 2026

Sulla sabbia del Marocco, il cavallo di Troia: l’Odissea di Nolan e l’India che applaude per prima

Dalla prima mondiale a Mumbai al riferimento al Ramayana nel finale, il kolossal omerico intreccia miti e memorie, mentre Shah Rukh Khan ricompra la casa degli inizi.

Tom Holland è arrivato sul set in Marocco senza essere stato convocato, e si è ritrovato davanti a una visione che ha descritto come un salto in una macchina del tempo. Migliaia di comparse in costume, centinaia di imbarcazioni, e soprattutto il cavallo di Troia inclinato sulla sabbia, con le onde che si infrangevano contro lo scafo di legno. «Un assistente alla regia mi ha detto: vai in quella direzione, prima o poi troverai la troupe», ha raccontato l’attore. «Ho camminato per quello che mi è sembrato un chilometro». Quell’enorme massa di legno, costruita senza ruote e trascinata con corde e rulli da centinaia di uomini, è diventata il simbolo di un’impresa cinematografica che Christopher Nolan ha immaginato per oltre vent’anni, e che ha scelto di mostrare per la prima volta al pubblico non a Los Angeles o a Londra, ma a Mumbai.

La sera di venerdì 10 luglio, in una sala IMAX di Lower Parel, il regista britannico-americano ha presentato The Odyssey insieme alla produttrice Emma Thomas e ai protagonisti Matt Damon e Tom Holland. «Non è la prima volta che vengo a Mumbai, ma è la prima volta che lancio un film qui», ha detto Nolan rivolgendosi alla platea. «Siete tra i primi spettatori al mondo a vederlo». Poi, con una leggerezza che ha strappato risate, ha chiesto: «A proposito, vi è piaciuto? E chi è stato più bravo, Matt o Tom?». I primi commenti sui social, rimbalzati dall’India al resto del globo, parlano di un’epica visiva e di una partitura di Ludwig Göransson capace di tenere alta la tensione; lo youtuber Ashish Chanchlani ha aggiunto un dettaglio che ha acceso la curiosità del pubblico indiano: nel finale del film c’è un riferimento al Ramayana, un omaggio che gli ha dato la pelle d’oca.

Quell’intreccio di miti non è casuale. Nolan ha spiegato che l’Odissea contiene in sé tutte le storie: il ritorno a casa, il passaggio all’età adulta, l’amore, la perdita, la guerra. E proprio il tema del ritorno a casa ha trovato un’eco singolare nelle cronache di questi giorni. A Delhi, Shah Rukh Khan ha ricomprato per intero l’edificio di Panchsheel Park dove, nel 1991, aveva iniziato la vita coniugale con Gauri, prima di diventare la superstar di Bollywood. Già proprietario del seminterrato e del primo piano, l’attore ha acquisito il secondo e il terzo piano per circa trentasette crore di rupie, diventando l’unico proprietario dell’immobile. In un’intervista passata, Gauri Khan aveva raccontato di una parete della nostalgia, un muro su cui sono raccolti disegni di Shah Rukh, cartoline, regali di famiglia e le tracce dell’infanzia dei figli Aryan, Suhana e Abram.

Mentre a Mumbai si celebrava la prima, in Italia e in Europa cresceva l’attesa per un film girato in sei Paesi, tra cui Grecia, Marocco, Islanda, Scozia, Malta e l’Italia delle Eolie e della Sicilia. Nolan ha preteso navi costruite realmente, scenografie fisiche e migliaia di comparse, rifuggendo il green screen e affidandosi a una nuova generazione di cineprese IMAX su pellicola 70 mm, più silenziose e maneggevoli. Il budget, il più alto della sua carriera, si aggira sui duecentocinquanta milioni di dollari. Eppure, al di là della macchina produttiva, a restare impressa è l’immagine di un uomo che torna a casa: Odisseo sulla spiaggia, Shah Rukh Khan davanti al cancello di Panchsheel Park, e una parete piena di ricordi che aspetta, silenziosa, di essere guardata di nuovo.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Celebrazione vs Critica culturale
64%Alta
4 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.80
Critica culturale e gossipCelebrazione artistica e nazionale
LATINDATLEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa indiana e sudasiatica+0.80aligned
Stampa atlantica / anglosfera−0.70critical
Stampa europea continentale+0.70aligned
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

I fan e i media lanciano l'allarme sulla salute di Charlize Theron, riducendo la première di Nolan a un caso di presunto abuso di farmaci dimagranti.

Meccanismospettacolarizzazione del corpo

La spettacolarizzazione del corpo femminile attraverso un lessico medico-moralistico trasforma un evento culturale in un episodio di cronaca rosa.

Omissione

Viene omesso qualsiasi commento sul film stesso, sulla regia di Nolan o sul significato dell'Odissea, concentrandosi esclusivamente sull'aspetto fisico di un'attrice.

AllarmeIndignazione
Stampa indiana e sudasiatica+0.80
Voce

L'India si proclama primo spettatore mondiale dell'Odissea di Nolan, rivendicando un legame culturale diretto con il Ramayana e celebrando il trionfo del film.

Meccanismonazionalizzazione culturale

L'appropriazione culturale inversa: si inserisce l'epica indiana come chiave di lettura dell'Odissea, trasformando un film occidentale in un omaggio alla tradizione indù.

Omissione

Viene omesso il dibattito occidentale sul casting controverso e le critiche alla modernizzazione, così come la dimensione puramente artistica di Nolan, a favore di una narrazione nazional-culturale.

TrionfoPragmatismo
Stampa atlantica / anglosfera−0.70
Voce

I critici denunciano il 'race-swapping' e l'inclusione di un attore transgender come oltraggio all'opera originale, accusando Nolan di cedimento alle mode progressiste.

Meccanismopolarizzazione ideologica

La polarizzazione culturale attraverso la lente del 'woke' vs 'tradizione': si costruisce un nemico ideologico (Nolan progressista) per mobilitare il pubblico conservatore.

Omissione

Viene omesso il contesto artistico di Nolan, la sua fedeltà al testo omerico in altri aspetti, e il fatto che il casting di attori di colore e transgender è coerente con la sua scelta di attualizzare il mito.

IndignazioneScetticismo
Stampa europea continentale+0.70
Voce

Christopher Nolan rivendica l'Odissea come archetipo universale, elevando il suo film a ponte tra epoche e continenti attraverso un discorso autoriale e filosofico.

Meccanismouniversalizzazione del mito

L'universalizzazione del mito: si astrae l'Odissea dal suo contesto storico e culturale per farne un contenitore di tutte le storie, legittimando la visione personale del regista come verità senza tempo.

Omissione

Viene omesso qualsiasi accenno alle controversie sul casting o alle reazioni indiane, così come la dimensione commerciale del film, per mantenere una narrazione puramente artistica e intellettuale.

TrionfoDistacco
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Il Messico vieta il fracking nel bacino di Tampico-Misantla e avvia valutazioni condizionate in altre due aree·La marea di annunci per il gioco d’azzardo allarma gli esperti, tra Alberta e Australia·Coppa d'Asia femminile 2026, il 5 settembre a Dubai il confronto India-Pakistan·Guasto elettrico a Manchester paralizza la rete ferroviaria inglese: centinaia di passeggeri bloccati·Vertice trilaterale a Gedda: Turchia, Arabia Saudita e Pakistan verso un accordo di difesa·Wall Street chiude in ribasso per petrolio e bilanci tech deludenti·Messi, doppietta e record condiviso nella Leagues Cup: l’Inter Miami vince 4-2·Zendaya e Tom Holland, la foto del pancione creata dall’IA e le nozze celebrate in segreto·Il Messico vieta il fracking nel bacino di Tampico-Misantla e avvia valutazioni condizionate in altre due aree·La marea di annunci per il gioco d’azzardo allarma gli esperti, tra Alberta e Australia·Coppa d'Asia femminile 2026, il 5 settembre a Dubai il confronto India-Pakistan·Guasto elettrico a Manchester paralizza la rete ferroviaria inglese: centinaia di passeggeri bloccati·Vertice trilaterale a Gedda: Turchia, Arabia Saudita e Pakistan verso un accordo di difesa·Wall Street chiude in ribasso per petrolio e bilanci tech deludenti·Messi, doppietta e record condiviso nella Leagues Cup: l’Inter Miami vince 4-2·Zendaya e Tom Holland, la foto del pancione creata dall’IA e le nozze celebrate in segreto·
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sabato 11 luglio 2026

Sulla sabbia del Marocco, il cavallo di Troia: l’Odissea di Nolan e l’India che applaude per prima

Dalla prima mondiale a Mumbai al riferimento al Ramayana nel finale, il kolossal omerico intreccia miti e memorie, mentre Shah Rukh Khan ricompra la casa degli inizi.

Tom Holland è arrivato sul set in Marocco senza essere stato convocato, e si è ritrovato davanti a una visione che ha descritto come un salto in una macchina del tempo. Migliaia di comparse in costume, centinaia di imbarcazioni, e soprattutto il cavallo di Troia inclinato sulla sabbia, con le onde che si infrangevano contro lo scafo di legno. «Un assistente alla regia mi ha detto: vai in quella direzione, prima o poi troverai la troupe», ha raccontato l’attore. «Ho camminato per quello che mi è sembrato un chilometro». Quell’enorme massa di legno, costruita senza ruote e trascinata con corde e rulli da centinaia di uomini, è diventata il simbolo di un’impresa cinematografica che Christopher Nolan ha immaginato per oltre vent’anni, e che ha scelto di mostrare per la prima volta al pubblico non a Los Angeles o a Londra, ma a Mumbai.

La sera di venerdì 10 luglio, in una sala IMAX di Lower Parel, il regista britannico-americano ha presentato The Odyssey insieme alla produttrice Emma Thomas e ai protagonisti Matt Damon e Tom Holland. «Non è la prima volta che vengo a Mumbai, ma è la prima volta che lancio un film qui», ha detto Nolan rivolgendosi alla platea. «Siete tra i primi spettatori al mondo a vederlo». Poi, con una leggerezza che ha strappato risate, ha chiesto: «A proposito, vi è piaciuto? E chi è stato più bravo, Matt o Tom?». I primi commenti sui social, rimbalzati dall’India al resto del globo, parlano di un’epica visiva e di una partitura di Ludwig Göransson capace di tenere alta la tensione; lo youtuber Ashish Chanchlani ha aggiunto un dettaglio che ha acceso la curiosità del pubblico indiano: nel finale del film c’è un riferimento al Ramayana, un omaggio che gli ha dato la pelle d’oca.

Quell’intreccio di miti non è casuale. Nolan ha spiegato che l’Odissea contiene in sé tutte le storie: il ritorno a casa, il passaggio all’età adulta, l’amore, la perdita, la guerra. E proprio il tema del ritorno a casa ha trovato un’eco singolare nelle cronache di questi giorni. A Delhi, Shah Rukh Khan ha ricomprato per intero l’edificio di Panchsheel Park dove, nel 1991, aveva iniziato la vita coniugale con Gauri, prima di diventare la superstar di Bollywood. Già proprietario del seminterrato e del primo piano, l’attore ha acquisito il secondo e il terzo piano per circa trentasette crore di rupie, diventando l’unico proprietario dell’immobile. In un’intervista passata, Gauri Khan aveva raccontato di una parete della nostalgia, un muro su cui sono raccolti disegni di Shah Rukh, cartoline, regali di famiglia e le tracce dell’infanzia dei figli Aryan, Suhana e Abram.

Mentre a Mumbai si celebrava la prima, in Italia e in Europa cresceva l’attesa per un film girato in sei Paesi, tra cui Grecia, Marocco, Islanda, Scozia, Malta e l’Italia delle Eolie e della Sicilia. Nolan ha preteso navi costruite realmente, scenografie fisiche e migliaia di comparse, rifuggendo il green screen e affidandosi a una nuova generazione di cineprese IMAX su pellicola 70 mm, più silenziose e maneggevoli. Il budget, il più alto della sua carriera, si aggira sui duecentocinquanta milioni di dollari. Eppure, al di là della macchina produttiva, a restare impressa è l’immagine di un uomo che torna a casa: Odisseo sulla spiaggia, Shah Rukh Khan davanti al cancello di Panchsheel Park, e una parete piena di ricordi che aspetta, silenziosa, di essere guardata di nuovo.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Celebrazione vs Critica culturale
64%Alta
4 blocchi · posizioni da −0.70 a +0.80
Critica culturale e gossipCelebrazione artistica e nazionale
LATINDATLEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa indiana e sudasiatica+0.80aligned
Stampa atlantica / anglosfera−0.70critical
Stampa europea continentale+0.70aligned
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

I fan e i media lanciano l'allarme sulla salute di Charlize Theron, riducendo la première di Nolan a un caso di presunto abuso di farmaci dimagranti.

Meccanismospettacolarizzazione del corpo

La spettacolarizzazione del corpo femminile attraverso un lessico medico-moralistico trasforma un evento culturale in un episodio di cronaca rosa.

Omissione

Viene omesso qualsiasi commento sul film stesso, sulla regia di Nolan o sul significato dell'Odissea, concentrandosi esclusivamente sull'aspetto fisico di un'attrice.

AllarmeIndignazione
Stampa indiana e sudasiatica+0.80
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L'India si proclama primo spettatore mondiale dell'Odissea di Nolan, rivendicando un legame culturale diretto con il Ramayana e celebrando il trionfo del film.

Meccanismonazionalizzazione culturale

L'appropriazione culturale inversa: si inserisce l'epica indiana come chiave di lettura dell'Odissea, trasformando un film occidentale in un omaggio alla tradizione indù.

Omissione

Viene omesso il dibattito occidentale sul casting controverso e le critiche alla modernizzazione, così come la dimensione puramente artistica di Nolan, a favore di una narrazione nazional-culturale.

TrionfoPragmatismo
Stampa atlantica / anglosfera−0.70
Voce

I critici denunciano il 'race-swapping' e l'inclusione di un attore transgender come oltraggio all'opera originale, accusando Nolan di cedimento alle mode progressiste.

Meccanismopolarizzazione ideologica

La polarizzazione culturale attraverso la lente del 'woke' vs 'tradizione': si costruisce un nemico ideologico (Nolan progressista) per mobilitare il pubblico conservatore.

Omissione

Viene omesso il contesto artistico di Nolan, la sua fedeltà al testo omerico in altri aspetti, e il fatto che il casting di attori di colore e transgender è coerente con la sua scelta di attualizzare il mito.

IndignazioneScetticismo
Stampa europea continentale+0.70
Voce

Christopher Nolan rivendica l'Odissea come archetipo universale, elevando il suo film a ponte tra epoche e continenti attraverso un discorso autoriale e filosofico.

Meccanismouniversalizzazione del mito

L'universalizzazione del mito: si astrae l'Odissea dal suo contesto storico e culturale per farne un contenitore di tutte le storie, legittimando la visione personale del regista come verità senza tempo.

Omissione

Viene omesso qualsiasi accenno alle controversie sul casting o alle reazioni indiane, così come la dimensione commerciale del film, per mantenere una narrazione puramente artistica e intellettuale.

TrionfoDistacco

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