
Il conflitto Iran-Usa fa lievitare il prezzo dei preservativi: allarme globale
Una conseguenza inattesa della guerra tra Stati Uniti e Iran sta colpendo un settore apparentemente lontano dai teatri bellici: quello dei preservativi. La Karex, azienda malese che produce un profilattico su cinque a livello mondiale e fornisce marchi come Durex e Trojan, ha annunciato un aumento dei prezzi compreso tra il venti e il trenta per cento nei prossimi mesi. La decisione, comunicata dal suo amministratore delegato a Reuters e Bloomberg, è motivata dall’esplosione dei costi delle materie prime e dalle interruzioni nelle rotte di navigazione causate dalle ostilità in Medio Oriente. Le scorte dell’azienda si stanno rapidamente esaurendo, e le difficoltà logistiche rendono incerta la tempistica dei nuovi approvvigionamenti.
Dal punto di vista di Washington, l’escalation militare ha già provocato un aumento vertiginoso dei noli marittimi nel Golfo Persico, ma gli effetti si riverberano ben oltre la regione. Le gomme sintetiche usate per i profilattici provengono in larga parte da impianti situati in aree colpite dalle sanzioni o dalle interruzioni dei trasporti; il contraccolpo si somma a una precedente stretta sulle forniture di lattice naturale, già compresso dalla domanda post-pandemica. La Karex, che opera con margini ridotti, non ha alternative se non trasferire il rincaro a valle. Per i consumatori nordamericani ed europei, abituati a prezzi stabili da anni, il rincaro rappresenta una novità sgradita in un momento in cui l’inflazione globale è già alta.
In Europa, e in Italia in particolare, la notizia arriva mentre il sistema sanitario pubblico sta cercando di incentivare l’uso del preservativo come strumento di prevenzione primaria. Gli analisti di Bruxelles avvertono che un aumento del costo potrebbe ridurre l’accesso ai metodi contraccettivi nei ceti più vulnerabili, con potenziali ricadute sulla salute pubblica. La situazione è resa più complessa dalla dipendenza del continente da fornitori asiatici: l’unico grande produttore europeo, la britannica Ansell, ha già ridotto la propria capacità produttiva negli anni scorsi. Senza un rapido riorientamento delle catene di approvvigionamento, il rischio è che si ripeta uno scenario simile a quello del 2020, quando il lockdown in Malesia portò a una carenza globale di preservativi.
L’ottica di Pechino, nel frattempo, osserva con interesse lo sviluppo: la Cina è il maggiore produttore mondiale di lattice sintetico e potrebbe trarre vantaggio da una ridefinizione dei flussi commerciali. Tuttavia, la persistenza di tensioni geopolitiche rende ogni previsione incerta. Guardando avanti, gli economisti specializzati in materie prime sottolineano che il caso dei preservativi è emblematico di un’interdipendenza globale sempre più fragile. La guerra Iran-Usa sta mostrando come un conflitto regionale possa incidere su beni di prima necessità in modo trasversale, e la risposta dei governi – tra investimenti in produzione locale e diversificazione delle rotte – sarà determinante per evitare che il prezzo dell’intimità diventi un lusso per pochi.
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