
Il dipartimento segreto di Mosca: al Bauman si formano hacker e sabotatori per il GRU
Un’inchiesta internazionale svela un corso clandestino nell’università tecnica russa. A Parigi, intanto, una scuola analoga addestra spie francesi. L’Europa osserva.
Un corso di laurea che cela un vivaio di spie e sabotatori: è quanto emerge da un’inchiesta internazionale che ha scandagliato oltre duemila documenti interni dell’Università tecnica statale Bauman di Mosca. Al suo interno, sotto il nome di «Dipartimento 4», esiste una facoltà fantasma dove studenti selezionati vengono formati per il GRU, l’intelligence militare russa. I programmi prevedono l’apprendimento di attacchi informatici, creazione di virus, tecniche di disinformazione e persino la produzione di video propagandistici. Secondo le fonti consultate, ai ragazzi viene inculcata la narrazione secondo cui la guerra in Ucraina fosse inevitabile. Il tutto si svolge in un’omertà quasi assoluta: la cattedra non compare nell’organigramma ufficiale del centro di addestramento militare, saltando dal numero 3 al numero 5 come se non esistesse.
L’occhio di Bruxelles segue con preoccupazione queste rivelazioni, che confermano un crescente investimento russo nella guerra ibrida. Ma non si tratta di un fenomeno isolato. A Parigi, nella periferia di Saint-Germain, l’istituto Sciences Po ospita un corso universitario altrettanto riservato, destinato alla formazione degli agenti dei servizi segreti francesi. Il professor Zavier Crétier, che vi insegna, ammette di non conoscere i veri nomi dei suoi allievi. L’atmosfera è volutamente discreta, con aule chiuse da cancelli di ferro e un alone di segretezza che avvolge ogni lezione. La guerra in Ucraina ha accelerato la domanda di personale specializzato in intelligence da entrambi i lati della cortina, e le università si trasformano sempre più in serbatoi di reclutamento per le agenzie di sicurezza.
Per l’Italia e l’Europa, il nodo è duplice. Da un lato, la consapevolezza che Mosca ha intensificato le attività clandestine in territorio europeo, con tentativi di sabotaggio e campagne di disinformazione. Dall’altro, la necessità di difendere le proprie istituzioni accademiche da possibili infiltrazioni. Secondo gli analisti di Bruxelles, il caso Bauman non è una curiosità esotica, ma un tassello di una strategia più ampia: produrre quadri capaci di operare nell’ombra, dentro e fuori i confini russi. Mentre i governi occidentali rafforzano le proprie scuole di intelligence, il confine tra università e apparato militare si fa sempre più sottile. La sfida, per l’Unione, è reagire senza alimentare una spirale di segretezza che minaccia lo spirito stesso della ricerca libera.
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