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domenica 14 giugno 2026

Il doppio gioco dell'oro tra Hormuz e la Federal Reserve

Mentre il metallo giallo tocca i minimi dell'anno per poi recuperare, i mercati scrutano le mosse diplomatiche tra Washington e Teheran e la prossima riunione della banca centrale americana.

La scorsa settimana l'oro ha vissuto uno dei momenti più turbolenti del 2026, scivolando fino a 4.023 dollari l'oncia, il minimo dell'anno, per poi risollevarsi sopra i 4.200 dollari. La causa? Un intreccio di tensioni geopolitiche e timori inflazionistici che ha messo in allarme i trader da Teheran a New York. Il metallo prezioso, tradizionale bene rifugio, ha registrato così la seconda perdita settimanale consecutiva, un segnale che gli investitori stanno riposizionando i portafogli in vista di decisioni attese.

Al centro dello scontro c'è lo Stretto di Hormuz. Gli attacchi missilistici e le minacce di chiusura da parte dell'Iran hanno innescato un'impennata dei prezzi del petrolio e, paradossalmente, un primo movimento di vendita sull'oro: una reazione forzata dai margini e dalla corsa alla liquidità in dollari. Poi, quando sono emerse indiscrezioni su un possibile cessate-il-fuoco e su un'apertura di Washington a incentivi economici – fra cui l'allentamento delle sanzioni e un fondo per la ricostruzione postbellica – il mercato ha tirato un sospiro di sollievo. Gli analisti iraniani hanno sottolineato che senza concessioni reali l'accordo resterà fragile, mentre quelli europei osservano con apprensione: la riapertura del passaggio marittimo è vitale per gli approvvigionamenti energetici del continente, già sotto stress.

Non solo geopolitica, però. I dati sull'inflazione americana, più forti del previsto, hanno riacceso i dubbi sulla traiettoria dei tassi della Federal Reserve. La banca centrale sarà chiamata a decidere se allentare la stretta monetaria o mantenere un profilo restrittivo. Un'inflazione persistente, come segnalano alcuni strategist mediorientali, potrebbe costringere la Fed a rimandare i tagli tanto attesi, penalizzando l'oro che non rende. Al contrario, un atteggiamento più accomodante ne favorirebbe il rimbalzo. In questo quadro, l'oro spot ha chiuso la settimana a circa 4.210 dollari, in calo del 2,7 per cento.

Per i prossimi giorni gli occhi sono puntati sulla riunione del Fomc. Se dalla banca centrale arriveranno segnali di una svolta, l'oro potrebbe riconquistare slancio. Sul fronte diplomatico, invece, un'intesa fra Stati Uniti e Iran farebbe venir meno una parte del premio per il rischio, spingendo le quotazioni verso i supporti individuati dagli analisti asiatici a 4.058 e poi a 3.929 dollari. Qualora, invece, le trattative dovessero arenarsi, il rifugio aureo tornerebbe a splendere. Per l'Italia e l'Europa, la posta in gioco va oltre il prezzo del metallo: dalla stabilità dello Stretto di Hormuz dipendono le bollette energetiche e la tenuta delle economie mediterranee.

Divergenza — chi la racconta come
24%Bassa
3 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.50
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Divergenza tra blocchi di stampa
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I mercati dell'oro hanno assistito a forti oscillazioni nel contesto delle tensioni USA-Iran e della riapertura dello Stretto di Hormuz. I dati forti sull'inflazione USA e l'imminente riunione della Fed gettano incertezza sulla direzione del metallo. I negoziati diplomatici proseguono, e gli incentivi economici sono visti come una possibile via per allentare il conflitto.

PragmatismoScetticismoUrgenza
Stampa arabo levante-Maghreb0.00

I prezzi dell'oro sono scesi questa settimana mentre gli investitori rivalutavano le aspettative di politica monetaria USA in un contesto di persistenti pressioni inflazionistiche. Il metallo ha registrato la seconda perdita settimanale consecutiva, attestandosi al ribasso in vista della riunione della Federal Reserve. Gli operatori di mercato restano scettici sulla traiettoria dell'inflazione e sul suo impatto sui tassi di interesse.

DistaccoScetticismo
Stampa sud-est asiatica+0.50

I prezzi dell'oro sono potenzialmente pronti a salire mentre gli investitori monitorano gli sforzi di pace tra Iran e Stati Uniti. L'allentamento delle tensioni in Medio Oriente ha contribuito a una prospettiva più positiva per il metallo. Gli analisti prevedono che l'oro si muoverà in un intervallo stabile, con livelli di supporto identificati in caso di correzione dei prezzi globali.

PragmatismoDistacco
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Incendio in un impianto chimico a Itaquaquecetuba: fiamme domate, nessuna vittima·Perquisizione nella sede di Starbucks Korea per la campagna “Tank Day”·Mancata separazione tra il Marine One di Trump e un aereo di linea a Washington: la FAA indaga·L’Eurozona accelera a luglio, ma la ripresa dei servizi è disomogenea e gravata da rischi geopolitici·Previsioni meteo in Iran: temporali al nord e caldo record al sud-ovest·Gli Houthi colpiscono l’ottava petroliera saudita nel Mar Rosso e annunciano un’escalation·Drone con esplosivo all’aeroporto di Lipsia, traffico aereo sospeso nella notte·Il greggio si assesta sotto gli 80 dollari: la diplomazia sul Hormuz frena la corsa dei prezzi·Incendio in un impianto chimico a Itaquaquecetuba: fiamme domate, nessuna vittima·Perquisizione nella sede di Starbucks Korea per la campagna “Tank Day”·Mancata separazione tra il Marine One di Trump e un aereo di linea a Washington: la FAA indaga·L’Eurozona accelera a luglio, ma la ripresa dei servizi è disomogenea e gravata da rischi geopolitici·Previsioni meteo in Iran: temporali al nord e caldo record al sud-ovest·Gli Houthi colpiscono l’ottava petroliera saudita nel Mar Rosso e annunciano un’escalation·Drone con esplosivo all’aeroporto di Lipsia, traffico aereo sospeso nella notte·Il greggio si assesta sotto gli 80 dollari: la diplomazia sul Hormuz frena la corsa dei prezzi·
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Il doppio gioco dell'oro tra Hormuz e la Federal Reserve

Mentre il metallo giallo tocca i minimi dell'anno per poi recuperare, i mercati scrutano le mosse diplomatiche tra Washington e Teheran e la prossima riunione della banca centrale americana.

La scorsa settimana l'oro ha vissuto uno dei momenti più turbolenti del 2026, scivolando fino a 4.023 dollari l'oncia, il minimo dell'anno, per poi risollevarsi sopra i 4.200 dollari. La causa? Un intreccio di tensioni geopolitiche e timori inflazionistici che ha messo in allarme i trader da Teheran a New York. Il metallo prezioso, tradizionale bene rifugio, ha registrato così la seconda perdita settimanale consecutiva, un segnale che gli investitori stanno riposizionando i portafogli in vista di decisioni attese.

Al centro dello scontro c'è lo Stretto di Hormuz. Gli attacchi missilistici e le minacce di chiusura da parte dell'Iran hanno innescato un'impennata dei prezzi del petrolio e, paradossalmente, un primo movimento di vendita sull'oro: una reazione forzata dai margini e dalla corsa alla liquidità in dollari. Poi, quando sono emerse indiscrezioni su un possibile cessate-il-fuoco e su un'apertura di Washington a incentivi economici – fra cui l'allentamento delle sanzioni e un fondo per la ricostruzione postbellica – il mercato ha tirato un sospiro di sollievo. Gli analisti iraniani hanno sottolineato che senza concessioni reali l'accordo resterà fragile, mentre quelli europei osservano con apprensione: la riapertura del passaggio marittimo è vitale per gli approvvigionamenti energetici del continente, già sotto stress.

Non solo geopolitica, però. I dati sull'inflazione americana, più forti del previsto, hanno riacceso i dubbi sulla traiettoria dei tassi della Federal Reserve. La banca centrale sarà chiamata a decidere se allentare la stretta monetaria o mantenere un profilo restrittivo. Un'inflazione persistente, come segnalano alcuni strategist mediorientali, potrebbe costringere la Fed a rimandare i tagli tanto attesi, penalizzando l'oro che non rende. Al contrario, un atteggiamento più accomodante ne favorirebbe il rimbalzo. In questo quadro, l'oro spot ha chiuso la settimana a circa 4.210 dollari, in calo del 2,7 per cento.

Per i prossimi giorni gli occhi sono puntati sulla riunione del Fomc. Se dalla banca centrale arriveranno segnali di una svolta, l'oro potrebbe riconquistare slancio. Sul fronte diplomatico, invece, un'intesa fra Stati Uniti e Iran farebbe venir meno una parte del premio per il rischio, spingendo le quotazioni verso i supporti individuati dagli analisti asiatici a 4.058 e poi a 3.929 dollari. Qualora, invece, le trattative dovessero arenarsi, il rifugio aureo tornerebbe a splendere. Per l'Italia e l'Europa, la posta in gioco va oltre il prezzo del metallo: dalla stabilità dello Stretto di Hormuz dipendono le bollette energetiche e la tenuta delle economie mediterranee.

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I prezzi dell'oro sono potenzialmente pronti a salire mentre gli investitori monitorano gli sforzi di pace tra Iran e Stati Uniti. L'allentamento delle tensioni in Medio Oriente ha contribuito a una prospettiva più positiva per il metallo. Gli analisti prevedono che l'oro si muoverà in un intervallo stabile, con livelli di supporto identificati in caso di correzione dei prezzi globali.

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