
Il generale Naravane smentisce le accuse: «Pieno appoggio del governo durante la crisi con la Cina»
A quasi un mese di distanza dal clamore suscitato dal suo memoir mai pubblicato, l’ex capo di stato maggiore dell’esercito indiano, generale Manoj Mukund Naravane, ha rotto il silenzio per smentire con nettezza ogni ipotesi di abbandono da parte del governo durante la crisi del 2020 lungo la Linea di controllo effettivo in Ladakh orientale. In una serie di interviste rilasciate a canali televisivi indiani, Naravane ha dichiarato di aver ricevuto dal governo una «carta bianca» per aprire il fuoco contro i soldati cinesi, segno di una «totale fiducia» nelle forze armate. L’ex capo dell’esercito ha voluto così mettere fine alle polemiche nate dopo che il leader dell’opposizione Rahul Gandhi aveva brandito in Parlamento alcune pagine del memoir inedito per accusare l’esecutivo di aver lasciato l’esercito senza sostegno.
La mossa, secondo Naravane, è stata «totalmente ingiusta» perché trascina le forze armate in una contesa politica che non le riguarda. Da qui il richiamo forte alla necessità di mantenere l’istituzione militare al riparo dalle logiche di partito, principio che l’India considera un pilastro della propria democrazia. L’episodio ha però acceso i riflettori su un tema delicato anche per l’Europa e per l’Italia, dove la neutralità politica delle forze armate è un valore costituzionale, ma periodicamente messo alla prova da tensioni interne e sfide geopolitiche.
Secondo gli analisti di Bruxelles, la posizione di Naravane rafforza l’immagine di un’India che, nonostante la retorica nazionalista, preserva un esercito professionale e apartitico, elemento rassicurante per gli alleati occidentali in un momento in cui Pechino intensifica la propria pressione militare ai confini. Da un punto di vista strategico, le dichiarazioni del generale indicano che New Delhi non ha mai vacillato nella difesa della propria sovranità, ma che la crisi del 2020 è stata gestita con prudenza e fermezza, evitando un’escalation che avrebbe potuto coinvolgere l’intero quadrante asiatico. Guardando al futuro, il dibattito suscitato dal memoir inedito – che Naravane ha ora sostituito con un nuovo libro sui miti militari – mostra quanto sia labile il confine tra trasparenza e strumentalizzazione politica nelle democrazie contemporanee.
Per l’Italia, che partecipa a missioni di peacekeeping e mantiene relazioni economiche con entrambe le potenze asiatiche, la capacità indiana di mantenere separati i piani militari e politici resta un esempio da osservare con attenzione, in un contesto globale in cui i confini tra sicurezza e propaganda si fanno sempre più sfumati.
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