
Pechino colpisce sette aziende europee per le forniture militari a Taiwan: si irrigidisce lo scontro commerciale
Pechino ha deciso di colpire duro, e senza preavviso. Con un’ordinanza entrata in vigore immediatamente, il ministero del Commercio cinese ha inserito sette imprese europee del settore difesa e armamenti in una lista di controllo che vieta l’esportazione verso di esse di qualsiasi bene a duplice uso – civile e militare – di origine cinese. La motivazione ufficiale, diffusa venerdì, è netta: queste società hanno venduto armi a Taiwan o hanno in qualsiasi forma “collaborato” con l’isola, che Pechino considera una provincia ribelle da riunificare.
La misura rappresenta un’escalation significativa nella strategia di ritorsione economica contro i partner che violano il principio di “una sola Cina” nelle forniture a Taipei. Tra i bersagli figurano la belga FN Browning con la sua controllata Fabrique Nationale Herstal, specializzate in armi leggere, la tedesca Hensoldt, produttrice di radar e sensori aeronautici, e un gruppo di aziende ceche – Excalibur, Omnipol, la filiale ceca della statunitense Spaceknow e il Centro nazionale ceco – che operano in ambiti che vanno dai sistemi militari all’imaging satellitare. L’elenco, selezionato con cura, tocca tre paesi europei (Belgio, Germania, Repubblica Ceca) ma è un avvertimento che si allarga a tutta l’Unione.
Secondo gli analisti di Bruxelles, la mossa cinese mira a dissuadere altri Stati membri dal seguire la stessa strada, in un momento in cui l’Europa sta discutendo il rafforzamento della cooperazione militare con Taiwan sotto la spinta di Washington. L’ottica di Pechino, però, è più ambiziosa: usare la leva commerciale per ridefinire i margini di autonomia europea nella politica estera. Per l’Italia, che pure non figura tra i paesi direttamente colpiti, il messaggio è chiaro.
Roma, che negli ultimi anni ha moltiplicato gli scambi con Pechino ma anche le cautele su Taiwan, si trova ora a dover navigare tra la fedeltà atlantica e la difesa dei propri interessi economici. Il blocco dell’export di componenti duali – semiconduttori, sensori, materiali avanzati – rischia di inceppare catene di fornitura cruciali anche per l’industria europea. La partita, del resto, è appena cominciata: fonti diplomatiche a Pechino lasciano intendere che l’elenco potrebbe allargarsi, mentre a Bruxelles si valuta una risposta coordinata.
Il principio di “unilateralità” cinese, se lasciato senza contrappesi, potrebbe trasformare ogni fornitura di armi a Taiwan in un’arma di ritorsione, con conseguenze imprevedibili per la stabilità commerciale globale.
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