
Il Messico si scopre ponte tra due mondi: T-Mec e l’apertura all’Asia-Pacifico
La revisione del trattato nordamericano T-Mec, prevista per il 2026, non sarà solo un aggiornamento tariffario: secondo gli analisti di Washington, l’asse portante del negoziato sarà l’integrazione energetica tra Stati Uniti e Messico. Lo ha dichiarato il presidente dell’American Society of Mexico, Larry Rubin, sottolineando che il 70 per cento del gas naturale consumato in Messico proviene da oltreconfine e che le imprese statunitensi chiedono certezza giuridica e sicurezza per investire. La partita, insomma, si gioca su un terreno che va ben oltre il commercio di beni, coinvolgendo la sovranità energetica e la fiducia reciproca in un momento in cui il continente cerca di ridisegnare la propria competitività regionale.
Parallelamente, Città del Messico si prepara a ospitare a fine aprile il consiglio consultivo dell’Apec, il forum di cooperazione economica Asia-Pacifico, e nel 2028 la riunione dei leader del blocco. Per il governo messicano, si tratta di un’occasione storica per trasformare il Paese da semplice esportatore ancorato al mercato nordamericano a vero nodo di connessione tra quattro continenti e due velocità di crescita globale. Il sottosegretario al Commercio estero ha ribadito che la strategia è ampliare i rapporti con l’area Asia-Pacifico senza indebolire i legami con gli Stati Uniti e il Canada, in un equilibrio delicato che ricorda la posizione di molti partner europei.
Dal punto di vista di Pechino e delle capitali del Pacifico, il Messico rappresenta una piattaforma logistica e produttiva sempre più appetibile. La conferenza annuale del Council of the Americas, il 5 maggio nella capitale messicana, affronterà proprio questi temi: dal Piano Messico alla trasformazione energetica, fino al rafforzamento dell’ecosistema digitale e al finanziamento dello sviluppo. Un panel chiave discuterà come la coordinazione tra settore pubblico e privato possa fungere da catalizzatore, in un contesto in cui l’Europa, secondo gli osservatori di Bruxelles, segue con attenzione il doppio movimento messicano – perché ogni riassetto delle catene del valore nordamericane si riflette sulle esportazioni italiane e comunitarie di macchinari e beni strumentali.
Lo scenario che emerge è quello di un Messico che prova a diventare cerniera tra due poli economici: l’atlantico, dominato dal T-Mec, e il pacifico, trainato dall’Apec. La scommessa è ambiziosa, e i tempi sono stretti: la revisione del trattato nordamericano si concluderà entro il 2026, mentre la crescita asiatica accelera. Per l’Italia e l’Europa, il rischio di restare ai margini di questa nuova geografia commerciale è reale, ma anche l’opportunità di inserirsi come partner tecnologico e finanziario in un Paese che cerca di diversificare senza rinnegare le proprie radici continentali.
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