
Allattamento, l’Oms: prevenibili 400 mila morti infantili l’anno. E protegge il cuore della madre
In vista della Settimana mondiale dell’allattamento 2026, nuove stime e studi clinici quantificano i benefici dell’allattamento al seno per la sopravvivenza neonatale e la salute cardiovascolare materna.
Pratiche ottimali di allattamento al seno potrebbero prevenire ogni anno quasi 400 mila decessi tra i bambini e 140 mila tra le madri. È la stima contenuta nella dichiarazione congiunta diffusa dall’Organizzazione mondiale della sanità e dall’Unicef alla vigilia della Settimana mondiale dell’allattamento 2026, che si apre con il tema “Amamentação para um começo de vida sustentável”. I due organismi ricordano che il latte materno resta uno degli interventi sanitari più efficaci e a più basso costo per proteggere i neonati sin dalle prime ore di vita, ma che troppe famiglie nel mondo non hanno ancora accesso a servizi e politiche di sostegno adeguati.
Il dato aggregato trova un riscontro puntuale nelle cifre fornite da Khalil Farivar, pediatra e membro dell’Associazione iraniana per la promozione dell’allattamento materno: nei paesi in cui i neonati vengono attaccati al seno entro la prima ora dalla nascita, la mortalità neonatale scende di circa il 25 per cento. Farivar sottolinea che il colostro, il primo latte denso e giallastro, agisce come un concentrato di fattori immunitari in grado di contrastare le infezioni respiratorie e gastrointestinali, principali cause di morte sotto i cinque anni. L’effetto protettivo si estende ben oltre l’infanzia: l’allattamento è associato a una minore incidenza di diabete, obesità, malattie infiammatorie intestinali e sindrome della morte improvvisa del lattante, mentre sul versante cognitivo favorisce lo sviluppo della memoria e dell’apprendimento.
La protezione non riguarda soltanto il bambino. La Società brasiliana di cardiologia, per voce della vicepresidente del Dipartimento di cardiologia della donna Alexandra Oliveira de Mesquita, ha diffuso una revisione degli studi che attribuisce all’allattamento una riduzione di circa l’11 per cento del rischio di malattia cardiovascolare nella madre rispetto a chi non allatta. Il beneficio è proporzionale alla durata: intorno ai diciotto mesi si osserva un calo del 12 per cento del rischio di ictus e del 14 per cento di infarto. Il meccanismo chiama in causa un “reset metabolico” post-gravidanza. Durante la gestazione aumentano la resistenza all’insulina e i lipidi ematici; la lattazione, mobilitando i depositi di grasso accumulati, migliora la sensibilità insulinica, riduce la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca. L’ossitocina liberata durante la poppata esercita inoltre un’azione vasodilatatrice e una cardioprotezione diretta, mediata da recettori cerebrali e mitocondriali.
Sia l’Oms che l’Unicef insistono sulla necessità di trasformare queste evidenze in politiche strutturali: congedi di maternità retribuiti, ambienti di lavoro favorevoli all’allattamento, servizi di consulenza accessibili. Il messaggio è che il successo dell’allattamento non dipende soltanto dalla volontà individuale della madre, ma da un ecosistema di sostegno che, al momento, in molti paesi resta largamente insufficiente.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.10 | neutral |
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