
Il ministero del Digitale russo si ridimensiona: tagli del 15% e cessione di poteri alla sicurezza
Il Ministero dello sviluppo digitale russo taglia il 15% dei dipendenti e cede parte delle competenze cyber a FSB e FSTEC. Due vice ministri verso l’uscita.
Il Ministero dello sviluppo digitale russo, guidato da Maksut Shadaev, si prepara a un riassetto profondo che ridurrà del quindici per cento l’organico e potrebbe privare il dicastero di due vice ministri, Sergej Kučušev e Aleksandr Šojtov, secondo quanto riferiscono fonti vicine ai mercati delle telecomunicazioni e dell’IT. La riorganizzazione, avviata circa un mese e mezzo fa, non si limita ai tagli: alcune funzioni del dipartimento per la sicurezza informatica verranno trasferite agli organismi di sicurezza, in particolare all’FSB e al Servizio federale per il controllo tecnico e delle esportazioni. Il provvedimento, scrivono analisti di Bruxelles, segna un’ulteriore stretta del Cremlino sul settore digitale, considerato strategico e al contempo delicato in un contesto di guerra e sanzioni.
Per Mosca, la mossa risponde all’esigenza di accentrare il controllo su infrastrutture critiche e dati sensibili, ma rischia di accentuare l’isolamento tecnologico e la fuga di competenze verso paesi terzi, ha osservato qualche giorno fa l’Institute for the Study of War con sede a Washington. L’ottica di Pechino, invece, potrebbe vedere con favore una maggiore verticalizzazione del comparto digitale russo, che faciliterebbe l’integrazione tecnica con i propri standard, ma allarma i partner europei: per l’Italia, il rafforzamento dei servizi di sicurezza nella gestione del cyber spazio rappresenta una variabile imprevedibile nei rapporti commerciali e diplomatici, già logorati dalle sanzioni. La partenza di Kučušev, che supervisionava economia, finanza, sviluppo dell’industria IT e formazione digitale, e di Šojtov, responsabile della sicurezza informatica, potrebbe interrompere progetti di cooperazione internazionale, mentre la possibile uscita di Evgenij Chasin, direttore ad interim del dipartimento cyber, appare come un ulteriore segnale di discontinuità.
L’ombra della riorganizzazione si allunga anche sulla burocrazia: la riduzione del personale di un settimo degli effettivi, secondo osservatori di Mosca, rischia di rallentare iniziative pubbliche di digitalizzazione già in difficoltà per la scarsità di semiconduttori e software occidentali. Guardando avanti, la scelta del governo russo di cedere alla sicurezza parte delle proprie prerogative digitali sembra destinata a produrre un apparato più centralizzato e meno reattivo, in un settore dove l’innovazione richiede flessibilità. Per l’Europa, il monito è chiaro: il dialogo tecnologico con Mosca, già ai minimi termini, potrebbe spegnersi del tutto, lasciando spazio solo a iniziative bilaterali con Paesi terzi come Iran e Cina.
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