
L’Onu chiede indagini sulle violenze sessuali contro i prigionieri palestinesi: il regime di Netanyahu sotto accusa
La commissione per i diritti umani dell’Onu chiede un’inchiesta indipendente sulle violenze sessuali sistematiche denunciate dal New York Times.
L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha rotto il silenzio con una presa di posizione che non ammette mezze misure: chiede un’indagine «indipendente, neutrale e trasparente» su tutte le morti, gli atti di tortura e le violenze sessuali documentate nelle carceri israeliane. Il portavoce Thameen Al-Kheetan ha confermato che almeno novanta detenuti palestinesi sono morti dopo il 7 ottobre e che, secondo le testimonianze raccolte, gli abusi includono stupri sistematici, anche su minori. La richiesta segue la pubblicazione di un’inchiesta del New York Times firmata dal premio Pulitzer Nicholas Kristof, che ha ricostruito un «modello di violenza sessuale» perpetrato da soldati, coloni, interrogatori dello Shin Bet e guardie carcerarie. Per l’Onu non si tratta di episodi isolati, ma di una pratica diffusa e tollerata.
La denuncia del Times non è caduta nel vuoto, ma neppure è una novità assoluta. Già in passato erano emersi rapporti analoghi, e l’attenzione dell’opinione pubblica internazionale era stata alta dopo le rivelazioni su abusi nelle prigioni militari. Tuttavia, la firma di Kristof, giornalista con una lunga storia di battaglie per i diritti umani, ha dato alla notizia una credibilità che pochi altri reportage avrebbero potuto garantire. Nell’ottica di Pechino, la vicenda conferma una linea critica verso Israele già consolidata, mentre per gli analisti di Bruxelles il rischio è che l’Europa si trovi costretta a prendere posizione su un dossier che divide i Ventisette tra difesa incondizionata di Israele e difesa del diritto internazionale.
Proprio mentre l’Onu alza la voce, il quadro politico israeliano mostra crepe profonde. L’apparizione di Benjamin Netanyahu al programma «60 Minutes» ha lasciato molti osservatori perplessi: il premier appariva stanco, truccato in modo grottesco, con un eloquio confuso. Secondo gli analisti di Tel Aviv, quella performance ha acceso la speranza in chi vorrebbe vedere la fine di un «regime di male e distruzione», ma una speranza mal riposta. Perché se Netanyahu barcolla, il suo sistema di potere resta saldo: l’apparato di sicurezza, la magistratura, le forze armate continuano ad agire secondo logiche di violenza e sopraffazione, senza che l’indebolimento del leader ne modifichi la sostanza. È questa discrepanza tra la fragilità del volto e la solidità della macchina a rendere il momento particolarmente insidioso.
Guardando avanti, la richiesta di indagine dell’Onu potrebbe trasformarsi in un test per la credibilità delle istituzioni internazionali. Se l’inchiesta si concluderà con un nulla di fatto, sarà la dimostrazione che anche le Nazioni Unite, di fronte a Israele, possono poco. Ma se invece porterà a sanzioni o a procedimenti penali, si aprirà uno scenario diplomatico senza precedenti. Per l’Italia e per l’Europa si profila un bivio: continuare a distinguere tra critiche e sanzioni, oppure abbandonare l’ambiguità che finora ha caratterizzato la politica mediorientale di molti governi. La strada è stretta, ma il report di Kristof e la pressione dell’Onu potrebbero costringere a una scelta.
| Stampa latinoamericana | −1.00 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.60 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.70 | critical |
Un'inchiesta di un giornalista vincitore del Pulitzer svela un modello sistematico di violenza sessuale da parte di soldati, coloni e guardie carcerarie israeliane contro detenuti palestinesi, compresi bambini. L'ONU ora chiede un'indagine indipendente su questi abusi, descritti come un metodo deliberato di oppressione e umiliazione.
In mezzo alle richieste internazionali di un'indagine, l'attenzione si sposta sul visibile deterioramento del primo ministro Netanyahu, la cui recente apparizione televisiva ha mostrato un leader stanco, incoerente e coperto di trucco. Mentre il suo regime distruttivo persiste, il suo declino personale alimenta la speranza tra i critici che il sistema possa alla fine crollare.
L'ufficio per i diritti umani dell'ONU ha denunciato la tortura sistematica e la violenza sessuale di Israele contro i detenuti palestinesi, compresi i bambini, sulla base di un rapporto del New York Times. Chiede indagini indipendenti e trasparenti su morti, abusi e stupri, e insiste affinché i responsabili siano chiamati a rispondere.
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