
Il nuovo Guida Supremo iraniano gravemente ferito: il potere reale ora ai generali dei Pasdaran
La notizia, filtrata attraverso fonti anonime di altissimo livello, ha l’effetto di un terremoto sulla già fragile architettura della Repubblica islamica: il nuovo Guida Supremo, Mojtaba Khamenei, è stato gravemente ferito nel raid israelo-americano che il 28 febbraio ha ucciso suo padre Ali. Sebbene i rapporti lo descrivano mentalmente lucido e in grado di comunicare per iscritto, le ustioni sul volto, le ferite a una gamba e la necessità di una protesi lo hanno costretto a un isolamento totale. Per la prima volta nella storia della Repubblica islamica, le leve del potere – dalla guerra alla diplomazia – sono state delegate a un collegio di generali dei Guardiani della Rivoluzione, che di fatto agiscono come un consiglio di amministrazione del sistema.
L’assenza fisica e pubblica del nuovo Guida Supremo non è un semplice dettaglio di protocollo. Mojtaba Khamenei non è mai apparso in pubblico dalla nomina di marzo. Non ha registrato video, non ha parlato in diretta. Il silenzio è una scelta politica, per non mostrare vulnerabilità in un momento in cui il paese è ancora scosso dalla guerra con Israele e dalle tensioni con gli Stati Uniti. Ma è anche il sintomo di un vuoto di potere che il corpo dei Pasdaran ha già colmato. Secondo quanto riferito da Teheran, le decisioni strategiche vengono prese in riunioni riservate e poi sottoposte al Guida per approvazione formale, spesso solo per iscritto. Un meccanismo che ricorda più un comitato militare che un regime teocratico.
Dal punto di vista israeliano, la situazione è vista con cautela mista a opportunità. Se da un lato la leadership iraniana appare decapitata e meno coesa, dall’altro l’ascesa dei generali potrebbe rendere la controparte più imprevedibile e meno incline a trattative che non siano dettate da calcoli di sopravvivenza. Per Washington, l’amministrazione Trump ha appena esteso unilateralmente il cessate il fuoco con il Libano, mentre Hezbollah ha rivendicato lanci di razzi in risposta a incursioni israeliane. L’equazione è complessa: il regime ha subito colpi durissimi, ma potrebbe reagire con maggiore aggressività proprio per dimostrare di non essere inerme. Nell’ottica di Bruxelles, questa instabilità è una minaccia diretta alla sicurezza europea: un Iran senza una guida chiara potrebbe moltiplicare le tensioni in Medio Oriente, con effetti sul flusso migratorio e sulla stabilità energetica. Per l’Italia, il dossier è delicato: Roma mantiene rapporti diplomatici e interessi economici con Teheran, e un eventuale collasso del regime o una radicalizzazione dei Guardiani rischierebbe di trascinare l’Europa in una crisi dai contorni ancora imprecisati.
Le prossime settimane saranno cruciali. Il cessate il fuoco con gli Stati Uniti scade domenica, e Teheran pone come precondizione la revoca delle sanzioni sui porti. Ma chi siederà al tavolo? Se il Guida Supremo non è in grado di esercitare un controllo diretto, il confronto si sposta sul fronte militare. Gli analisti prevedono che i generali cercheranno di guadagnare tempo, mentre la società iraniana, pur spaccata, mostra segni di coesione forzata. La vera incognita è se la figura del Guida, già ferita fisicamente, possa sopravvivere anche simbolicamente – o se l’Iran stia scivolando verso un modello di potere più opaco, collettivo e militare, di cui il mondo dovrà fare i conti.
Allarga lo sguardo
Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua
2 lingue · 74 testate
Da Economy & MarketsIl Messico rimbalza dell’1,5% nel secondo trimestre, il miglior dato in oltre cinque anni
1 lingua · 18 testate
Da TechnologyGIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane
1 lingua · 15 testate