
Il Pentagono trasforma l’ufficio stampa in area segreta e sbarra i giornalisti
Con una decisione senza precedenti, il Dipartimento della Difesa USA vieta l’accesso ai media allo spazio stampa, ora classificato come struttura per informazioni sensibili. Una mossa che aggrava le restrizioni alla libertà di informazione imposte dall’amministrazione Trump.
Il Dipartimento della Difesa statunitense ha dichiarato il proprio ufficio stampa uno «spazio segreto», impedendo da subito l’accesso ai giornalisti. In un annuncio su X, il portavoce ad interim Joel Valdez ha spiegato che l’area è stata ridesignata come «Sensitive Compartmented Information Facility» (SCIF) perché vi operano i redattori di discorsi dell’Ufficio del Segretario alla Guerra, i quali maneggiano abitualmente materiale classificato e necessitano di accesso alla rete SIPRNet, la versione crittografata di Internet usata da Difesa e Dipartimento di Stato. «Non c’è nulla di controverso», ha aggiunto Valdez, liquidando le preoccupazioni.
La misura si inserisce in una serie di restrizioni all’informazione imposte dal Pentagono da quando Donald Trump è tornato alla Casa Bianca. Già nelle settimane precedenti diverse testate erano state costrette a lasciare gli uffici all’interno del quartier generale militare, e una nuova politica editoriale era stata bollata da media statunitensi e internazionali come un grave freno alla libertà di stampa. La decisione di riqualificare lo spazio fisico dell’ufficio stampa rappresenta un’ulteriore stretta che, secondo osservatori del Sud-est asiatico, minaccia la trasparenza e il controllo indipendente sull’apparato militare più potente del mondo.
Analisti europei vedono nella mossa un segnale preoccupante anche per gli alleati. In un’epoca di crescente competizione geopolitica, la limitazione dell’accesso all’informazione da parte di Washington rischia di compromettere la fiducia reciproca all’interno della NATO e di ostacolare la capacità dei governi europei di verificare le comunicazioni ufficiali statunitensi. Per l’Italia, che dipende in modo significativo dalla condivisione di intelligence con gli Stati Uniti, la nuova opacità potrebbe tradursi in una maggiore vulnerabilità alla disinformazione e in un indebolimento del dibattito pubblico sulle strategie di difesa.
La portata della decisione va oltre il perimetro del Pentagono. Essa si inserisce in un disegno più ampio di controllo centralizzato dell’informazione da parte dell’amministrazione Trump, che rischia di normalizzare un approccio restrittivo in altre democrazie. Se gli standard di trasparenza si abbassano nel principale alleato dell’Occidente, gli analisti temono un effetto domino capace di legittimare pratiche simili in regimi meno democratici, erodendo ulteriormente la fiducia globale nella libertà di stampa.
| Stampa sud-est asiatica | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
Il Pentagono ha riclassificato il suo ufficio stampa come struttura per informazioni sensibili, escludendo i giornalisti. La mossa rientra in una serie di restrizioni all'accesso dei media da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, suscitando nuove condanne da parte delle organizzazioni per la libertà di stampa che la considerano una minaccia alla trasparenza e al controllo indipendente.
Il Pentagono ha imposto una quarantena mediatica al suo quartier generale dichiarando l'ufficio stampa zona segreta. Questo inasprimento delle restrizioni, che include la riduzione degli spazi di lavoro per i media, segue il ritorno di Trump ed è visto come un tentativo di isolare i giornalisti con il pretesto del trattamento di materiale classificato.
Il Pentagono ha rotto una prassi decennale sbarrando l'accesso dei giornalisti all'ufficio stampa dopo averne aumentato il livello di sicurezza a struttura per informazioni sensibili. I funzionari hanno motivato la decisione con la presenza di redattori di discorsi che maneggiano documenti segreti, ma i critici osservano che è l'ultima di una serie di mosse che limitano l'accesso alla stampa.
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