
Il petrolio risale dopo gli attacchi incrociati, ma la tregua diplomatica frena i rialzi
I nuovi raid tra Stati Uniti e Iran rallentano il traffico nello Stretto di Hormuz e spingono il Brent sopra 72 dollari, mentre le parti concordano un cessate il fuoco in vista dei colloqui di Doha.
Il prezzo del greggio Brent è tornato a salire lunedì 29 giugno, toccando 72,57 dollari al barile (+0,8%) nelle contrattazioni asiatiche, dopo che nel fine settimana Stati Uniti e Iran si sono scambiati attacchi militari che hanno nuovamente rallentato il transito delle petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Il rialzo, che ha portato il West Texas Intermediate a 70,11 dollari (+1,3%), arriva dopo un crollo settimanale del 10,6% del Brent, il terzo consecutivo, innescato dall’aumento dei flussi di greggio nello stretto ai massimi dall’inizio del conflitto, lo scorso febbraio.
La nuova fiammata di tensione ha messo in luce la fragilità dell’intesa provvisoria firmata il 17 giugno, un memorandum in 14 punti che prevedeva la riapertura del corridoio marittimo e l’avvio di negoziati sul programma nucleare iraniano. Gli attacchi reciproci – colpi statunitensi su infrastrutture radar e di sorveglianza iraniane, e ritorsioni di Teheran contro basi americane in Kuwait e Bahrein – sono stati innescati dal danneggiamento di una nave cargo e di una petroliera legata al Qatar in transito nello stretto. Secondo gli analisti di ING, il mercato resta esposto a “un rischio al rialzo significativo” qualora il recupero dell’offerta si rivelasse più lento del previsto, mentre da Sydney gli esperti di ANZ avvertono che i flussi fisici sono limitati da code di navi cisterna, infrastrutture danneggiate e fermi produttivi, e che potrebbero essere necessari mesi prima di tornare ai livelli pre-conflitto.
La risalita dei prezzi è stata tuttavia contenuta dalla notizia, diffusa nella tarda serata di domenica, di un accordo tra Washington e Teheran per sospendere le ostilità e riprendere i colloqui tecnici. L’incontro è previsto martedì a Doha, in Qatar, e verterà sull’interpretazione delle clausole del memorandum, in particolare quelle relative alla libertà di navigazione e al cessate il fuoco in Libano, che l’Iran accusa gli Stati Uniti di non aver garantito. Sul fronte dell’offerta fisica, il colosso saudita Aramco ha riavviato venerdì le operazioni di carico presso il terminale di Ras Tanura, fermo da quasi quattro mesi, mentre un incidente in elicottero costato la vita a quattordici persone non ha interrotto le esportazioni.
I mercati azionari asiatici hanno chiuso contrastati, con Seoul in calo e Tokyo in lieve rialzo, mentre i future su Wall Street guadagnavano terreno dopo l’annuncio della tregua. Il dollaro si mantiene vicino ai massimi da un anno, sostenuto dalle attese di un rialzo dei tassi della Federal Reserve, e l’oro ha registrato un ribasso trimestrale del 13%, il più marcato dal 2013. Per l’Europa, e in particolare per le raffinerie mediterranee, la stabilizzazione del corridoio di Hormuz resta cruciale: ogni interruzione prolungata si rifletterebbe sui costi energetici in un contesto già segnato da pressioni inflazionistiche. Il prossimo banco di prova sarà l’esito del vertice tecnico di Doha, da cui dipenderà la credibilità di un percorso diplomatico che finora non ha retto alla prova dei fatti.
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