
Il ritorno di Ronaldinho a 46 anni e l’addio invocato per Ronaldo: due leggende al bivio
Mentre il brasiliano firma con il Ravenna in Serie C in un’operazione tra marketing e investimento, un editorialista portoghese invita Cristiano Ronaldo a lasciare la Nazionale prima di Uzbekistan.
A quarantasei anni Ronaldinho sceglie la terza serie italiana per riannodare il filo con il pallone che aveva smesso di danzare nel 2015. L’ultima maglia professionistica fu quella del Fluminense; poi il ritiro ufficiale nel 2018 e una lunga assenza dai campi. Ora l’ex fuoriclasse di Barcellona e Milan si lega al Ravenna, club romagnolo di proprietà di Ignazio Cipriani, con un contratto che verrà presentato in pompa magna a Miami il 23 giugno. L’annuncio ha acceso la curiosità globale, ma le reali intenzioni restano avvolte nelle mezze parole del vicepresidente Ariedo Braida: «È un colpo da campioni, se giocherà? Dipende, ma verrà tesserato». I più parlano di un’operazione di marketing, con una maglia speciale che intreccerà il marchio R10 al simbolo del club e un ingresso nella compagine societaria. Ronaldinho, dal canto suo, promette di «tornare a danzare con il pallone» e di scrivere una nuova storia.
Nello stesso istante, dall’altra parte dell’Atlantico, un’altra leggenda riceve un messaggio opposto. Il portoghese Nuno Saraiva, firma di Abola, dedica una lettera aperta a Cristiano Ronaldo: «Guardare la fine di un’era è doloroso. A 41 anni Cristiano non è più il giocatore che era a 31». L’editorialista invoca un addio che rispetti l’atleta, i compagni e i tifosi, e lascia intendere che la sfida incombente contro l’Uzbekistan al Mondiale 2026 potrebbe essere il momento giusto per un gesto di grandezza. La prospettiva lusitana riflette un sentimento diffuso in Europa: la difficoltà di accettare il declino fisico in uno sport che non concede sconti anagrafici.
Il ritorno di Ronaldinho in Italia ha il sapore agrodolce di un’epifania mediatica. Il Ravenna, che milita in Serie C e sogna la promozione, sfrutterà l’immagine del Gaucho per un rilancio internazionale del proprio brand. L’evento di Miami, al confine tra festa e presentazione ufficiale, servirà a dettagliare un progetto che va oltre il semplice ingaggio: l’ex Pallone d’Oro rileverà quote societarie e parteciperà ad amichevoli, ma difficilmente lo vedremo titolare in un campionato competitivo. L’operazione, secondo la stampa italiana, nasce dall’amicizia con Cipriani e dalla comune volontà di trasformare la nostalgia in affari.
Così, mentre Ronaldinho prepara la passerella in Florida, Ronaldo affronta la pressione di un match che potrebbe segnare il crepuscolo della sua carriera internazionale. Due fuoriclasse agli antipodi: uno riabbraccia il calcio con il sorriso del testimonial, l’altro riceve l’invito a chiudere un’era che ha segnato due decenni. Il campo, come sempre, emetterà la sentenza definitiva.
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.70 | aligned |
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
La stampa italiana tratta l'ingaggio come una mossa di marketing trasparente. Ronnie giocherà solo un'amichevole, ma la società lo usa per attirare l'attenzione sulla squadra di Serie C.
I media del sud-est asiatico celebrano il percorso di Ronaldinho da ex bancarottiere a imprenditore di successo. Il ritorno in campo è solo una piccola nota nella sua nuova vita dorata.
La stampa iraniana unisce curiosità e un velo di malinconia. Da un lato riporta con sorpresa il ritorno, dall'altro commenta che assistere al declino di un campione è doloroso.
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