
Il TCU approva con riserve i conti di Lula 2025: allarme per debito e Correios
Il Tribunale dei Conti dell'Unione (TCU) brasiliano ha approvato con riserve, all'unanimità, i conti del governo Lula per il 2025, sollevando criticità sulla gestione fiscale e sulla sostenibilità del debito pubblico. Il parere, redatto dal ministro relatore Benjamin Zymler, evidenzia in particolare la violazione dell'articolo 45 della Legge di Responsabilità Fiscale: il governo ha inserito nuove opere nel bilancio senza garantire le risorse per completare quelle già avviate. Una prassi che, secondo gli analisti di Brasilia, rischia di compromettere la credibilità della programmazione economica e di alimentare tensioni con il Congresso, chiamato ora a esprimersi in via definitiva.
Tra i punti più controversi spicca la concessione di una garanzia pubblica di 12 miliardi di real ai Correios, l'azienda postale statale, senza un'adeguata analisi tecnica e senza un piano di recupero credibile. La decisione, secondo il TCU, espone l'Unione a rischi finanziari significativi e solleva interrogativi sulla governance delle imprese pubbliche. Dal punto di vista europeo, la vicenda richiama l'attenzione di Bruxelles, dove si monitorano con cautela le politiche fiscali dei partner del G20: un eventuale aggravio del debito sovrano brasiliano potrebbe ripercuotersi sui mercati emergenti e, indirettamente, sulle economie europee più esposte.
Il rapporto segnala inoltre carenze nel controllo delle renunzie fiscali e nella stima delle entrate, con implicazioni per la traiettoria del debito pubblico. Il governo Lula, pur avendo ereditato una situazione complessa, non è riuscito a invertire la tendenza al deterioramento dei conti, come sottolineato da osservatori internazionali. La prospettiva di Washington e delle agenzie di rating è di attesa: senza correzioni strutturali, il Brasile rischia un declassamento che ne aumenterebbe il costo del finanziamento.
In questo scenario, il via libera condizionato del TCU rappresenta un monito per l'esecutivo, che dovrà ora confrontarsi con il Congresso per ottenere l'approvazione definitiva. La partita si gioca su più tavoli: da un lato, la necessità di rassicurare i mercati con un aggiustamento fiscale credibile; dall'altro, la pressione politica per mantenere la spesa sociale. Per l'Italia e l'Europa, il caso brasiliano è un banco di prova della resilienza delle democrazie emergenti di fronte alle sfide del debito, in un contesto globale segnato dall'incertezza economica.
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