
Dopo sei mesi, Lavrov e Rubio riannodano i fili: Ucraina e Iran al centro del colloquio
Il ministro degli Esteri russo e il Segretario di Stato americano hanno ripreso i contatti telefonici su iniziativa di Mosca, in un clima segnato da raid mortali in Ucraina.
È ripreso, dopo oltre sei mesi di silenzio, il filo diretto tra le diplomazie di Mosca e Washington. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov e il Segretario di Stato americano Marco Rubio si sono sentiti telefonicamente martedì, in una conversazione che, secondo fonti diplomatiche russe, è stata definita «costruttiva e professionale». La chiamata, giunta a meno di una settimana dal colloquio tra i presidenti Vladimir Putin e Donald Trump, ha toccato i nodi caldi delle relazioni bilaterali, del conflitto ucraino e della situazione in Iran.
L’iniziativa, secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano, è partita da Mosca: Rubio ha accolto la richiesta di Lavrov, riaprendo un canale che si era interrotto dall’ottobre scorso, quando un precedente tentativo di concordare un incontro faccia a faccia era naufragato senza esito. Dal punto di vista del Cremlino, lo scambio ha permesso una «sincronizzazione degli orologi» – per usare l’espressione della Farnesina russa – sullo stato dell’arte delle relazioni e sugli impegni diplomatici futuri. Ma la cornice in cui si è inserito il dialogo è tutt’altro che distesa.
Proprio mentre Lavrov e Rubio parlavano, l’aviazione russa colpiva diverse città ucraine con raid che, secondo Kiev, hanno causato almeno ventidue vittime civili. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato quello che ha definito «l’ipocrisia assoluta» di Mosca, capace di trattare mentre continua a bombardare, e nel giorno in cui l’Ucraina ricordava la sconfitta del nazismo. L’ambivalenza russa – cercare un canale con Washington mentre si intensifica la pressione sul terreno – non è sfuggita agli osservatori europei.
A Bruxelles, il riacceso dialogo tra le due superpotenze viene letto con cautela: da un lato, può rappresentare un primo passo verso una de-escalation che l’Europa invoca da mesi; dall’altro, il fatto che la conversazione sia avvenuta per impulso di Mosca suggerisce che Putin punti a ridefinire i termini di un’eventuale tregua in Ucraina senza coinvolgere direttamente né Kiev né i partner continentali. L’altro dossier sul tavolo, l’Iran, aggiunge un ulteriore tassello di complessità. Per Washington, Teheran resta una priorità strategica, mentre per Mosca la Repubblica islamica è un alleato regionale di lunga data.
Il confronto sulle rispettive posizioni potrebbe aprire spazi di mediazione, ma anche rivelare divergenze difficili da comporre. Quel che è certo è che, dopo mesi di gelo, i due paesi sembrano voler riprendere un filo – fragile, ma importante – che potrebbe portare a nuovi contatti bilaterali. Tuttavia, la strada verso un vero disgelo resta lastricata di contraddizioni: parlare di pace mentre si continua a uccidere è, agli occhi di molti, il paradosso di una diplomazia che fatica a tradursi in fatti.
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