
India approva il giro di vite contro le fughe d'esame dopo le proteste studentesche
La legge raddoppia la pena massima a 10 anni e aumenta le multe, mentre il premier Modi promette tolleranza zero verso le «mafie dei test»
Il Parlamento indiano ha approvato il 30 luglio 2026 il Public Examinations (Prevention of Unfair Means) Amendment Bill, un provvedimento che inasprisce sensibilmente le sanzioni per le fughe di questionari d'esame, dopo settimane di imponenti mobilitazioni giovanili. La Camera bassa (Lok Sabha) aveva dato il via libera il giorno precedente, mentre la Camera alta (Rajya Sabha) ha votato a voce dopo un dibattito di sette ore, nonostante l'abbandono dell'aula da parte delle opposizioni. Il testo attende ora la firma del presidente Droupadi Murmu per diventare legge.
Secondo fonti governative, la nuova normativa raddoppia la pena detentiva massima da 5 a 10 anni per chiunque sia coinvolto nella diffusione illecita di prove d'esame, e innalza la multa fino a 10 crore di rupie (oltre un milione di dollari) per i crimini organizzati. Gli individui rischiano ora da 5 a 10 anni di carcere e ammende fino a 50 lakh di rupie; per i reati associativi è previsto un minimo di 7 anni e sanzioni fino a 10 crore di rupie. La legge autorizza inoltre i governi statali a designare tribunali speciali rapidi e conferisce al governo centrale il potere di istituire una task force investigativa.
Il premier Narendra Modi, in un videomessaggio autoprodotto diffuso su Instagram subito dopo il voto, ha definito la legge «un passo importante verso un sistema di esami credibile», avvertendo che «le mafie dei test non saranno risparmiate» e insistendo sulla necessità di un «uso ottimale della tecnologia». Il ministro Jitendra Singh, replicando in aula, ha sostenuto che il governo resta aperto a contributi costruttivi e ha collegato la riforma alla più ampia Strategia nazionale per l'istruzione. Dal canto suo, l'opposizione – guidata dal Congresso – ha abbandonato i lavori chiedendo le dimissioni del ministro dell'Interno Amit Shah, ritenuto responsabile della repressione delle proteste e di non aver fatto luce sulla fuga dell'esame di ammissione alla facoltà di medicina (NEET), che aveva innescato la rivolta.
La mobilitazione, alimentata dal movimento online Cockroach Janta Party (CJP), era esplosa in tutta l'India dopo che era emersa la compromissione del test NEET. Il 20 luglio le dimostrazioni a Nuova Delhi si erano trasformate in scontri violenti: la polizia aveva fatto ricorso a gas lacrimogeni e manganelli per disperdere i manifestanti che tentavano di raggiungere il Parlamento. Nei giorni scorsi, l'agenzia investigativa federale ha incriminato 13 persone per quella fuga. Con l'approvazione della legge, che modifica un analogo provvedimento del 2024, il governo punta a disinnescare una crisi che ha messo in discussione la credibilità del sistema educativo e a riconquistare la fiducia di una generazione sempre più insofferente verso le disfunzioni della macchina amministrativa.
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