
Iran e Oman vicini a un'intesa sullo Stretto di Hormuz, ma la riapertura resta subordinata a condizioni
I colloqui bilaterali hanno prodotto un accordo di massima sui corridoi di transito, ma Teheran esclude un ritorno allo status quo ante e Trump minaccia ritorsioni in caso di stallo.
L’Iran e il Sultanato dell’Oman sono prossimi a definire un quadro provvisorio per la gestione del traffico mercantile attraverso lo Stretto di Hormuz, senza che ciò comporti automaticamente la riapertura del passaggio. Lo ha dichiarato il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, precisando che i negoziati, in corso da oltre tre settimane, hanno portato a un’intesa ampia sui percorsi di entrata e uscita. Secondo quanto rivelato dallo stesso Gharibabadi all’agenzia Irna, il nuovo assetto prevede la chiusura dei corridoi temporanei vicino all’isola iraniana di Lark e attraverso le acque territoriali omanite, con tratti dei nuovi canali che ricadrebbero in acque iraniane – un cambiamento rispetto al sistema decennale che vedeva il transito commerciale svolgersi prevalentemente in acque omanite. L’intesa avrebbe una durata iniziale compresa tra due e quattro mesi e richiederebbe una decisione separata della leadership suprema di Teheran.
La posizione iraniana esclude qualsiasi negoziato diretto con gli Stati Uniti, circoscrivendo il dialogo al rapporto bilaterale con Mascate. Fonti vicine al dossier, citate dalla stampa regionale, indicano tuttavia che il capo della diplomazia italiana Antonio Tajani ha discusso i colloqui con l’omologo iraniano Abbas Araghchi, mentre entrambi avrebbero avuto contatti con negoziatori americani sul Libano. Un funzionario del Golfo, riportato dalla Cnn, stima al cinquanta per cento le probabilità di un accordo entro venerdì, ma segnala che la delegazione iraniana non include esponenti dei Guardiani della rivoluzione, il cui assenso sarà necessario sui dettagli tecnici. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim attribuisce il ritardo alle interferenze e alle minacce americane, mentre Fars accusa Washington di inviare segnali contraddittori e di ostacolare il negoziato.
Sul fronte statunitense, il presidente Donald Trump ha ripetutamente descritto i colloqui come «molto positivi», affermando che un accordo per riaprire lo stretto è imminente. In dichiarazioni rilanciate da Fox5 e Reuters, Trump ha sostenuto di aver fermato «il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale» dopo una richiesta iraniana di dialogo, ma ha anche minacciato un «colpo molto forte» qualora Teheran rifiutasse di riaprire il passaggio. Il segretario di Stato Marco Rubio ha ribadito che qualsiasi forma di controllo statale su acque internazionali viola il diritto marittimo, mentre il Comando centrale americano ha reso noto di aver assistito oltre mille navi nell’attraversamento del corridoio meridionale negli ultimi tre mesi, definendolo «libero e aperto».
La partita si inserisce in un conflitto che dal 28 febbraio oppone Stati Uniti e Israele all’Iran, con migliaia di vittime e milioni di sfollati. In questo scenario, Teheran ha avvertito che risponderà a eventuali attacchi alle infrastrutture civili colpendo obiettivi strategici regionali, mentre esperti di diritto internazionale ricordano che le Convenzioni di Ginevra vietano simili azioni. L’esito dei negoziati resta incerto: le bozze in discussione, secondo indiscrezioni riportate da Axios, prevedono un’intesa temporanea di sessanta giorni senza pedaggi, con le navi in entrata instradate sul canale settentrionale e quelle in uscita su quello meridionale omanita, ma le divergenze sul grado di controllo iraniano e sulle condizioni per la riapertura definitiva lasciano aperta la porta a nuovi sviluppi.
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
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| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.10 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
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