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mercoledì 27 maggio 2026

Trump minaccia l’Oman e intreccia l’accordo con l’Iran agli Accordi di Abramo

Il presidente americano avverte Muscat: «Ci costringerete a farvi saltare in aria» se ostacolerà il controllo dello Stretto di Hormuz. E condiziona l’intesa nucleare alla normalizzazione con Israele.

Con una dichiarazione senza precedenti, Donald Trump ha minacciato di «far saltare in aria» l’Oman se il sultanato dovesse rivendicare assieme all’Iran il controllo dello Stretto di Hormuz. Durante una riunione di gabinetto, il presidente americano ha legato esplicitamente i negoziati in corso con Teheran all’ingresso di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi arabi negli Accordi di Abramo, arrivando a dire: «Non sono sicuro che valga la pena concludere un accordo se loro non firmano». La mossa conferma l’approccio transazionale di Washington, che intende capitalizzare la debolezza militare ed economica dell’Iran per ridisegnare l’intera architettura diplomatica mediorientale.

L’offensiva verbale di Trump arriva mentre il dialogo indiretto tra americani e iraniani mostra tutta la sua fragilità. La televisione di Stato iraniana ha diffuso i punti di quello che ha definito un memorandum d’intesa: ritiro delle forze statunitensi dalla regione, revoca del blocco navale e gestione congiunta dello Stretto con l’Oman. La Casa Bianca ha bollato il documento come «una completa invenzione», ma poche ore dopo lo stesso Trump ammetteva che Teheran «vuole molto un accordo». Il presidente ha però respinto ogni ipotesi di alleggerimento delle sanzioni in cambio della consegna dell’uranio arricchito, e ha dichiarato di non gradire l’idea che quel materiale venga trasferito in Russia o in Cina, come invece proposto dagli iraniani.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’insistenza sul nesso tra negoziato nucleare e Accordi di Abramo rischia di arenare i colloqui, perché Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar non mostrano, al momento, alcuna intenzione di normalizzare i rapporti con Israele senza progressi tangibili sulla questione palestinese. Fonti vicine ai negoziati riferiscono che Trump avrebbe persino allargato la lista a Turchia e Pakistan. Dal canto suo, l’Iran continua a insistere sulla collaborazione con l’Oman per la sorveglianza del passaggio da cui transita un quinto del petrolio mondiale, un’ipotesi che Washington considera inaccettabile, ribadendo che «lo Stretto sarà aperto a tutti e non sarà controllato da nessuno».

In un passaggio che ha allarmato le cancellerie europee, Trump ha dichiarato di «non preoccuparsi delle elezioni di metà mandato», segnalando di non sentire alcuna pressione interna a chiudere rapidamente la partita. L’economia iraniana, ha sostenuto, è in caduta libera con un’inflazione al 250 per cento, e il regime «tratta con le spalle al muro». Eppure, proprio lo stallo prolungato rappresenta un pericolo concreto per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa: ogni escalation militare nello Stretto di Hormuz si tradurrebbe in un immediato shock sui prezzi del greggio e del gas liquefatto, in una fase già segnata da tensioni geopolitiche globali. L’impressione diffusa è che Trump punti a un accordo «perfetto» che possa esibire come vittoria politica, ma che la distanza tra le aspettative americane e le linee rosse iraniane resti, per ora, difficilmente colmabile.

Divergenza — chi la racconta come
36%Media
3 blocchi · posizioni da −0.50 a +0.30
CriticoFavorevole
RUSGLFISR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa russa e CSI−0.50critical
Stampa del Golfo arabo−0.40critical
Stampa israeliana+0.30aligned
Stampa russa e CSI−0.50

La stampa russa presenta Trump come un leader confuso e impulsivo, sottolineando la sua minaccia sproporzionata di 'far saltare in aria' l'Oman e l'ennesima gaffe in cui confonde l'Iran con il Venezuela. I resoconti evidenziano un negoziato in stallo, con Washington insoddisfatta ma decisa a dettare condizioni impossibili, mentre Mosca respinge l'idea di ricevere uranio iraniano come parte dell'accordo.

IroniaSchadenfreudeScetticismo
Stampa del Golfo arabo−0.40

I media del Golfo mettono in primo piano il legame diretto tra l'accordo con l'Iran e l'adesione di Paesi arabi agli Accordi di Abramo, riportando la frase 'questi Paesi ci devono questo'. La minaccia di Trump di 'far saltare' l'Oman nel caso tentasse di controllare lo Stretto di Hormuz viene trattata come un ultimatum inedito, mentre si insiste sul fatto che lo stretto rimarrà aperto a tutti sotto sorveglianza americana.

AllarmeIndignazionePragmatismo
Stampa israeliana+0.30

La narrazione israeliana accoglie con pragmatismo la condizione posta da Trump: nessun accordo con l'Iran senza l'ingresso di Arabia Saudita e Qatar negli Accordi di Abramo. Si evidenzia che l'economia iraniana è in ginocchio e che Teheran è costretta a trattare da posizioni di debolezza, mentre gli Stati Uniti non alleggeriranno le sanzioni e respingono come 'totale invenzione' la bozza iraniana di memorandum.

PragmatismoDistaccoTrionfo
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mercoledì 27 maggio 2026

Trump minaccia l’Oman e intreccia l’accordo con l’Iran agli Accordi di Abramo

Il presidente americano avverte Muscat: «Ci costringerete a farvi saltare in aria» se ostacolerà il controllo dello Stretto di Hormuz. E condiziona l’intesa nucleare alla normalizzazione con Israele.

Con una dichiarazione senza precedenti, Donald Trump ha minacciato di «far saltare in aria» l’Oman se il sultanato dovesse rivendicare assieme all’Iran il controllo dello Stretto di Hormuz. Durante una riunione di gabinetto, il presidente americano ha legato esplicitamente i negoziati in corso con Teheran all’ingresso di Arabia Saudita, Qatar e altri Paesi arabi negli Accordi di Abramo, arrivando a dire: «Non sono sicuro che valga la pena concludere un accordo se loro non firmano». La mossa conferma l’approccio transazionale di Washington, che intende capitalizzare la debolezza militare ed economica dell’Iran per ridisegnare l’intera architettura diplomatica mediorientale.

L’offensiva verbale di Trump arriva mentre il dialogo indiretto tra americani e iraniani mostra tutta la sua fragilità. La televisione di Stato iraniana ha diffuso i punti di quello che ha definito un memorandum d’intesa: ritiro delle forze statunitensi dalla regione, revoca del blocco navale e gestione congiunta dello Stretto con l’Oman. La Casa Bianca ha bollato il documento come «una completa invenzione», ma poche ore dopo lo stesso Trump ammetteva che Teheran «vuole molto un accordo». Il presidente ha però respinto ogni ipotesi di alleggerimento delle sanzioni in cambio della consegna dell’uranio arricchito, e ha dichiarato di non gradire l’idea che quel materiale venga trasferito in Russia o in Cina, come invece proposto dagli iraniani.

Secondo gli analisti di Bruxelles, l’insistenza sul nesso tra negoziato nucleare e Accordi di Abramo rischia di arenare i colloqui, perché Paesi come l’Arabia Saudita e il Qatar non mostrano, al momento, alcuna intenzione di normalizzare i rapporti con Israele senza progressi tangibili sulla questione palestinese. Fonti vicine ai negoziati riferiscono che Trump avrebbe persino allargato la lista a Turchia e Pakistan. Dal canto suo, l’Iran continua a insistere sulla collaborazione con l’Oman per la sorveglianza del passaggio da cui transita un quinto del petrolio mondiale, un’ipotesi che Washington considera inaccettabile, ribadendo che «lo Stretto sarà aperto a tutti e non sarà controllato da nessuno».

In un passaggio che ha allarmato le cancellerie europee, Trump ha dichiarato di «non preoccuparsi delle elezioni di metà mandato», segnalando di non sentire alcuna pressione interna a chiudere rapidamente la partita. L’economia iraniana, ha sostenuto, è in caduta libera con un’inflazione al 250 per cento, e il regime «tratta con le spalle al muro». Eppure, proprio lo stallo prolungato rappresenta un pericolo concreto per l’approvvigionamento energetico dell’Italia e dell’Europa: ogni escalation militare nello Stretto di Hormuz si tradurrebbe in un immediato shock sui prezzi del greggio e del gas liquefatto, in una fase già segnata da tensioni geopolitiche globali. L’impressione diffusa è che Trump punti a un accordo «perfetto» che possa esibire come vittoria politica, ma che la distanza tra le aspettative americane e le linee rosse iraniane resti, per ora, difficilmente colmabile.

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Stampa del Golfo arabo−0.40critical
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La stampa russa presenta Trump come un leader confuso e impulsivo, sottolineando la sua minaccia sproporzionata di 'far saltare in aria' l'Oman e l'ennesima gaffe in cui confonde l'Iran con il Venezuela. I resoconti evidenziano un negoziato in stallo, con Washington insoddisfatta ma decisa a dettare condizioni impossibili, mentre Mosca respinge l'idea di ricevere uranio iraniano come parte dell'accordo.

IroniaSchadenfreudeScetticismo
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I media del Golfo mettono in primo piano il legame diretto tra l'accordo con l'Iran e l'adesione di Paesi arabi agli Accordi di Abramo, riportando la frase 'questi Paesi ci devono questo'. La minaccia di Trump di 'far saltare' l'Oman nel caso tentasse di controllare lo Stretto di Hormuz viene trattata come un ultimatum inedito, mentre si insiste sul fatto che lo stretto rimarrà aperto a tutti sotto sorveglianza americana.

AllarmeIndignazionePragmatismo
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La narrazione israeliana accoglie con pragmatismo la condizione posta da Trump: nessun accordo con l'Iran senza l'ingresso di Arabia Saudita e Qatar negli Accordi di Abramo. Si evidenzia che l'economia iraniana è in ginocchio e che Teheran è costretta a trattare da posizioni di debolezza, mentre gli Stati Uniti non alleggeriranno le sanzioni e respingono come 'totale invenzione' la bozza iraniana di memorandum.

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