
L'Iran accusa il Kuwait di aggressione illegale: la tensione sale nel Golfo
Il ministro degli Esteri iraniano Araghchi denuncia l'attacco a un natante e chiede il rilascio dei quattro detenuti. Il Kuwait parla di infiltrati dei Guardiani della Rivoluzione.
L’incidente diplomatico tra Iran e Kuwait rischia di riaccendere le tensioni nel Golfo Persico. Mercoledì il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha denunciato quella che definisce una «aggressione illegale» ai danni di una piccola imbarcazione iraniana, avvenuta nei pressi di un’isola che, secondo Teheran, ospita forze statunitensi utilizzate per attaccare l’Iran. Araghchi, in un post sulla piattaforma X, ha chiesto il rilascio immediato dei quattro cittadini iraniani arrestati e ha rivendicato il «diritto di rispondere» a quella che descrive come una manovra volta a «seminare discordia» in una regione già infiammata dagli scontri tra Stati Uniti, Israele e la Repubblica islamica.
La versione del Kuwait è radicalmente diversa. Il ministero dell’Interno kuwaitiano ha reso noto che le persone arrestate sono membri del Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica (IRGC) sorpresi mentre tentavano di infiltrarsi via mare nel Paese. Secondo le autorità di Kuwait City, gli indagati avrebbero confessato il loro legame con i Guardiani, circostanza che Teheran respinge con forza, sostenendo invece che si trattava di una missione di routine per la sorveglianza marittima, finita fuori rotta a causa di un guasto ai sistemi di navigazione. La diplomazia iraniana ha chiesto un accesso immediato ai detenuti da parte del personale dell’ambasciata, in una contesa che ha ormai valicato i confini bilaterali.
L’isola menzionata da Araghchi – senza citarla esplicitamente – è quasi certamente la base di Ali Al Salem, in territorio kuwaitiano, utilizzata dagli Stati Uniti per operazioni nella regione. Per gli analisti di Teheran, l’incidente rappresenta un tassello di una strategia americana volta a destabilizzare ulteriormente l’Iran attraverso alleati regionali. Dal punto di vista di Bruxelles, invece, il rischio è che una simile escalation porti a un’interruzione della navigazione nello Stretto di Hormuz, con ricadute immediate sui prezzi dell’energia per l’Europa e per l’Italia, fortemente dipendente dalle importazioni di greggio dal Golfo. Il governo di Roma segue la vicenda con attenzione, mentre la Farnesina si coordina con gli alleati europei per evitare che la crisi si allarghi.
Guardando al futuro, lo scenario più probabile è quello di una fase di forte tensione retorica, ma con canali diplomatici ancora aperti: l’Iran ha interesse a non chiudere del tutto i rapporti con un Paese del Consiglio di Cooperazione del Golfo, mentre il Kuwait cerca di bilanciare la sua alleanza con Washington e la necessità di non apparire come semplice pedina nella partita contro Teheran. Tuttavia, se i quattro detenuti non venissero rilasciati in tempi brevi, la ritorsione iraniana potrebbe assumere forme non militari ma significative, come un inasprimento dei controlli alle navi kuwaitiane o un’escalation nelle dichiarazioni. Per l’Europa, l’ora della mediazione potrebbe arrivare presto.
| Stampa iraniana e affini | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
La stampa iraniana presenta gli eventi come una provocazione orchestrata da Kuwait e Bahrein, che sfruttano pretesti infondati per accusare Teheran. I quattro marinai iraniani, secondo questa narrazione, erano in missione di routine e sono finiti in acque kuwaitiane solo per un guasto tecnico. La condanna a vita in Bahrein viene descritta come una sentenza politica contro persone accusate di collaborare con i Pasdaran, definiti 'terroristi' dai media locali ma considerati forze legittime dall'Iran.
La stampa atlantica descrive le azioni di Kuwait e Bahrein come una risposta legittima e necessaria alle continue attività destabilizzanti dell'Iran nella regione del Golfo. I quattro membri dei Pasdaran arrestati in Kuwait vengono presentati come infiltrati con chiari intenti ostili, mentre la condanna a vita in Bahrein è vista come un duro monito contro la rete di spionaggio e sabotaggio iraniana. Il tono è di allerta, sottolineando la minaccia persistente di Teheran e la necessità di una reazione ferma da parte degli alleati del Golfo.
La stampa araba del Levante e del Maghreb riporta la versione ufficiale iraniana con un certo distacco, limitandosi a citare la smentita di Teheran e la sua accusa di sfruttamento politico da parte del Kuwait. Non viene dato molto spazio alle rivendicazioni kuwaitiane o bahreinite, e il tono è più descrittivo che accusatorio. La vicenda è presentata come un incidente diplomatico di routine, senza enfatizzare particolari minacce o condanne morali.
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