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venerdì 24 aprile 2026

L’ago della bilancia: gli alleati di ieri abbandonano Trump mentre l’Iran si irrigidisce

A due mesi dall’inizio dell’offensiva militare contro l’Iran, il fronte interno americano si incrina nel suo punto più inaspettato: la galassia dei fedelissimi di Donald Trump. Tucker Carlson, per anni la voce più ascoltata del movimento MAGA, ha chiesto scusa ai suoi ascoltatori per averli «condotti fuori strada» con il proprio sostegno al presidente, definendo il conflitto iraniano «il più grave errore di un presidente americano nella mia vita». Un’ammissione che, secondo gli analisti di Washington, segnala una frattura non più sanabile tra la Casa Bianca e una parte della sua base più ideologica. Non è solo Carlson: Megyn Kelly, altra figura di spicco del giornalismo conservatore, ha rotto il silenzio accusando Trump di manipolare i propri sostenitori e di aver tradito la promessa di non aprire nuovi teatri di guerra. «Molti hanno creduto che con lui non ci sarebbero state guerre», ha dichiarato, evocando un sentimento di tradimento che serpeggia tra gli elettori repubblicani. Trump, dal canto suo, ha reagito con la consueta veemenza definendo su Truth Social i suoi ex alleati «persone stupide con un basso QI».

L’impatto di queste defezioni va letto anche in una prospettiva globale. Per i diplomatici europei, e in particolare per quelli di Bruxelles, il logoramento interno dell’amministrazione Trump apre uno scenario di incertezza strategica: da un lato, la possibilità di una maggiore cautela americana nelle prossime settimane potrebbe offrire all’Europa una finestra per spingere verso un cessate il fuoco; dall’altro, l’escalation verbale e militare di Trump, unita alla sua crescente imprevedibilità, allarma i governi del Vecchio Continente, già alle prese con le ripercussioni economiche di una guerra in Medio Oriente. L’Italia, che mantiene relazioni commerciali significative con l’area e partecipa a missioni di stabilizzazione, segue con apprensione gli sviluppi: il rischio di un allargamento del conflitto coinvolgerebbe direttamente gli interessi energetici e di sicurezza nazionale.

L’ottica di Pechino, al contrario, legge queste divisioni come un’opportunità per rafforzare i propri legami con Teheran e per presentarsi, agli occhi del Sud globale, come unica potenza capace di tenere aperto un canale diplomatico. Secondo gli osservatori, la Cina sta già intensificando i contatti con l’Iran, offrendosi come mediatrice, mentre il caos a Washington indebolisce la leadership americana.

Il vero punto interrogativo, ora, è se le parole di Carlson e Kelly rappresentino un campanello d’allarme isolato o l’inizio di una ribellione più ampia. Molti analisti ritengono che la base MAGA, pur rimanendo solida, stia cominciando a dubitare non solo della strategia bellica, ma della stessa lucidità del presidente. Se figure che per anni hanno legittimato la narrazione trumpiana oggi si dissociano, il danno per la credibilità di Trump potrebbe essere irreversibile, con conseguenze che vanno ben oltre i confini americani. L’Europa, nel frattempo, osserva e trattiene il fiato.

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Scossa di magnitudo 4.3 con epicentro vicino a Pisa, avvertita in tutta la Toscana·BP: utile adjusted a 5,73 miliardi nel trimestre, spinto dal trading e dal conflitto in Medio Oriente·Galaxy S27 Ultra: trapelate le fotocamere, possibile addio allo zoom 3x·USA, esauriti quasi tutti i missili a lungo raggio nella guerra con l’Iran·Teheran: 'Non vogliamo ampliare la guerra'. Trump replica: 'Ultima chance'·Caldo estremo e tempeste: allerta in Europa, Medio Oriente e Nord Africa·Rabat stringe le maglie: verifiche su affitti pubblici, frodi fiscali e finti autonomi·Qatar, Egitto e Turchia condannano le operazioni israeliane a Gaza: “Minano la tregua”·Scossa di magnitudo 4.3 con epicentro vicino a Pisa, avvertita in tutta la Toscana·BP: utile adjusted a 5,73 miliardi nel trimestre, spinto dal trading e dal conflitto in Medio Oriente·Galaxy S27 Ultra: trapelate le fotocamere, possibile addio allo zoom 3x·USA, esauriti quasi tutti i missili a lungo raggio nella guerra con l’Iran·Teheran: 'Non vogliamo ampliare la guerra'. Trump replica: 'Ultima chance'·Caldo estremo e tempeste: allerta in Europa, Medio Oriente e Nord Africa·Rabat stringe le maglie: verifiche su affitti pubblici, frodi fiscali e finti autonomi·Qatar, Egitto e Turchia condannano le operazioni israeliane a Gaza: “Minano la tregua”·
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L’ago della bilancia: gli alleati di ieri abbandonano Trump mentre l’Iran si irrigidisce

A due mesi dall’inizio dell’offensiva militare contro l’Iran, il fronte interno americano si incrina nel suo punto più inaspettato: la galassia dei fedelissimi di Donald Trump. Tucker Carlson, per anni la voce più ascoltata del movimento MAGA, ha chiesto scusa ai suoi ascoltatori per averli «condotti fuori strada» con il proprio sostegno al presidente, definendo il conflitto iraniano «il più grave errore di un presidente americano nella mia vita». Un’ammissione che, secondo gli analisti di Washington, segnala una frattura non più sanabile tra la Casa Bianca e una parte della sua base più ideologica. Non è solo Carlson: Megyn Kelly, altra figura di spicco del giornalismo conservatore, ha rotto il silenzio accusando Trump di manipolare i propri sostenitori e di aver tradito la promessa di non aprire nuovi teatri di guerra. «Molti hanno creduto che con lui non ci sarebbero state guerre», ha dichiarato, evocando un sentimento di tradimento che serpeggia tra gli elettori repubblicani. Trump, dal canto suo, ha reagito con la consueta veemenza definendo su Truth Social i suoi ex alleati «persone stupide con un basso QI».

L’impatto di queste defezioni va letto anche in una prospettiva globale. Per i diplomatici europei, e in particolare per quelli di Bruxelles, il logoramento interno dell’amministrazione Trump apre uno scenario di incertezza strategica: da un lato, la possibilità di una maggiore cautela americana nelle prossime settimane potrebbe offrire all’Europa una finestra per spingere verso un cessate il fuoco; dall’altro, l’escalation verbale e militare di Trump, unita alla sua crescente imprevedibilità, allarma i governi del Vecchio Continente, già alle prese con le ripercussioni economiche di una guerra in Medio Oriente. L’Italia, che mantiene relazioni commerciali significative con l’area e partecipa a missioni di stabilizzazione, segue con apprensione gli sviluppi: il rischio di un allargamento del conflitto coinvolgerebbe direttamente gli interessi energetici e di sicurezza nazionale.

L’ottica di Pechino, al contrario, legge queste divisioni come un’opportunità per rafforzare i propri legami con Teheran e per presentarsi, agli occhi del Sud globale, come unica potenza capace di tenere aperto un canale diplomatico. Secondo gli osservatori, la Cina sta già intensificando i contatti con l’Iran, offrendosi come mediatrice, mentre il caos a Washington indebolisce la leadership americana.

Il vero punto interrogativo, ora, è se le parole di Carlson e Kelly rappresentino un campanello d’allarme isolato o l’inizio di una ribellione più ampia. Molti analisti ritengono che la base MAGA, pur rimanendo solida, stia cominciando a dubitare non solo della strategia bellica, ma della stessa lucidità del presidente. Se figure che per anni hanno legittimato la narrazione trumpiana oggi si dissociano, il danno per la credibilità di Trump potrebbe essere irreversibile, con conseguenze che vanno ben oltre i confini americani. L’Europa, nel frattempo, osserva e trattiene il fiato.

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